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Frank Zappa (al centro) con i Mother of Invention nel 1971 

Sei ore di musica per riscoprire Frank Zappa prima che sia troppo tardi

Freak e conservatore, estremo e lineare, l'artista americano ha saputo rappresentare due metà della mela senza mai tagliarla e, fino alla fine, ha inseguito il sogno di poter catturare, con la sua chitarra e con la sua musica la “nota perfetta”. Oggi purtroppo sembra scomparso dai radar musicali di social e servizi streaming. Ecco allora una gigantesca playlist di 69 brani che raccoglie il minimo indispensabile di uno degli autori più prolifici e fantasiosi del secolo scorso: Il genio di Frank Zappa
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C’è davvero bisogno di raccontare Frank Zappa? Per quanto possa sembrare assurdo, vista la grandezza del compositore, del musicista, del personaggio, la risposta è sì. Perché il mondo di oggi è andato in una direzione talmente diversa da quella che lui aveva intrapreso, che è quasi impossibile imbattersi nella sua musica per caso e conoscerlo. Non lo trasmettono le radio, lui sostanzialmente non ha prodotto dei videoclip, la sua memoria viene tenuta in vita dalla famiglia, che ne cura l’eredità e la sterminata discografia, ogni tanto qualcuno lo ripropone in concerto, ma possiamo dire senza tema di smentita che Frank Zappa e la sua musica sono sostanzialmente assenti nello scenario odierno.

Non è nei social, non è nelle piattaforme, ma più gravemente non è nelle orecchie e nell’immaginario collettivo, mentre al contrario, quando era vivo, la sua presenza era costante, la sua musica era un p…
C’è davvero bisogno di raccontare Frank Zappa? Per quanto possa sembrare assurdo, vista la grandezza del compositore, del musicista, del personaggio, la risposta è sì. Perché il mondo di oggi è andato in una direzione talmente diversa da quella che lui aveva intrapreso, che è quasi impossibile imbattersi nella sua musica per caso e conoscerlo. Non lo trasmettono le radio, lui sostanzialmente non ha prodotto dei videoclip, la sua memoria viene tenuta in vita dalla famiglia, che ne cura l’eredità e la sterminata discografia, ogni tanto qualcuno lo ripropone in concerto, ma possiamo dire senza tema di smentita che Frank Zappa e la sua musica sono sostanzialmente assenti nello scenario odierno.

Non è nei social, non è nelle piattaforme, ma più gravemente non è nelle orecchie e nell’immaginario collettivo, mentre al contrario, quando era vivo, la sua presenza era costante, la sua musica era un punto di riferimento, la sua immagine era stata per un certo periodo, addirittura, fortissima, diremmo “trendy” se non sapessimo che la parola forse il buon vecchio Frank non l’avrebbe gradita associata al suo nome. Sì, c’era un tempo in cui il poster di Frank Zappa seduto sulla tazza del gabinetto era in molte delle camerette dei ragazzi e lui, nei suoi concerti, radunava decine di migliaia di persone. Oggi Zappa, invece, è un culto per pochi, la musica è “consumata” da un numero di persone limitato, il nome le generazioni più giovani probabilmente nemmeno lo conoscono, e per assurdo le sue composizioni non fanno parte del repertorio di qualche giovane ed estrema formazione rock ma, piuttosto, dei compositori “colti” che ripropongono le sue opere più orchestrali in sussiegose sale da concerto.

Quindi facciamo un tentativo: Repubblica questa settimana vi propone Il genio di Frank Zappa, una playlist assai lunga, in verità 69 brani per oltre sei ore di musica, dedicata al “Duca delle prugne”, proposto nelle sue infinite variazioni e nel suo unico e inimitabile stile. Certo, vi sembrerà enorme, ma c’è solo l’essenziale, ve lo assicuriamo, perché per creare una playlist davvero completa ed esauriente che copra a volo d’angelo la sterminata produzione di Zappa, di brani ce ne sarebbero voluti almeno centocinquanta e la durata complessiva avrebbe dovuto ampiamente superare le dieci ore. Del resto Zappa ha una discografia che conta oltre cento album, la sua prolificità è stata leggendaria e anche il suo vorace appetito musicale, che lo ha portato a frequentare, seriamente o per scherzo, praticamente ogni genere esistente e magari anche qualche genere che non esisteva affatto.
Zappa nel 1969 

Avanguardia, pop, rock, disco, canzoni, composizioni orchestrali, sberleffi, scherzi, esperimenti, non manca nulla nel grande repertorio zappiano, artista rock nella maniera più saggia e completa, in grado di spostarsi alla velocità della luce tra un'ipotesi e un'altra, senza mai confondersi e, incredibilmente, senza mai confondere gli ascoltatori. Coltissimo e supervolgare, Zappa è stato uno strenuo difensore della libertà d’espressione, in ogni forma, e di questa libertà ha fatto largamente uso nella sua lunga storia, prendendo sul serio una cosa sola, la musica. Freak e conservatore, estremo e lineare, Zappa ha saputo rappresentare le due metà della mela senza mai tagliarla, e fino alla fine ha inseguito il sogno di poter catturare, con la sua chitarra (solista sopraffino, va detto) e con la sua musica la “nota perfetta”, che essendo per sua natura irraggiungibile gli ha consentito di viaggiare costantemente nel mondo della creatività più aperta e vasta.

Se andate su Apple+ potrete trovare due cose interessanti, Eat that question, un bellissimo documentario del 2017 con tantissimi spezzoni di interviste, di concerti, di performance, che offrono un ritratto completo e curioso dell’artista americano; e Roxy the movie, scritto, diretto e condotto da Zappa stesso e dai suoi familiari, eccellente rappresentazione delle straordinarie doti live di Frank e dei suoi Mothers of Invention. Un concerto intero? Su YouTube c’è molto, ma uno dei più interessanti è Live in Barcelona del 1998, due ore travolgenti.