Napoli, protesta dei lavoratori dello spettacolo davanti al teatro San Ferdinando (fotogramma)
Il teatro in crisi spera nel 6 aprile. Oggi Franceschini incontra il Cts
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Anna Bandettini
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di Anna Bandettini
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I sit-in nelle città. Il 70% dei lavoratori che può contare solo su indennità una tantum. La piattaforma ITsART che stenta a decollare.
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Adesso c'è solo voglia di riaprire. Tornare a recitare in palcoscenico, suonare in buca, danzare. E la data del 6 aprile, subito dopo Pasqua, è quella su cui sperano in tanti, gli artisti che lunedì si sono presentati davanti alle sale e ieri nelle manifestazioni dei sindacati, ed è la data su cui potrebbe lavorare il ministro Franceschini che oggi sarà ascoltato dal Comitato Tecnico Scientifico. Teatri e cinema sono pronti: già attrezzati coi protocolli per il rispetto della sicurezza sanitaria del pubblico ipotizzato dallo stesso ministro, mascherine Ffp2, biglietti nominativi, orari compatibili col coprifuoco, l'obbligo del tampone per gli artisti, disinfettanti e termoscanner nei foyer. C'è chi avanza anche l'ipotesi del vaccino per gli artisti, come per i medici e gli insegnanti.
Roma, la protesta dei lavoratori dello spettacolo: "Trattati come se non valessimo niente"
Adesso c'è solo voglia di riaprire. Tornare a recitare in palcoscenico, suonare in buca, danzare. E la data del 6 aprile, subito dopo Pasqua, è quella su cui sperano in tanti, gli artisti che lunedì si sono presentati davanti alle sale e ieri nelle manifestazioni dei sindacati, ed è la data su cui potrebbe lavorare il ministro Franceschini che oggi sarà ascoltato dal Comitato Tecnico Scientifico. Teatri e cinema sono pronti: già attrezzati coi protocolli per il rispetto della sicurezza sanitaria del pubblico ipotizzato dallo stesso ministro, mascherine Ffp2, biglietti nominativi, orari compatibili col coprifuoco, l'obbligo del tampone per gli artisti, disinfettanti e termoscanner nei foyer. C'è chi avanza anche l'ipotesi del vaccino per gli artisti, come per i medici e gli insegnanti.
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Quel che è certo è che il mondo del teatro, della musica e della danza vuole archiviare il disastro di un anno di Covid, con i due lockdown, dal 4 marzo al 3 giugno 2020, e poi dal 25 ottobre, momenti clou della stagione, che hanno messo in ginocchio il settore. Una Caporetto: 86.201 eventi teatrali cancellati (da 132.201 nel 2019 a 46mila nel 2020), 26.285 i concerti (il 65, 97% in meno), e in generale oltre 121mila appuntamenti andati in fumo, secondo la stima dai dati della Siae.
Altissimo il conto pagato da un'economia fragile come è quella dell'industria culturale e creativa. L'Agis, l'associazione generale dello Spettacolo, calcola che solo il teatro ha perso più di 142 milioni di euro (-72% dal 2019), con un calo degli ingressi da 14.581.502 a 4.082.821 (-72%); il teatro d'opera registra perdite pari a 78 milioni 935 mila euro di incassi (-74%) e, peggio di tutti, i concerti pop, incassi e ingressi per l'80% sfumati come i 292milioni di euro di entrate.
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Per riprendersi dal collasso non è bastato l'ossigeno degli aiuti di governo: i 348 milioni di euro del FUS (il finanziamento ordinario dello Stato al settore) che nel '21 diventeranno 400, e i 90 milioni di euro come rifinanziamento del Fondo emergenza Covid in aggiunta ai ristori dei Dpcm, i 53,6 milioni di euro per le realtà non comprese nel Fus, i 14 milioni di euro per mancati incassi alle sale private, i 5 milioni di euro per i "teatri di rilevante interesse culturale", i Centri di produzione, i Centri di danza...
Ma più delle sale chi ha sofferto sono i circa 250mila lavoratori dello Spettacolo dal vivo. Solo il 30 per cento, per l'Inps, è a tempo indeterminato (ed è stato coperto dalla cassa integrazione), mentre il 70% di intermittenti, nella disoccupazione, ha contato solo sulle indennità una tantum da 1.000 euro.
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Lunedì molti di loro hanno manifestato davanti ai teatri e ieri coi sindacati; oggi parte una "Milano-Sanremo" dello Spettacolo, per arrivare sul palco del Festival e chiedere la riapertura del settore. "È il momento di un investimento straordinario", ha dichiarato Maurizio Landini, segretario Cgil, ieri coi lavoratori davanti al Teatro dell'Opera di Roma, "e di introdurre i livelli essenziali di cultura".
Un piccolo sostegno al rilancio del settore, nei progetti del ministro Franceschini che l'ha lanciata, dovrebbe essere anche ITsART, la "Netflix della cultura" come un po' pomposamente è stata chiamata: la tv web semipubblica dedicata a cultura e spettacolo, detenuta al 51% da Cassa Depositi e Prestiti con 10 milioni e al 49% e 9 milioni dalla piattaforma Chili (il Mibac di Franceschini ha previsto altri 10 milioni). Partirà nella seconda metà di marzo: tra i contenuti sembra certo Riccardo Muti con il concerto e il Così fan tutte, regia di Chiara Muti, registrati al Regio di Torino, il Rigoletto del Comunale di Firenze e il concerto di Claudio Baglioni con l'orchestra dell'Opera di Roma.
Il problema è che ITsART non produce: distribuisce un'offerta on demand. Questo vuol dire che teatri e compagnie devono pagare le registrazioni degli spettacoli, dai 10 ai 30-40mila euro tra produzione e diritti. Ma nessuno sa garantire oggi quanto si possa ricavare dalle vendite on demand. Nei prossimi giorni è previsto un tavolo tra i vertici della tv e l'Agis sulle questioni economiche. Da risolvere se si vuole fare di ITsART una opportunità.