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Foto Andrea Ciccalè 

Katia Ricciarelli: "Le 100 rose di Sordi e quei fischi alla Scala. Io, attrice per caso"

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La cantante festeggia 75 anni e si prepara a interpretare sul grande schermo la nonna del calciatore Paolo Rossi, scomparso da poco
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Katia Ricciarelli festeggia oggi 75 anni di vita e mezzo secolo di carriera da stella della lirica occasionalmente attrice. Il cinema è il presente - ha appena girato Mancino naturale, film di Salvatore Allocca ispirato alla storia di Paolo Rossi e c'è un progetto d'autore "ma non ho ancora firmato". Chissà se si tratta di Pupi Avati, che ieri a Domenica in, dove ha spento in anticipo le candeline, si è augurato di ritrovarla presto sul set. Nel piccolo albergo romano vicino piazza Mazzini, stretta in uno scialle grigio, la cantante racconta che "la passione per il cinema è nata tardi. Da bambina non c'era modo di andare al cinema, non avevamo soldi. Pensavo solo alla musica".

Tra i suoi primi fidanzati ci fu Alberto Sordi.
"Veniva a teatro con Luchino Visconti ad ascoltarmi. Mi inviò cento rose bianche, i maligni dicono che le mise sul conto di una produzione. Era simpatico, irresistibile. Ci sorpresero i…
Katia Ricciarelli festeggia oggi 75 anni di vita e mezzo secolo di carriera da stella della lirica occasionalmente attrice. Il cinema è il presente - ha appena girato Mancino naturale, film di Salvatore Allocca ispirato alla storia di Paolo Rossi e c'è un progetto d'autore "ma non ho ancora firmato". Chissà se si tratta di Pupi Avati, che ieri a Domenica in, dove ha spento in anticipo le candeline, si è augurato di ritrovarla presto sul set. Nel piccolo albergo romano vicino piazza Mazzini, stretta in uno scialle grigio, la cantante racconta che "la passione per il cinema è nata tardi. Da bambina non c'era modo di andare al cinema, non avevamo soldi. Pensavo solo alla musica".

Tra i suoi primi fidanzati ci fu Alberto Sordi.
"Veniva a teatro con Luchino Visconti ad ascoltarmi. Mi inviò cento rose bianche, i maligni dicono che le mise sul conto di una produzione. Era simpatico, irresistibile. Ci sorpresero i paparazzi in macchina, c'era grande differenza d'età, finimmo sui giornali. Ci siamo lasciati ridendo, come avevamo iniziato. Condividevamo l'idea che sposarsi era mettersi un estraneo in casa".

Il primo film l'ha fatto con Franco Zeffirelli.
"Sì. L'Otello con Placido Domingo, andammo a Cannes. Fu un grande successo e una grande emozione, ogni scena un quadro di bellezza unica. Con Franco c'erano affetto, intesa e reciproca ironia. E anche con Domingo, con cui ho iniziato a incidere che avevo 23 anni, abbiamo fatto insieme i teatri più importanti. Ero una bellissima ragazza, ma non ha mai detto una parola fuori posto. Con altri è successo, anche se riuscivo a buttarla a ridere, così l'altro fingeva di aver scherzato. Mi è toccato anche uno stalker: un tizio dopo un mio spettacolo si presentò a casa mia rompendo i vetri. Lo accolse mia madre che riuscì a rabbonirlo, diceva che voleva sposarmi. Al processo spiegò che lo avevo provocato guardandolo durante tutto lo spettacolo: lui era in galleria, io non vedo oltre la prima fila. Gli diedero 12 mesi e il divieto di avvicinarsi".

Con Neri Marcorè e Antonio Albanese nel film di Pupi Avati 'La seconda notte di nozze' 

La grande occasione è arrivata con Pupi Avati e 'La seconda notte di nozze', con cui vinse il Nastro d'argento.
"Sì. Pensai che mi avesse chiamato per cantare, invece mi spiegò il ruolo, si fidò. Sul set ero naturale per forza, non avevo studiato recitazione. Mai mi sarei aspettata un premio. Con Pupi ho fatto Gli amici del bar Margherita, con Cristina Comencini Il bianco e il nero. Carlo Mazzacurati mi offrì un ruolo in veneto, temevo perché c'erano molte parolacce, poi invece sul set il turpiloquio è stato divertente e liberatorio. Ho girato Mancino naturale, sono la nonna del giovane calciatore. Il cinema mi piace ma non è facile trovare ruoli giusti, non sono più una bonazza".

Il grande amore è il canto.
"È la mia vita, il mio strumento incorporato, quando lo uso partecipa tutto il corpo e la mente, lascia uscire la sensibilità. Se non l'hai vengono fuori solo note. Ho scoperto di averlo a otto anni, ho studiato musica, oggi sembra quasi superfluo".

Provenire da famiglia povera le ha dato o le ha tolto?
"Mi ha dato la consapevolezza di non aver nulla e di poter conquistare tutto con volontà e sudore. Non ho avuto un padre, ma ho adorato e rispettato mamma. Si proponeva nelle case per lavare i panni, l'assunzione finale da bidella per lei fu il grande traguardo. Era orgogliosa di me, io le regalavo pellicce e tanti anelli che non toglieva mai. Prima di morire era così magra che per impedire che le scivolassero dalle dita teneva sempre le mani in alto. Ero a Mantova quando è stata male, cantai la sua canzone preferita, la raggiunsi che era in coma. Le posso dire che la lirica non è un mondo elitario, è nata per il popolo. Non contano le prime alla Scala, i biglietti carissimi. Io ho rispettato sempre il pubblico, non sono mai sgattaiolata via come i colleghi: "Quando non avrete più il pubblico vi metterete a piangere", dicevo loro".

Con Placido Domingo in 'Otello' 

Il momento migliore e il peggiore della carriera?
"Le posso dire il momento meno bello. Quando mi sono sposata nell'86 e mi hanno contestato alla Scala. Arrivarono con i fischietti. In Italia va bene quando si scopre un talento, ma col successo poi si tenta di buttarlo giù, in altri paesi non succede".

Il ricordo più forte sul palco?
"Ricordo tutto, e rivivo ogni canzone, ogni spettacolo e quello che c'era intorno. I miei maestri, Abbado, Von Karajan, Kleiber, Muti. La volta in cui si slacciò la sottogonna sul palco e cantando dovetti andare dietro le quinte e calciarla via. Il principe Carlo che gettava i fiori dal palco, Burt Lancaster incontrato in America. Lì con i colleghi eravamo nello stesso residence, certe partite di poker...e ricordo i pranzi con Luciano, i calderoni di pasta".

Del matrimonio con Baudo oggi che bilancio fa?
"È stato e sarà il mio unico matrimonio. Pensavo sarebbe durato fino in fondo, ma le cose cambiano. Ho avuto solo due amori. Jose Carreras, avevo 22 anni, eravamo giovani e innamorati della lirica, è durata 13 anni ma lui andava e tornava dalla moglie, nascevano i figli e io non volevo fare l'eterna fidanzata. Con Pippo ci siamo sposati dopo 5 mesi ed è durata 18 anni. Era prestante, aveva il fascino del gentiluomo di campagna. Ma i nostri caratteri erano già formati, del tutto diversi. I primi anni sono stati bellissimi, lui adorava l'opera, a Mosca addirittura tirava lui le corde del sipario....Poi sono arrivati i silenzi e abbiamo capito".


Rimpianti?
"Gli amici mi chiamano Katia dei sogni, li ho realizzati tutti. Certo, pensavo a un figlio, ma non è stato destino e non ho voluto forzare. Con Baudo andammo a Londra, avevo fatto una cura di ormoni, il primario, che era un mio fan, mi disse "sarete l'ultima coppia che seguo prima della pensione". Morì due giorni dopo, quel capitolo l'ho chiuso".

Oggi?
"Vivo da sola, mi piace, ho le mie abitudini e il cane Ciuffi. Mia sorella è ricoverata in una struttura, per via del Covid non me la fanno vedere. Gli ultimi mesi sono stati duri. Mi hanno fatto compagnia le pillole di lirica fatte in Rai con Pierluigi Diaco. Ho partecipato a qualche streaming, ma mi sembra di cantare in un cimitero: non c'è nessuno che applaude. Noi artisti abbiamo bisogno dei teatri, di tornare al nostro pubblico. Senza il pubblico non siamo nessuno".