✕

A lezione da Carla Fracci: "Ma ormai per insegnare alla Scala è troppo tardi"

La grande ballerina protagonista di due masterclass con il corpo di ballo del teatro per 'Giselle', in onda su RaiPlay
2 minuti di lettura
Alla Scala l'ha richiamata Manuel Legris, il nuovo e già amatissimo direttore del Corpo di Ballo. E Carla Fracci è tornata carica di emozione, "perché - racconta - mi è sembrato naturale, come non ci fosse stato il tempo di mezzo". Arrivata a 84 anni, la 'Duse della danza', come l'ha definita il New York Times, ha tenuto due masterclass con i Primi ballerini di questa bella Giselle che il Corpo di Ballo della Scala riporta in scena nella storica coreografia di Coralli-Perrot, ripresa da Yvette Chauviré, con due coppie di étoile che si avvicenderanno da un atto all'altro nei ruoli protagonisti (Martina Arduino- Claudio Coviello, e nel secondo Nicoletta Manni-Timofej Andrijashenko). Lo spettacolo si vedrà in streaming su raiplay.it, raicultura.it e teatroallascala.org, sabato 30 alle 20, e sul sito del Covent Garden che l'ha voluto:  nell'intervallo, ci sarà un dialogo tra Legris e Fracci.…
Alla Scala l'ha richiamata Manuel Legris, il nuovo e già amatissimo direttore del Corpo di Ballo. E Carla Fracci è tornata carica di emozione, "perché - racconta - mi è sembrato naturale, come non ci fosse stato il tempo di mezzo". Arrivata a 84 anni, la 'Duse della danza', come l'ha definita il New York Times, ha tenuto due masterclass con i Primi ballerini di questa bella Giselle che il Corpo di Ballo della Scala riporta in scena nella storica coreografia di Coralli-Perrot, ripresa da Yvette Chauviré, con due coppie di étoile che si avvicenderanno da un atto all'altro nei ruoli protagonisti (Martina Arduino- Claudio Coviello, e nel secondo Nicoletta Manni-Timofej Andrijashenko). Lo spettacolo si vedrà in streaming su raiplay.it, raicultura.it e teatroallascala.org, sabato 30 alle 20, e sul sito del Covent Garden che l'ha voluto:  nell'intervallo, ci sarà un dialogo tra Legris e Fracci.   

Etoile indimenticata in tutto il mondo - "dal balletto romantico alla tragedienne, al moderno... facciamo prima a dire quello che non ho ballato", scherza sulla sua versatilità -  Fracci non ricorda il numero di volte (ma leggendaria è quella del '69  con Bruhn) che ha ballato questo dramma fantastico-sentimentale sulla giovane contadinella Giselle e l'amore per il duca Albrecht.

Oltre alla masterclass ("Ai ballerini ho spiegato quanto il gesto debba essere preciso, chiaro per far capire la storia e i sentimenti")  Fracci, diligentissimo soldatino, ha seguito anche le prove e dal palco centrale del teatro - dove è venuta a omaggiarla Massimo Murru, suo partner in Cheri di Petit, l'ultimo, vero spettacolo, nel '96 - con il consueto abito di chiffon bianco e la lunga sciarpa di seta, la si è vista di tanto in tanto fare gesti con le braccia, come  fosse in scena. "Abbiamo provato, ma in palcoscenico capita che alcune cose vengano eseguite in modo più impreciso. Così mi viene da correggere. La precisione tecnica è essenziale. E poi, devi darle vita con la tua sensibilità".


Con signorile silenzio Fracci ha messo da parte le ruggini, l'amarezza verso la Scala, l'essersi sentita messa da parte quando c'era da decidere un maître. "Negli altri teatri una étoile diventa una insegnante, qui dall'alto sono arrivate scelte diverse. E ora hanno fatto passare troppo tempo. Mi auguro ci sarà qualche altra master class. Perché la Scala è nel mio cuore. Ci sono entrata nel '46, ho fatto tutte le otto classi, che potei frequentare perché la scuola era gratuita; mio padre, tramviere, era tornato dalla Russia e soldi non ne avevamo. Non ero neanche prima ballerina e John Cranko mi scelse per Giulietta; ero ancora a scuola e, nel '53, Balanchine mi affidò un ruolo in Ballet Imperial... Poi nel 1955 sostituii Violette Verdy in Cenerentola e cominciò tutto".

Della sua lunga carriera con la Scala, il Royal Ballet, il Royal Swedish Ballet, l'American Ballet... fino al 2017 quando con il marito, il regista Beppe Menegatti, a 81 anni ha mosso ancora dei passi in una serata per Stradivari, non ha nemmeno un tutu di ricordo ("ho dato i miei costumi alla sartoria Brancato") e delle scarpette "ho tenuto quelle dei balletti con i grandi partner, Nureyev, Baryshnikov, Stefanescu, Bruhn, Iancu".  E di sogni ne ha conservati? "Che non vengano smantellati i Corpi di Ballo dai teatri. Quanto a me ho fatto tutto, dal repertorio romantico alla tv, pop e spiritosa, con Crivelli e Falqui. Bolle la fa oggi, ma noi l'avevamo già fatto. Mi dicono "diva", ma aver vissuto in campagna, in una famiglia modesta, mi è servito: bisogna lavorare, lavorare. Altro che diva. Io ho studiato sempre, non mi sono accontentata, ho anche avuto coraggio. Nel '70  qui in Scala per la ripresa di Schiaccianoci, Nureyev era arrivato solo cinque giorni prima. Mi insegnò il balletto in due giorni e fu un enorme successo. Rudi mi disse: "Vedi? Ecco cosa puoi fare col coraggio".