Daft Punk, una playlist per dire addio alla coppia d'oro dell'elettronica
di Ernesto Assante , di Ernesto AssanteVentisette brani per raccontare il duo francese nato musicalmente nel 1993 e arrivato fino a noi sull’onda della loro musica visionaria in grado di mescolare passato, presente e futuro. Li trovate su Apple Music alla voce Daft Punk addio?. Continuando a sperare che possa essere solo un arrivederci
I Daft Punk hanno, sembra, concluso la loro attività come band. Diciamo "sembra" perché il video che tutti hanno visto, in cui uno dei due esplode, e che riporta l'anno del loro esordio insieme alla data della loro "fine", è in realtà uno spezzone di un vecchio film che i due musicisti elettronici francesi realizzarono nel 2006, Electroma. Il che lascia spazio a ogni possibile interpretazione. Ma, prendendo per buona la notizia del loro scioglimento, cogliamo l’occasione di celebrarne la grandezza, con la playlist che Repubblica vi propone questa settimana su Apple Music, intitolata ovviamente Daft Punk addio?, che ripercorre, in maniera non cronologica, gran parte della loro avventura musicale. Ci sono i loro successi, tratti dai soli quattro album che hanno realizzato dal 1997 al 2013. One more time, Get lucky, Robot rock, Starboy, Lose yourself to dance, Harder, better, faster, stronger e tantissimi altri brani, ventisette p…
I Daft Punk hanno, sembra, concluso la loro attività come band. Diciamo "sembra" perché il video che tutti hanno visto, in cui uno dei due esplode, e che riporta l'anno del loro esordio insieme alla data della loro "fine", è in realtà uno spezzone di un vecchio film che i due musicisti elettronici francesi realizzarono nel 2006, Electroma. Il che lascia spazio a ogni possibile interpretazione. Ma, prendendo per buona la notizia del loro scioglimento, cogliamo l’occasione di celebrarne la grandezza, con la playlist che Repubblica vi propone questa settimana su Apple Music, intitolata ovviamente Daft Punk addio?, che ripercorre, in maniera non cronologica, gran parte della loro avventura musicale. Ci sono i loro successi, tratti dai soli quattro album che hanno realizzato dal 1997 al 2013. One more time, Get lucky, Robot rock, Starboy, Lose yourself to dance, Harder, better, faster, stronger e tantissimi altri brani, ventisette per la precisione, in tre ore di playlist che consentono di entrare in contatto nella maniera più semplice con l’universo di Thomas Bangalter, e Guy-Manuel De Homem-Christo, nati musicalmente nel 1993 e arrivati fino a noi sull’onda di una musica elettronica e visionaria, dance e pop, in grado di mescolare passato, presente e futuro.
Francesi, figli di una generazione nata con le tastiere elettroniche che ha saputo usarle non per produrre effetti speciali e futuristici ma musica nuova e creativa, hanno superato i limiti dei generi e degli stili, mescolando punk, disco, funk, dance, avanguardia e sperimentazione. Misteriosi quanto basta, i due musicisti hanno sempre indossato caschi che li rendevano simili a dei robot (o a dei futuristici piloti) che celavano i loro volti, allontanandosi da ogni forma di culto della personalità e cercando di comunicare con il proprio pubblico in maniera diversa. Molto legati all’immagine, hanno realizzato colonne sonore, collaborato con grandi registi come Spike Jonze e Michel Gondry, messo la loro arte al servizio di altri artisti come The Weekend o Kanye West, che ha realizzato il suo miglior album con la loro collaborazione. Sono stati i principi della “retromania”, riportando in auge la disco elettronica, sono stati alfieri della club culture europea, dell’era dei dj, della spersonalizzazione della musica, mantenendone intatta la rilevanza. Sono stati, diciamolo, geniali, divertenti e unici e, se fosse vera la loro annunciata fine, ci sarebbe da dispiacersene assai.
Per vedere il loro finale basta andare su YouTube e cercare il video Epilogue, che appunto sancisce la fine del duo. Ma per celebrarne le gesta meglio vedere una delle loro esibizioni live, come “Daft Punk Live@Coachella 2006” o recuperare il bellissimo documentario della BBC intitolato Daft Punk Unchained, visibile sul sito Documentary Mania.
Francesi, figli di una generazione nata con le tastiere elettroniche che ha saputo usarle non per produrre effetti speciali e futuristici ma musica nuova e creativa, hanno superato i limiti dei generi e degli stili, mescolando punk, disco, funk, dance, avanguardia e sperimentazione. Misteriosi quanto basta, i due musicisti hanno sempre indossato caschi che li rendevano simili a dei robot (o a dei futuristici piloti) che celavano i loro volti, allontanandosi da ogni forma di culto della personalità e cercando di comunicare con il proprio pubblico in maniera diversa. Molto legati all’immagine, hanno realizzato colonne sonore, collaborato con grandi registi come Spike Jonze e Michel Gondry, messo la loro arte al servizio di altri artisti come The Weekend o Kanye West, che ha realizzato il suo miglior album con la loro collaborazione. Sono stati i principi della “retromania”, riportando in auge la disco elettronica, sono stati alfieri della club culture europea, dell’era dei dj, della spersonalizzazione della musica, mantenendone intatta la rilevanza. Sono stati, diciamolo, geniali, divertenti e unici e, se fosse vera la loro annunciata fine, ci sarebbe da dispiacersene assai.
Per vedere il loro finale basta andare su YouTube e cercare il video Epilogue, che appunto sancisce la fine del duo. Ma per celebrarne le gesta meglio vedere una delle loro esibizioni live, come “Daft Punk Live@Coachella 2006” o recuperare il bellissimo documentario della BBC intitolato Daft Punk Unchained, visibile sul sito Documentary Mania.