Vasco Rossi e 'Una canzone d'amore buttata via': abbiamo ascoltato il nuovo singolo
di
Luca Valtorta
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di Luca Valtorta
Lo presenterà l'1 sera nel corso del programma di Rai 1 con Roberto Bolle 'Danza con me'
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“L’altra sera mentre ascoltavamo il mix ho detto: ‘Si è verificato di nuovo il miracolo di San Gennaro’, che peraltro quest’anno invece non c’è stato: è nato il nuovo singolo ed è… una canzone d’amore! Buttata via però!”, ci raccontava Vasco qualche giorno prima di Natale. Ed eccola qua.
Un inizio sorprendente, a sola voce, un timbro caldo e una frase enigmatica che ti porta subito dentro il pezzo: “Sembra strano anche a me” recita, a cui si aggiunge immediatamente “sono ancora qui a difendermi”: è chiaro da subito che c’è qualcosa che non va e che la situazione non è buona, tanto che aggiunge “E non è mica facile”. Continua: “Hai ragione pure te”. E a questo punto è altrettando evidente che c’è una controparte per cui “le mie scuse sono inutili”. Sappiamo che è una canzone d&…
“L’altra sera mentre ascoltavamo il mix ho detto: ‘Si è verificato di nuovo il miracolo di San Gennaro’, che peraltro quest’anno invece non c’è stato: è nato il nuovo singolo ed è… una canzone d’amore! Buttata via però!”, ci raccontava Vasco qualche giorno prima di Natale. Ed eccola qua.
Un inizio sorprendente, a sola voce, un timbro caldo e una frase enigmatica che ti porta subito dentro il pezzo: “Sembra strano anche a me” recita, a cui si aggiunge immediatamente “sono ancora qui a difendermi”: è chiaro da subito che c’è qualcosa che non va e che la situazione non è buona, tanto che aggiunge “E non è mica facile”. Continua: “Hai ragione pure te”. E a questo punto è altrettando evidente che c’è una controparte per cui “le mie scuse sono inutili”. Sappiamo che è una canzone d’amore. Sappiamo che finisce male. Ma sarà davvero così?
È ormai evidente che questo modo di scrivere è puro Vasco: un linguaggio capace di toccare il cuore ma anche il cervello, di arrivare a tutti presentando situazioni che sono semplici solo in apparenza ma in realtà sono complesse come solo ”l’inferno della mente” (per citare un altro pezzo, l’ultimo prima di questo, intitolato Se ti potessi dire, del 2019) sa essere. Ma la magia che fa funzionare tutto è che qui c’è un contrasto, come una lotta tra elementi opposti: maschile e femminile, yin e yang, cielo e terra, calma e furore, caldo e freddo, sentimento e ragione, acqua e fuoco. Un contrasto fatto di parole ("il senso della vita è il linguaggio" spiegava sempre Vasco) ma anche di musica. E che non comunica a livello del razionale: le note di apertura di Una canzone buttata via sono calme, tranquille, c'è come un senso di calore che sembra infondere sicurezza. Eppure, se si ascolta bene, sotto c’è altro, c’è qualcosa che colpisce, che ferisce. La minaccia di un grande freddo. La ferocia di un nervo scoperto.
La copertina del nuovo singolo di Vasco
L’inizio di questa canzone è come un film di David Lynch, un’autostrada perduta che ti porta da qualche altra parte rispetto alla destinazione scritta sul cartello: “Potrebbe essere la prima canzone d’amore buttata via” minaccia Vasco sui social. L'antagonista di Vasco è una donna o forse la vita stessa, quella per cui le scuse sono inutili, quella che “hai ragione sempre te”, quella vita che non bisogna lasciare che sia solo “una stupida storia, una notte ubriaca, una sola bugia”. È su questo che da sempre si interroga Vasco: il senso. Ed è struggente l’invocazione del ritornello: “Non lasciarmi andar via/ non lasciare che sia/ una canzone d’amore/ buttata via”. È tutto quello che ci manca da sempre, quello con cui cerchiamo di riempire le nostre vite: un amore indicibile per qualcuno o qualcosa a riempire i nostri cieli bui, le nostre giornate vuote. Siamo a Twin Peaks e “non è mica facile”: niente è bianco e niente è nero ma c’è una visceralità impulsiva, la violenza dei sentimenti che esplode sottolineata da un crescendo strumentale che si scioglie in un coro. Un cuore selvaggio.
Ma poi tutto si ferma, resta come sospeso e alla fine riprende sulle note di un basso, si ritorna all’inizio, tutto sembra uguale e invece è diverso: “sembra strano anche a me/ ma non voglio più nascondermi”. Senza più difese, senza dissimulare più niente, l’unica possibilità è scavare dentro sé stessi (“perché io devo ri-conoscermi”) ma questo non è possibile senza fare l’esperienza dell’altro da sé, “non è possibile senza di te” e “poi a un tratto, furiose, sbattono campane”, lo spleen esistenziale si risolve in un grido: “non lasciarmi andar via/ non lasciare che sia/ una stupida storia/ una notte ubriaca/ una sola bugia”. Un piano, un violino, una chitarra elettrica e ancora come un’implorazione: “Non lasciare che sia/ una canzone d’amore/ buttata…”. Ti aspetti il "via" e non c'è. Finisce tra i riverberi. Come troncata. E non si sa se va bene o male. Il finale scrivetelo voi.
Il finale scriviamolo noi, con le nostre vite. La risposta che Vasco ha trovato per sé è riempire la sua vita con la passione. Uno può dire: "Facile: è Vasco Rossi". Eppure lui stesso ha mostrato che non è così, che non è stato facile trovare "un senso", che non lo è ancora. E che, come per tutti noi, ogni singolo giorno va riempito di senso e che quel senso non è sempre uguale, le cose cambiano, la lotta non finisce mai: il suo "combattere la disperazione" oggi ci è ancora più vicino. Perché la disperazione è tutto intorno a noi. È dentro di noi. Ogni giorno una lotta, ogni giorno una pena. Attraverso i social abbiamo vissuto momento per momento gli avvenimenti funesti del 2020 attraverso le storie di Vasco: ci è piaciuto che abbia fatto di tutto per ritornare in Italia da Los Angeles all'inizio della pandemia, ci è piaciuto come si è fatto testimonial dell'uso della mascherina, come ha irriso i terrapiattisti e i complottisti, come ha affrontato la noia del lockdown, l'estate a Rimini passata a preparare il nuovo album, il video di questo nuovo singolo girato in Piazza Maggiore a Bologna dove tutto è iniziato e poi i premi: il Nettuno d'oro, il premio Tenco alla carriera. Come se questi riconoscimenti a Vasco Rossi fossero riconoscimenti a quella "generazione di sconvolti che non ha santi né eroi" e che invece, a sorpresa, sta dimostrando di essere molto meglio dei tanti moralisti sempre pronti a fornire lezioni e che oggi ritroviamo sui social. Almeno ha pagato in prima persona, almeno è sincera.
Ma è anche quel "non lasciarmi andar via" che ti sorprende, che capovolge le carte in tavola: anche l'altro da sé si deve mettere in gioco, anche se ha sempre ragione infatti perde anch'esso qualcosa se tu vai via dall'amore, dalla vita, dal senso. La passione di Vasco per la filosofia si vede in questi capovolgimenti continui, il suo è un perenne guanto di sfida al nulla e dunque è il nulla stesso che deve mettersi in gioco, è l'amata e non solo l'amante. Perché se "ri-conoscersi" non è possibile senza l'altro, anche il nulla non ha senso senza qualcosa che è. Quello che ti colpisce dunque è proprio quel senso di spreco, quella canzone d'amore che potrebbe essere e che invece forse non sarà. E il peggio è che la risposta non c'è. Alla fine della canzone non sappiamo cosa succederà e tutto rimane aperto su un inquietante, doloroso e al tempo stesso dolce mistero. Che è quello della vita. Comunque è vita. Perché è lotta, tormento, passione.
Vedere come tutto questo verrà interpretato da Roberto Bolle nella sua trasmissione 'Danza con me' sarà particolarmente interessante non solo perché il rock incontra la danza ma perché la danza coglie proprio quell'essenza non quantificabile razionalmente: è astrazione, è interpretazione attraverso il movimento del corpo. Un corpo magnifico: "Quando incontri Bolle ti viene subito da abbracciarlo perché è bellissimo, è praticamente un'opera d'arte!". Ed è anche il più grande ballerino al mondo. E poi Vasco non va in tv da quindici anni, il momento è uno dei più duri della nostra storia e abbiamo bisogno di bellezza. Un auspicio propizio per il 2021 che ci aspetta.