Riccardo Chailly: "Salome ha aspettato troppo, ora le restituiamo la luce"
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Angelo Foletto
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di Angelo Foletto
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Il maestro dirige l'opera bloccata un anno fa dal lockdown. Sabato 20 febbraio in diretta su Rai 5 dal Teatro alla Scala. "La scenografia è rimasta in palcoscenico per quasi sei mesi: stringeva il cuore vederla 'morta'"
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Mese fitto per il direttore musicale scaligero Riccardo Chailly. Rinnovato al 2026 il contratto alla Lucerne Festival Orchestra dov’era succeduto a Claudio Abbado nel 2016, domani guida Salome di Strauss — regia di Damiano Michieletto, scene di Paolo Fantin, costumi di Carla Teti, luci di Alessandro Carletti, coreografie di Thomas Wilhelm, protagonista Elena Stikhina — che avrebbe dovuto dirigere Zubin Mehta costretto a rinunciare da un affaticamento. Si vedrà in diretta dalla Scala alle 20 su Rai 5 e RaiPlay, si ascolta su Rai Radio 3. Subito dopo, attaccherà col dittico Die sieben Todsünden/Mahagonny Songspiel di Kurt Weill che con la regia di Irina Brook e le voci di Kate Linsday e Lauren Michelle andrà in scena il 18 marzo (ore 20, in streaming). «Sette giorni fa ero immerso in Brecht/Weill, non l’avrei mai immaginato. Un regalo inatteso».
La settimana scorsa aveva voluto “consegnare” Salome di persona al m…
Mese fitto per il direttore musicale scaligero Riccardo Chailly. Rinnovato al 2026 il contratto alla Lucerne Festival Orchestra dov’era succeduto a Claudio Abbado nel 2016, domani guida Salome di Strauss — regia di Damiano Michieletto, scene di Paolo Fantin, costumi di Carla Teti, luci di Alessandro Carletti, coreografie di Thomas Wilhelm, protagonista Elena Stikhina — che avrebbe dovuto dirigere Zubin Mehta costretto a rinunciare da un affaticamento. Si vedrà in diretta dalla Scala alle 20 su Rai 5 e RaiPlay, si ascolta su Rai Radio 3. Subito dopo, attaccherà col dittico Die sieben Todsünden/Mahagonny Songspiel di Kurt Weill che con la regia di Irina Brook e le voci di Kate Linsday e Lauren Michelle andrà in scena il 18 marzo (ore 20, in streaming). «Sette giorni fa ero immerso in Brecht/Weill, non l’avrei mai immaginato. Un regalo inatteso».
La settimana scorsa aveva voluto “consegnare” Salome di persona al maestro.
«Ero andato alla prima prova per affetto, per ringraziarlo di aver accettato di sostituirmi e raccontare all’orchestra del debutto di Mehta nella buca della Scala nel ‘74 proprio con Salome. Ero nel II palco di proscenio».
Così è finito un lungo corteggiamento a Salome in scena.
«In effetti. L’avevo diretta solo in forma di concerto, negli anni 90 a Zurigo e Amsterdam, con Cheryl Studer nel ruolo».
Il maestro Riccardo Chailly, 67 anni. In alto, una scena della 'Salome'
Un cammino interrotto poi dal lockdown.
«Il 26 febbraio del 2020, pare un secolo fa. C’era la prima prova d’insieme e la maggior parte del lavoro musicale era fatto».
Pessima giornata, quella.
«Una sensazione di perdita e mortificazione che si rinnovava tornando in teatro. La scenografia è rimasta in palcoscenico per quasi sei mesi: stringeva il cuore vederla “morta”».
Oggi riprende l’atto unico con una condizione esecutiva mutata. I musicisti non sono in buca ma sul praticabile galleggiante sulla platea.
«Mutata? Estrema direi. Anzi, un’avventura, avendo i cantanti a quasi 40 metri di distanza».
E i professori d’orchestra allungati in trenta.
«Hanno reagito con straordinaria concentrazione. Suono e stile sono quelli giusti».
La sala del Piermarini vuota è una buona cassa armonica?
«Alla Scala spessore e alone bilanciano il suonare a distanza, separati da pannelli di plexiglass. Il risultato fonico è folgorante».
Una foto di scena di 'Salome'
Folgorante è la scrittura del 40enne Strauss.
«Bisogna esserne consapevoli e non temere le difficoltà il linguaggio d’autore così perentori, ho detto all’orchestra. Il Salome Strauss procede per visioni musicali dense e profonde, ma secondo una linea di “racconto” innescato dalle prime note del clarinetto.
“C’era una volta”…
«Più concreto, quasi fisicamente: “siamo qui! Al banchetto di Erode, davanti alla luna”. Salome suona il tempo reale».
Quindi va d’accordo con lo spettacolo?
«Con Michieletto ci siamo confrontati a lungo. Sulle affinità tra lettura scenica e interpretazione musicale che vuole “espressionisticamente” restituire smarrimento e disagio, una “scomodità” esistenziale, dei protagonisti».
Chi è Salome?
«La visione dello spettacolo sottolinea la fragilità di una 17enne non ancora donna, che non “può” che cedere schiacciata tra morbosità di Erode e prepotenza di Erodiade».
Quanto a modernità, con Weill si volta proprio pagina.
«Un altro Novecento, ma non meno importante: guarda avanti con occhi e orecchi aperti su altre musiche e stili. Weil è un “amore giovanile”. Per anni ho sperato di potere allestire Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny a Lipsia dove nel 1930 la prima fu violentemente contestata».
Un anno di lockdown, più o meno radicale, per i teatri. Come s’è comportata la Scala?
«Condivido totalmente ciò che è stato fatto. Non c’è mai stata astensione ma programmazione mirata e progressiva».
I suoi futuri impegni cosa prevedono?
«A fine marzo con la Filarmonica farò un programma per il 50enario della morte di Stravinskij, a maggio Il barbiere di Siviglia».
E il pensiero volerà a Lucerna, dopo un anno di assenza.
«Il contratto rinnovato è una soddisfazione. Prolunga un rapporto unico e dà la possibilità di progettare su arco ampio. Riprenderò il ciclo Mahler, omaggio a Abbado, ma anche l’integrale Rachmaninov. Incrementando la presenza della musica d’oggi che mi sta a cuore».
A proposito di oggi cosa spera dalla politica, dal nuovo governo?
«Qualcosa di importante, il presidente Draghi l’ha già fatto. Nel discorso al Senato ha dedicato non un accenno sbadato ma un pensiero forte per significato e speranza al nostro mondo. Le parole relative alla cultura come eredità e futuro d’una nazione mi hanno colpito e confortato».