Mark Knopfler (Glasgow, 1949) in concerto nel 1979
Mark Knopfler, il guitar hero che ha sconfitto l'elettronica
di
Ernesto Assante
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di Ernesto Assante
Sintetizzatori, computer e campionatori con il passare degli anni hanno preso il posto della chitarra elettrica che, fino agli Ottanta, aveva fatto sognare grazie ad artisti come Jimi Hendrix, Carlos Santana, Jeff Beck ed Eric Clapton. Dei veri fuoriclasse non solo per abilità tecnica, ma anche per la straordinaria espressività e la creatività inarrestabile. Tra loro c'è Mark Knopfler che, prima con i Dire Straits e poi da solista, ha saputo muoversi con intelligenza tra musiche diverse: il rock degli esordi, la canzone pop, il blues, la musica tradizionale angloamericana. Repubblica dedica al chitarrista di Glasgow una compilation su Apple Music che raccoglie il meglio della sua produzione, collaborazioni celebri comprese
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Una generazione intera (anzi, almeno due o tre, dagli anni Sessanta in poi) è cresciuta con il mito della chitarra elettrica e dei suoi eroi. Era ragionevole, il rock dominava le scene e la chitarra elettrica era lo strumento principe di un genere, se tale lo vogliamo definire, che proprio attorno alla sei corde, ai suoi suoni, alle possibilità creative che offriva, aveva immaginato la sua ragion d’essere. E il rock aveva creato i suoi “guitar hero”, personaggi al limite della leggenda, che con la chitarra avevano esplorato territori nuovi, ci avevano portato in mondi sconosciuti, avevano aperto porte che conducevano verso continenti vergini. Jimi Hendrix, Eric Clapton, Jeff Beck, Carlos Santana, e poi tantissimi altri, Eddie Van Halen, Stevie Ray Vaughan, Robert Fripp, Adrian Belew, solo per citarne pochissimi.
Poi sono arrivati gli anni Ottanta con le tastiere elettroniche, i Novanta con i campionatori, i Duemila con i compute…
Una generazione intera (anzi, almeno due o tre, dagli anni Sessanta in poi) è cresciuta con il mito della chitarra elettrica e dei suoi eroi. Era ragionevole, il rock dominava le scene e la chitarra elettrica era lo strumento principe di un genere, se tale lo vogliamo definire, che proprio attorno alla sei corde, ai suoi suoni, alle possibilità creative che offriva, aveva immaginato la sua ragion d’essere. E il rock aveva creato i suoi “guitar hero”, personaggi al limite della leggenda, che con la chitarra avevano esplorato territori nuovi, ci avevano portato in mondi sconosciuti, avevano aperto porte che conducevano verso continenti vergini. Jimi Hendrix, Eric Clapton, Jeff Beck, Carlos Santana, e poi tantissimi altri, Eddie Van Halen, Stevie Ray Vaughan, Robert Fripp, Adrian Belew, solo per citarne pochissimi.
Poi sono arrivati gli anni Ottanta con le tastiere elettroniche, i Novanta con i campionatori, i Duemila con i computer e la chitarra rock è stata clamorosamente ridimensionata. Sono anni che in molti attendono l’arrivo di un nuovo "guitar hero", che sappia infiammare i cuori e sorprenderci con uno stile innovativo. Nell'attesa, per fortuna, ci sono molti dei vecchi campioni della chitarra elettrica ancora in circolazione, musicisti in grado di far sognare il pubblico in virtù di assoli che non sono fatti solo di abilità tecnica, ma di straordinaria espressività e di creatività inarrestabile. Uno di questi è Mark Knopfler, al quale è dedicata la playlist che Repubblica vi presenta questa settimana su Apple Music, intitolata Mark Knopfler, il sognatore. Nella playlist troverete tutto quello che è necessario, alcuni brani dei Dire Straits, molti della sua avventura solista, e alcune belle collaborazioni, con Zucchero, con James Taylor, con Chris Botti, con Jools Holland, con una leggenda della grandezza di B.B. King. A Barcellona nel 2019
Il suono della sua chitarra è di quelli che è impossibile confondere con altri, lo stile, quel bellissimo fingerpicking, ovvero il toccare le corde con le dita, senza il plettro, che ha segnato tutta la sua musica, è un curioso modo di mettere insieme passato e presente. E questi due elementi contribuiscono a creare il "mood", il clima sonoro, che domina le composizioni di Knopfler, sia quelle scritte con la band che lo ha portato al successo, i leggendari Dire Straits, sia quelle realizzate nella sua fortunata carriera da solista. I ire Straits nel 1982. Da sinistra: Alan Clark, Terry Williams, Mark Knopfler, John Illsley, Hal Lindes
Fortemente influenzato da J.J. Cale, del quale è il legittimo erede, Knopfler ha saputo muoversi con intelligenza tra musiche diverse, il rock degli esordi, la canzone pop, il blues, la musica tradizionale angloamericana, passando per le collaborazioni celebri (quelle con Bob Dylan per Slow train coming e Infidels, le moltissime al fianco di Eric Clapton, tanto per citare le più note) e quelle con personaggi leggendari ma meno famosi (come Chet Atkins). Ma la sua Fender Stratocaster ha brillato, dal 1993 in poi, anche senza i Dire Straits. Knopfler ha iniziato una sorta di "seconda vita", ritagliandosi un ruolo da "senatore" del rock, da grande vecchio di una scena che è diventata sempre più elettronica e digitale, lontanissima da quel suono, da quell'approccio soffice e appassionato che Knopfler ha sempre avuto con la musica, ottenendo anche alcuni grandi successi, con album come Sailing to Philadelphia e Shangri-La. Sul palco con Eric Clapton nel 1988
Può non piacere il Mark Knopfler dei tempi correnti, ma il suo essere fuori moda, fuori tempo, fuori luogo, lo ha reso per molti versi un artista migliore che in passato, soprattutto rispetto all'ultima, noiosissima, fase dei Dire Straits. Può non piacere ma è difficile non catalogare Knopfler come uno dei chitarristi più originali e sensibili della sua generazione. Un chitarrista che resterà nella storia.