Paola Cortellesi racconta Nilde Iotti: "E' la forza gentile la sua grande eredità"
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Arianna Finos
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di Arianna Finos
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L'attrice nel docufilm 'Il tempo delle donne', su piattaforma, dedicato alla vita della prima presidente della Camera
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Paola Cortellesi restituisce i pensieri di Nilde Iotti nel docufilm di Peter Marcias dedicato a quella che il presidente Sergio Mattarella, in occasione del centenario dalla nascita nel 2020, ha definito «la madre della Repubblica». Presentato all’ultima Mostra di Venezia (Giornate degli autori) Nilde Iotti — Il tempo delle donne è da oggi sulla piattaforma #iorestoinsala. L’attrice e sceneggiatrice trova spazio per l’intervista nel convulso fine set di Come un gatto in tangenziale - Ritorno a coccia di morto, nuova avventura dell’improbabile coppia incontrata nel film del 2017 diretto da Riccardo Milani. «Abbiamo portato a casa le riprese ma è stata dura, tra tamponi a tappeto e scene con 130 comparse. Appuntamento alle cinque ogni giorno per il trucco e la teoria di parrucche che si porta dietro il mio personaggio, caffè con il caro Antonio Albanese, i colleghi e i tecnici, una sorta di “giorno della Marmotta…
Paola Cortellesi restituisce i pensieri di Nilde Iotti nel docufilm di Peter Marcias dedicato a quella che il presidente Sergio Mattarella, in occasione del centenario dalla nascita nel 2020, ha definito «la madre della Repubblica». Presentato all’ultima Mostra di Venezia (Giornate degli autori) Nilde Iotti — Il tempo delle donne è da oggi sulla piattaforma #iorestoinsala. L’attrice e sceneggiatrice trova spazio per l’intervista nel convulso fine set di Come un gatto in tangenziale - Ritorno a coccia di morto, nuova avventura dell’improbabile coppia incontrata nel film del 2017 diretto da Riccardo Milani. «Abbiamo portato a casa le riprese ma è stata dura, tra tamponi a tappeto e scene con 130 comparse. Appuntamento alle cinque ogni giorno per il trucco e la teoria di parrucche che si porta dietro il mio personaggio, caffè con il caro Antonio Albanese, i colleghi e i tecnici, una sorta di “giorno della Marmotta”. Una bolla faticosa ma piena di calore, siamo riusciti a lavorare e a dimenticare per qualche ora i pensieri che ci accompagnano tutti». Nilde Iotti e la leopardata Monica con la suoneria di Renato Zero, consapevolezza e leggerezza, sono la cifra artistica di una delle interpreti più amate dal pubblico.
Ha una passione speciale per la figura di Nilde Iotti.
«Sì. Qualche anno fa in un reading teatrale, Leonilde, raccontavo la sua vita attraverso le sue parole, le vicende politiche e personali, il sentimento per Togliatti, la solitudine. Anni dopo è arrivata la proposta di fare la voce narrante al film di Peter, più concentrato sulle battaglie politiche. Mi ha appassionato negli anni».
Quando l’ha scoperta?
«Da ragazzina. Sono nata alla fine del ‘73, per me era naturale che fosse lei presidente della Camera. Quando era in tv si stava in silenzio ad ascoltare. Un’attenzione naturale che c’era in famiglia per le istituzioni, per lei maggiore: i miei hanno seguito e vissuto con lei le battaglie, passo per passo. Una cosa bella da respirare in una famiglia. A mia figlia stiamo spiegando ora come funzionano il parlamento, il governo, le alte cariche. Solo crescendo ho capito l’eccezionalità, il percorso difficilissimo per diventare la prima donna in quel ruolo. E ne mancano altre due, nelle tre cariche più alte: la Presidenza del Consiglio e della Repubblica. Ancora ce ne vuole».
Nilde Iotti: a lei è dedicato il docufilm 'Il tempo delle donne' di Peter Marcias
Anche guardando all’assenza di ministre del Pd nel governo, ma soprattutto al fatto che il 98 per cento di chi ha perso il lavoro durante la pendemia è donna.
«La pandemia ha accelerato e aggravato una discriminazione pregressa, figlia di un retaggio culturale che ancora confina le donne all’accudimento di casa e figli. Nell’emergenza, con le lezioni a distanza, senza servizi per l’infanzia e uno stipendio spesso inferiore, la scelta su chi dovesse sacrificarsi è ricaduta brutalmente sulle donne. Nel docufilm c’è un celebre discorso di Nilde Iotti: «Non siamo noi a fare i salti mortali per far entrare in 24 ore il lavoro e la spesa, la riunione e i compiti dei figli? Che ci sdoppiamo per rendere compatibili orari e sportelli, apertura e chiusura dei negozi, il lavoro e la scuola, tutti i modelli di un’organizzazione della vita che tiene conto di tutto tranne che della vita delle donne?”. Era il 1990».
Iotti era una donna che non rinunciava alla femminilità. Rosa Russo Iervolino le manda una frecciatina: bacchettava chi non si vestiva bene.
«Era elegante, forse risultava altera, ma forte e gentile. Non aveva bisogno di scimmiottare una aggressività o un tipo di forza maschile. Nella costante lotta di emancipazione di chi ricopre alcuni ruoli, penso all’ad di un’azienda, capita di chiedersi “come mi presento”? Posso essere me stessa se amo un certo tipo di abbigliamento?».
A lei è capitato?
«Non ho un ruolo istituzionale. Quando accadono cose che mi colpiscono ci scrivo storie che diventano commedie. In Scusate se esisto c’è il senso di invisibilità che avevo in tavoli molto maschili. Proponi una cosa bella e guardano l’altro autore del tuo film, maschio. Lodano la sceneggiatura, scoprono che ci sei anche tu, “hai dato una mano?”. Una mentalità che va sradicata. Ma quando lo sottolinei sei considerata una rompipalle».
Paola Cortellesi e Antonio Albanese in 'Come un gatto in tangenziale'. L'attrice e il regista Riccardo Milani, suo marito, stanno girando il sequel: 'Ritorno a Coccia di morto'
Come si evita l’etichetta?
«Ho scelto di puntare sul lato ironico. Aiuta a raccontare la realtà con leggerezza, non con superficialità».
Vale anche per storie non sue.
«Sì, penso a un personaggio come Petra che ha fatto scelte più legate al maschile perché è il suo modo di essere. Risulta una pazza, antipatica, perché fa cose che non ci si aspetta da una donna. Anche nelle storie di altri mi rendo conto che vado a finire sempre là, quindi ho un tarlo: mi infastidisce un certo modo di pensare».
Cosa insegna a sua figlia?
«Mi guida lei, è ancora piccola, non ha sovrastrutture. Io amavo il basket, in lei vedo quel pizzico di vanità che si affaccia in una bimba di otto anni, è bello e naturale. La consapevolezza delle differenze arriva con il mondo del lavoro, incappi in un modo di pensare che no è mai a tuo vantaggio. Mi fanno notare che io non sono inascoltata, ho successo. Ma non riguarda solo me».
Nilde Iotti è un esempio per le ragazzine di oggi.
«Le bimbe, noi stesse, siamo nate con diritti acquisiti,frutto di battaglie fatte da donne come lei. Non sono eterni o scontati, sono in pericolo e vanno difesi. Non significa essere arrabbiate col genere maschile e il mondo, ma avere la consapevolezza che bisogna continuare a vigilare».