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(ansa)

La musica di piazza resta senza voce, Erriquez se ne va col vento in faccia

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Il leader della Bandabardò è morto a 60 anni. Portavoce di una tradizione che affonda le radici in un glorioso passato  
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Ci sono nomi che solo a pronunciarli ti fanno pensare alle piazze gremite, ai cori di migliaia di giovani che ballano felici, a un mare di bandiere al vento. Ci sono voci il cui suono resterà per sempre legato al ricordo di un palco che ribolle di musica e invita alla festa. Per anni e per tanta gente il nome della Bandabardò e la voce del suo cantante Erriquez hanno rappresentato tutto questo, la voglia di ritrovarsi per ascoltare musica, uniti intorno a un’idea anche politica di vivere il rito di un concerto rock. Che fosse il Primo Maggio in piazza San Giovanni a Roma, dove il loro nome, con quello dei loro amici e compagni Modena City Ramblers, era diventato con gli anni sinonimo di Concertone, o fosse il palco del festival Arezzo Wave in cui Erriquez da toscano si sentiva a casa sua e chiamava “il festival dell’amore”, il concerto era per loro il culmine dell’attività artistica, l’occasione tanto attesa in cui ritrovarsi in…
Ci sono nomi che solo a pronunciarli ti fanno pensare alle piazze gremite, ai cori di migliaia di giovani che ballano felici, a un mare di bandiere al vento. Ci sono voci il cui suono resterà per sempre legato al ricordo di un palco che ribolle di musica e invita alla festa. Per anni e per tanta gente il nome della Bandabardò e la voce del suo cantante Erriquez hanno rappresentato tutto questo, la voglia di ritrovarsi per ascoltare musica, uniti intorno a un’idea anche politica di vivere il rito di un concerto rock. Che fosse il Primo Maggio in piazza San Giovanni a Roma, dove il loro nome, con quello dei loro amici e compagni Modena City Ramblers, era diventato con gli anni sinonimo di Concertone, o fosse il palco del festival Arezzo Wave in cui Erriquez da toscano si sentiva a casa sua e chiamava “il festival dell’amore”, il concerto era per loro il culmine dell’attività artistica, l’occasione tanto attesa in cui ritrovarsi insieme agli altri per “un momento stimolante che semina nel cuore di chi ci cammina e ci balla, la sensazione euforica di essere altrove”, spiegava Erriquez. Ora che le piazze sono svuotate, vietate agli incontri da un anno di pandemia, la notizia della scomparsa di Erriquez fa ancora più rumore, la sua eco rimbomba violenta sbattendo contro le pareti, non c’è la possibilità nemmeno di celebrarlo come si deve suonando e ascoltando insieme le sue canzoni.

“Ogni storia ha una sua vita e ogni vita ha mille storie. La mia vita è stata musica che accade, incontri di popoli,...

Pubblicato da Bandabardò su Domenica 14 febbraio 2021


Erriquez si chiamava in realtà Enrico Greppi, era nato a Fiesole 60 anni fa. È morto ieri “per un brutto male con cui combatteva da tempo”, hanno scritto su Facebook i compagni della Bandabardò, “il più scatenato, roboante e colorato gruppo folk italiano in attività” secondo il loro sito ufficiale. Ed è vero. Soprattutto quella definizione, folk. Perché la loro caratteristica più vera e peculiare è di essere strettamente e strenuamente legati alla realtà anche artistica della strada. Una musica popolare che si legava idealmente alla tradizione delle marching band anglosassoni ma anche delle bande e delle orchestre, da cui proviene uno dei membri della Bandabardò, Donbachi.

La Bandabardò durante un live (foto di Joanna Marioni) 


I primi concerti tra la gente in strada, anche all’estero, in Spagna, in Francia, e da subito l’incontro con la patchanka, quel genere ibrido che unisce folk, rock, ska, funk. Appena poteva, Erriquez citava come suoi modelli i Mano Negra di Manu Chao, la sua band approda così naturalmente a una musica che risulta allo stesso tempo popolare e politica. “Ogni storia ha una sua vita e ogni vita ha mille storie”, ha scritto Erriquez in un messaggio postato ieri sul profilo Facebook della Banda. “La mia vita è stata musica che accade, incontri di popoli, magie, racconti, mille soli splendenti e vento in faccia”. Proprio come il titolo di una delle loro canzoni di maggior successo. È stato questo il loro modo di intendere la musica, una strada sulla quale si sono mossi anche i Modena City Ramblers, sconvolti dalla scomparsa del loro amico, “una notizia terribile che ci spezza il cuore”, hanno scritto sui social. Da poco la Bandabardò aveva celebrato i suoi 25 anni di attività con un concerto al Mandela Forum di Firenze con molti amici ospiti.

Con la barba intrecciata a codino e l’inconfondibile bombetta squadrata, Erriquez si faceva voler bene, insieme ai Bandabardò aveva collaborato con molti dei nomi più importanti della musica italiana di questi anni, Daniele Silvestri, Caparezza, Max Gazzè, Carmen Consoli. Silvestri, con il quale Erriquez aveva lavorato al brano Cohiba dedicato a Cuba, ha postato: “Nonostante quel brutto mostro ti avesse preso ormai da lungo tempo, oggi l’incredulità e il senso di ingiustizia sono soffocanti. I ricordi si accavallano e in lontananza sento solo la tua voce inconfondibile. Ancora più qui, nello studio in cui mi trovo proprio adesso e che era anche tuo. Che anno di merda amico mio. Ci manchi. Sarai per sempre con me a cantare Cohiba. Hasta la victoria”.

Nonostante quel brutto mostro ti avesse preso ormai da lungo tempo, oggi l’incredulità e il senso di ingiustizia sono...

Pubblicato da Daniele Silvestri su Domenica 14 febbraio 2021


Non tutti riescono ad attraversare quasi trent’anni di storia musicale mantenendo la propria credibilità e senza mai perdere il contatto con la strada e il pubblico raccolto in una piazza. La Bandabardò non ha mai rinunciato alla sua caratteristica radice popolare anche di fronte alle critiche di chi trovava la formula della band schierata e consapevole, superata dalle mode. Del resto anche nella cultura pop le mode fanno larghi giri e poi si ripresentano, basta restare fedeli a se stessi e ci si ritrova di nuovo di moda senza volerlo. Lo dimostra un fenomeno come la Taranta, decisamente popolare e radicato, tornato a gremire le piazze negli anni Duemila, rivitalizzando un glorioso passato che affonda le radici negli anni Settanta.