Gal Gadot è di nuovo Wonder Woman: "La mia supereroina si chiama Madonna"
di
Arianna Finos
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di Arianna Finos
Il nuovo film, 'Wonder Woman 1984', sulle piattaforme il 12 febbraio. Parla l'attrice, nel ruolo di una combattente gentile
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Diana Prince attraversa il salone e dal suo punto di vista osserviamo gli sguardi degli uomini che le si incollano platealmente addosso. Wonder Woman entra in azione in un centro commerciale, cattura i corpulenti cattivi: ne solleva uno per una gamba e ammicca a una bambina afroamericana. Sembra un’era fa, era appena il 2017, quando il kolossal sulla supereroina incassava 822 milioni di dollari, rompendo il soffitto di cristallo che separava le cineaste dalle grandi produzioni: merito della regista Patty Jenkins, ma anche del carisma di Gal Gadot.
Nel nuovo film, Wonder Woman 1984, traspare la consapevolezza del fenomeno generato in questi anni, le migliaia di bambine che si sono affacciate sui social indossando i “Bracciali della sottomissione” e il Lazo dorato della verità. WW-1984 è ambientato negli anni 80, il cattivo è il turbocapitalismo americano incarnato da Pedro Pascal. Doveva essere il primo film in in sala nel gennaio 2021, ma alla f…
Diana Prince attraversa il salone e dal suo punto di vista osserviamo gli sguardi degli uomini che le si incollano platealmente addosso. Wonder Woman entra in azione in un centro commerciale, cattura i corpulenti cattivi: ne solleva uno per una gamba e ammicca a una bambina afroamericana. Sembra un’era fa, era appena il 2017, quando il kolossal sulla supereroina incassava 822 milioni di dollari, rompendo il soffitto di cristallo che separava le cineaste dalle grandi produzioni: merito della regista Patty Jenkins, ma anche del carisma di Gal Gadot.
Nel nuovo film, Wonder Woman 1984, traspare la consapevolezza del fenomeno generato in questi anni, le migliaia di bambine che si sono affacciate sui social indossando i “Bracciali della sottomissione” e il Lazo dorato della verità. WW-1984 è ambientato negli anni 80, il cattivo è il turbocapitalismo americano incarnato da Pedro Pascal. Doveva essere il primo film in in sala nel gennaio 2021, ma alla fine la Warner lo lancia sulle principali piattaforme a pagamento il 12 febbraio. Negli Stati Uniti è uscito a fine dicembre, in sala e streaming. Già si lavora al terzo capitolo. Nel contenitore vintage, zeppo di messaggi e sentimenti, la cosa migliore è ancora lei, Gal Gadot, l’attrice israeliana di 35 anni. Si affaccia dalla finestra zoom, abbagliante per la bellezza e per lo sfondo psichedelico anni Ottanta.
'Wonder Woman 1984', il ritorno della supereroina
Cosa le ha dato Wonder Woman e cosa lei ha dato al personaggio?
«Io credo di averle dato il mio calore. Ho cercato di ritrarla come qualcuno che ha sì quei poteri pazzeschi, ma un cuore umano. È piena di amore, empatia e compassione, ed è anche vulnerabile, cosa che la rende accessibile. Quanto a me... beh mi ha letteralmente cambiato la vita. Il primo film mi ha dato una popolarità impensabile e una responsabilità che è anche possibilità di cambiare le cose».
In questo secondo film la potenza gentile e saggia di Diana Prince è ancor più al centro.
«Quando ho visto il film con la scena in cui Diana da bambina partecipa alle Olimpiadi delle Amazzoni ho pianto come una fontana, non riuscivo a smettere. Perché non ero più l’attrice, la produttrice, la donna, ma la ragazzina di dieci anni dei sobborghi isrealiani che guardava una sua coetanea fare cose incredibili. Ero cresciuta vedendo solo personaggi maschili fare quelle cose. Questo film allarga i sogni per la prossima generazione, che non si deve porre limiti sul proprio potenziale».
Vale per le sue due bambine.
«Sì, e anche per i maschi. Penso che sia liberatorio per tutti che ognuno possa scegliere chi essere. L’emancipazione delle donne passa anche per la presa di consapevolezza dei nostri ragazzi: il cambiamento si fa insieme. Il film è universale ed è lì per tutti. Non scorderò il ragazzino che alla proiezione del primo film urlava alla mamma “da grande voglio essere come lei”. E ricordo che mia figlia piccola, guardando La bella addormentata ha detto al padre “non voglio essere lei, non fa che dormire in attesa del bacio”».
Chi era il suo modello da bambina?
«Da adolescente il mio idolo era Madonna. Per quel suo orgoglio di essere donna, fare da apripista, essere originale e provocatoria. Ha avuto la forza di imporsi, senza doversi scusare per ciò che era. Ho amato lei e la sua musica».
I combattimenti nel film sembrano danze.
«Con Patty cercavamo qualcosa di diverso dalle battaglie di wrestling dei supereroi maschi. Siamo andate a vedere uno show del Cirque du Soleil e abbiamo capito che cercavamo grazia, non brutalità. Io ho studiato danza per tanti anni. Wonder Woman non combatte per uccidere ma per andare avanti».
Ha girato molte scene senza controfigura.
«Sono stata addestrata nell’esercito: sveglia all’alba e disciplina assoluta. Ho imparato a usare le armi, a correre per chilometri. Il set è faticoso, ma siamo seguiti da nutrizionisti e allenatori fantastici».
Com’è stata l’immersione negli anni Ottanta?
«Quando me ne ha parlato Patty l’ho trovata un’idea fantastica sul fronte visivo e per le musiche. Ma il tema del rischio che si corre volendo arricchirsi a tutti i costi, la parabola sull’avidità, penso sia molto contemporanea>.
È stata anche produttrice.
«Una scuola di immersione totale. Utile, perché ho aperto una casa di produzione mia».
Senza spoilerare: si è mai pentita di un desiderio espresso, come succede a Wonder Woman?
«Non desidero tante cose. Solo quelle essenziali: che i miei cari siano al sicuro, sani e felici».