Sanremo, Diodato: "Dopo la vittoria ho deciso di tornare per cantare la speranza"
dalla nostra inviata Alessandra Vitali , dalla nostra inviata Alessandra VitaliDopo la vittoria nel 2020, l'artista aprirà l'edizione 2021 con 'Fai rumore'. "E' stato l'inno dei balconi durante il lockdown, oggi vorrei che fosse un messaggio di fiducia nella ripartenza"
Ripartiamo da dove eravamo rimasti. La prima canzone che ascolteremo al Festival di Sanremo sarà l'ultima che abbiamo ascoltato l'anno scorso, Fai rumore, Diodato vincitore dell'edizione 2020, era l'8 febbraio, dopo pochi giorni l'Italia sarebbe stata assaltata dalla pandemia. "E' stata l'ultima gioia che abbiamo vissuto senza paura, e senza il timore di provarla" dice l'artista, stasera all'Ariston da ospite con quello stesso brano.
Diodato, che Sanremo ha ritrovato?
"Il clima è completamente diverso ma sono felice di essere qui, tornare su quel palco, in un momento così delicato, mi regala ancora più emozioni rispetto ad allroa, e le trasforma. Era importante che Sanremo si facesse anche quest'anno".
Perché?
"Perché arriva in un momento in cui si può iniziare a pensare a una ripartenza, non solo per il mio settore. Sanremo è importante perché unisce un in…
Diodato, che Sanremo ha ritrovato?
"Il clima è completamente diverso ma sono felice di essere qui, tornare su quel palco, in un momento così delicato, mi regala ancora più emozioni rispetto ad allroa, e le trasforma. Era importante che Sanremo si facesse anche quest'anno".
Perché?
"Perché arriva in un momento in cui si può iniziare a pensare a una ripartenza, non solo per il mio settore. Sanremo è importante perché unisce un in…
Ripartiamo da dove eravamo rimasti. La prima canzone che ascolteremo al Festival di Sanremo sarà l'ultima che abbiamo ascoltato l'anno scorso, Fai rumore, Diodato vincitore dell'edizione 2020, era l'8 febbraio, dopo pochi giorni l'Italia sarebbe stata assaltata dalla pandemia. "E' stata l'ultima gioia che abbiamo vissuto senza paura, e senza il timore di provarla" dice l'artista, stasera all'Ariston da ospite con quello stesso brano.
Diodato, che Sanremo ha ritrovato?
"Il clima è completamente diverso ma sono felice di essere qui, tornare su quel palco, in un momento così delicato, mi regala ancora più emozioni rispetto ad allroa, e le trasforma. Era importante che Sanremo si facesse anche quest'anno".
Perché?
"Perché arriva in un momento in cui si può iniziare a pensare a una ripartenza, non solo per il mio settore. Sanremo è importante perché unisce un intero paese, è il momento in cui una comunità si ritrova, siamo tutti sintonizzati sulle stesse emozioni, condividiamo le stesse immagini, chi è all'interno dell'Ariston e chi è fuori. E' quasi un momento di unità nazionale, è vero che ogni anno ci sono polemiche divisive ma questo accade perché il festival appartiene al nostro dna e tutti pensiamo di poter dire la nostra. Ma è importante anche perché è la prova, per il settore della musica, che le cose si possono fare, con attenzione, e che si può tornare a vivere queste sensazioni anche nella vita di tutti i giorni".
Lei lo ha fatto anche con i tour della scorsa estate. Tornerà a farlo?
"Sono stato tra i pochi ad avere questa fortuna, abbiamo dimostrato che, con le dovute precauzioni, si può tornare a interagire con la cultura, a nutrirsi di belle sensazioni, a sentirsi vivi. Voglio continuare a suonare, e in questo vedo una scelta fondamentale, un dovere, perché ho capito quanto ha fatto bene a tutti noi incontrarci, a noi che eravamo sul palco e a chi ci veniva a vedere, al sistema-musica, ai lavoratori, ai professionisti del settore. Suonare è fondamentale, e lo è dimostrare che si può fare in sicurezza. Chi lavora in questo settore era già pronto lo scorso anno, figuriamoci quest’anno. Il nostro è un settore che è sempre stato siggetto a una regolamentazione molto pesante, talvolta penalizzante, e quindi spesso i professionisti si sono trovati di fronte alla necessità di trovare delle soluzioni. E' un settore che è in grado di tornare a produrre cultura, e di farlo in sicurezza. Quest'estate bisogna suonare, vorrei che riaprissero tutti i teatri, sono il primo a comprendere le difficoltà, è un periodo complicato per chi deve prendere queste decisioni ma serve maggiore fiducia perché è pieno di professionisti responsabili. E lo Stato deve essere loro vicino, aiutare i live club massacrati da quest'anno di silenzio, tanti rischiano di non aprire più. Siamo al cinquanta per cento di lavoratori che potrebbero dover cambiare mestiere, alcuni lo hanno già fatto, ed è un problema che toca le nostre anime, il nostro tessuto sociale e impoverisce drammaticamente il nostro Paese, che della cultura dovrebbe fare un fiore all'occhiello".
Intanto, Sanremo. Per lei è stato un punto di patenza, potrebbe esserlo per i molti artisti indipendenti scelti quest'anno da Amadeus per la gara.
"Molti indipendenti, ma molti anche giovani, a inizio carriera. Le scelte di Amadeus sono state coragiose, ma se fai il Festival rimanendo te stesso, con l'obiettivo di portare su quel palco la tua identità, senza snaturarti, ti ripaga tantissimo perché allarghi il tuo pubblico a milioni di persone, parli a una platea vastissima e diversa. Io venivo da una lunga gavetta ma è indubbio che se il festival arriva al momento giusto, se hai il brano giusto, diventa un propulsore impressionante. Ne sia prova ciò che è accaduto a me, nonostante l'anno che abbiamo vissuto".
La sua canzone cantata dai balconi durante il lockdown, poi l'Eurovision, da solo al centro dell'Arena di Verona, poi il David di Donatello e il nastro d'argento per 'Che vita meravigliosa' dalla colonna sonora del film 'La dea fortuna', i live estivi. Ora di nuovo all'Ariston ma senza pubblico.
"Il Festival è un programma televisivo, il pubblico è quello che sta a casa. Poi capisco le difficoltà che troveranno non solo gli artisti ma anche i conduttori e gli altri ospiti, è difficile parlarsi, fare una battuta senza un pubblico davanti che reagisce, tutti abbiamo bisogno di una interazione fisica e siamo tutti abbastanza stanchi di suonare sul web o in situazioni in cui non hai nessuno davanti a scambiare con te un'emozione e a restituirtela. Detto tutto questo, credo che in un momento così fosse più importante esserci e quindi accettare una condizione non bellissima come un teatro vuoto".
Cosa farà sul palco?
"Farò Fai rumore e ho già capito, durante le prove, che la sensazione sarà totalmente diversa rispetto allo scorso anno, quando c'era tutta la tensione della gara e dovevo concentrarmi sulla prestazione. Ora è diverso perché questa canzone non è più solo mia, visto tutto quello che è accaduto dopo e che mai avrei potuto immaginare, non solo il successo ma anche per l'uso che ne è stato fatto durante il lockdown. A maggior ragione non avere il pubblico davanti mi aiuterà a concentrarmi su chi è a casa e sarà il momento, spero, in cui avrò la sensazione di cantarla insieme a tutti quelli che si sono fatti sentire durante questo anno, e che hanno espresso amore per questa canzone, con la necessità di gridare quel ritornello. Diventerà un'altra cosa, sarà un momento di comunità e immaginerò le persone che, a casa, cantano con me. la conoscono bene, è loro quanto mia. E' stato un anno che mi ha cambiato la vita, e tutto questo lo porterò sul palco. Il momento difficile ci ha dato una lezione, sta a noi coglierla. E guardare al futuro. E vorrei che Fai rumore, oggi, fosse un pensiero di fiducia, di speranza. Fuori c'è un clima che sembra quasi di piena primavera e sembra incoraggiarci. Il festival è importante anche per questo: un paese che si ritrova, come ai Mondiali, che ritrova la propria dignità.E' una fortuna che abbiamo, e dobbiamo utilizzarla al meglio".
Diodato, che Sanremo ha ritrovato?
"Il clima è completamente diverso ma sono felice di essere qui, tornare su quel palco, in un momento così delicato, mi regala ancora più emozioni rispetto ad allroa, e le trasforma. Era importante che Sanremo si facesse anche quest'anno".
Perché?
"Perché arriva in un momento in cui si può iniziare a pensare a una ripartenza, non solo per il mio settore. Sanremo è importante perché unisce un intero paese, è il momento in cui una comunità si ritrova, siamo tutti sintonizzati sulle stesse emozioni, condividiamo le stesse immagini, chi è all'interno dell'Ariston e chi è fuori. E' quasi un momento di unità nazionale, è vero che ogni anno ci sono polemiche divisive ma questo accade perché il festival appartiene al nostro dna e tutti pensiamo di poter dire la nostra. Ma è importante anche perché è la prova, per il settore della musica, che le cose si possono fare, con attenzione, e che si può tornare a vivere queste sensazioni anche nella vita di tutti i giorni".
Lei lo ha fatto anche con i tour della scorsa estate. Tornerà a farlo?
"Sono stato tra i pochi ad avere questa fortuna, abbiamo dimostrato che, con le dovute precauzioni, si può tornare a interagire con la cultura, a nutrirsi di belle sensazioni, a sentirsi vivi. Voglio continuare a suonare, e in questo vedo una scelta fondamentale, un dovere, perché ho capito quanto ha fatto bene a tutti noi incontrarci, a noi che eravamo sul palco e a chi ci veniva a vedere, al sistema-musica, ai lavoratori, ai professionisti del settore. Suonare è fondamentale, e lo è dimostrare che si può fare in sicurezza. Chi lavora in questo settore era già pronto lo scorso anno, figuriamoci quest’anno. Il nostro è un settore che è sempre stato siggetto a una regolamentazione molto pesante, talvolta penalizzante, e quindi spesso i professionisti si sono trovati di fronte alla necessità di trovare delle soluzioni. E' un settore che è in grado di tornare a produrre cultura, e di farlo in sicurezza. Quest'estate bisogna suonare, vorrei che riaprissero tutti i teatri, sono il primo a comprendere le difficoltà, è un periodo complicato per chi deve prendere queste decisioni ma serve maggiore fiducia perché è pieno di professionisti responsabili. E lo Stato deve essere loro vicino, aiutare i live club massacrati da quest'anno di silenzio, tanti rischiano di non aprire più. Siamo al cinquanta per cento di lavoratori che potrebbero dover cambiare mestiere, alcuni lo hanno già fatto, ed è un problema che toca le nostre anime, il nostro tessuto sociale e impoverisce drammaticamente il nostro Paese, che della cultura dovrebbe fare un fiore all'occhiello".
Intanto, Sanremo. Per lei è stato un punto di patenza, potrebbe esserlo per i molti artisti indipendenti scelti quest'anno da Amadeus per la gara.
"Molti indipendenti, ma molti anche giovani, a inizio carriera. Le scelte di Amadeus sono state coragiose, ma se fai il Festival rimanendo te stesso, con l'obiettivo di portare su quel palco la tua identità, senza snaturarti, ti ripaga tantissimo perché allarghi il tuo pubblico a milioni di persone, parli a una platea vastissima e diversa. Io venivo da una lunga gavetta ma è indubbio che se il festival arriva al momento giusto, se hai il brano giusto, diventa un propulsore impressionante. Ne sia prova ciò che è accaduto a me, nonostante l'anno che abbiamo vissuto".
La sua canzone cantata dai balconi durante il lockdown, poi l'Eurovision, da solo al centro dell'Arena di Verona, poi il David di Donatello e il nastro d'argento per 'Che vita meravigliosa' dalla colonna sonora del film 'La dea fortuna', i live estivi. Ora di nuovo all'Ariston ma senza pubblico.
"Il Festival è un programma televisivo, il pubblico è quello che sta a casa. Poi capisco le difficoltà che troveranno non solo gli artisti ma anche i conduttori e gli altri ospiti, è difficile parlarsi, fare una battuta senza un pubblico davanti che reagisce, tutti abbiamo bisogno di una interazione fisica e siamo tutti abbastanza stanchi di suonare sul web o in situazioni in cui non hai nessuno davanti a scambiare con te un'emozione e a restituirtela. Detto tutto questo, credo che in un momento così fosse più importante esserci e quindi accettare una condizione non bellissima come un teatro vuoto".
Cosa farà sul palco?
"Farò Fai rumore e ho già capito, durante le prove, che la sensazione sarà totalmente diversa rispetto allo scorso anno, quando c'era tutta la tensione della gara e dovevo concentrarmi sulla prestazione. Ora è diverso perché questa canzone non è più solo mia, visto tutto quello che è accaduto dopo e che mai avrei potuto immaginare, non solo il successo ma anche per l'uso che ne è stato fatto durante il lockdown. A maggior ragione non avere il pubblico davanti mi aiuterà a concentrarmi su chi è a casa e sarà il momento, spero, in cui avrò la sensazione di cantarla insieme a tutti quelli che si sono fatti sentire durante questo anno, e che hanno espresso amore per questa canzone, con la necessità di gridare quel ritornello. Diventerà un'altra cosa, sarà un momento di comunità e immaginerò le persone che, a casa, cantano con me. la conoscono bene, è loro quanto mia. E' stato un anno che mi ha cambiato la vita, e tutto questo lo porterò sul palco. Il momento difficile ci ha dato una lezione, sta a noi coglierla. E guardare al futuro. E vorrei che Fai rumore, oggi, fosse un pensiero di fiducia, di speranza. Fuori c'è un clima che sembra quasi di piena primavera e sembra incoraggiarci. Il festival è importante anche per questo: un paese che si ritrova, come ai Mondiali, che ritrova la propria dignità.E' una fortuna che abbiamo, e dobbiamo utilizzarla al meglio".