Addio a Claudio Coccoluto, il ricordo di Albertino: "Un uomo coltissimo che non hai abbandonato il vinile"
di Carlo Moretti , di Carlo MorettiIl direttore di m2o ricorda il suo amico scomparso a 59 anni: "Arrivava sempre in ritardo, ma era un grande sperimentatore"
Certe notizie arrivano sempre improvvise, anche se sai. Più che un semplice collega, più del mentore che l'aveva lanciato alla radio, Albertino, direttore di m2o, è tra gli amici più cari di Coccoluto.
La vostra era una lunga amicizia.
"Siamo nati lo stesso anno e lo stesso mese, lui come me fa parte di quella generazione che si è avvicinata alla musica per passione e al mestiere di dj quasi inventando un approccio per il quale non c'era scuola possibile. Claudio ha sempre rappresentato il circuito underground e alternativo, era il dj del club, il tecnico, il grande ricercatore musicale fino all'ultimo legato al vinile. Io invece sono sempre stato quello della radio e dei locali commerciali, strana discriminazione valida più per il pubblico che tra dj. E infatti negli anni 90 le nostre strade si sono incrociate e siamo diventati amici".
Come vi siete conosciuti?
"A una finale del DMC, il campionato mondiale dei dj …
La vostra era una lunga amicizia.
"Siamo nati lo stesso anno e lo stesso mese, lui come me fa parte di quella generazione che si è avvicinata alla musica per passione e al mestiere di dj quasi inventando un approccio per il quale non c'era scuola possibile. Claudio ha sempre rappresentato il circuito underground e alternativo, era il dj del club, il tecnico, il grande ricercatore musicale fino all'ultimo legato al vinile. Io invece sono sempre stato quello della radio e dei locali commerciali, strana discriminazione valida più per il pubblico che tra dj. E infatti negli anni 90 le nostre strade si sono incrociate e siamo diventati amici".
Come vi siete conosciuti?
"A una finale del DMC, il campionato mondiale dei dj …
Certe notizie arrivano sempre improvvise, anche se sai. Più che un semplice collega, più del mentore che l'aveva lanciato alla radio, Albertino, direttore di m2o, è tra gli amici più cari di Coccoluto.
La vostra era una lunga amicizia.
"Siamo nati lo stesso anno e lo stesso mese, lui come me fa parte di quella generazione che si è avvicinata alla musica per passione e al mestiere di dj quasi inventando un approccio per il quale non c'era scuola possibile. Claudio ha sempre rappresentato il circuito underground e alternativo, era il dj del club, il tecnico, il grande ricercatore musicale fino all'ultimo legato al vinile. Io invece sono sempre stato quello della radio e dei locali commerciali, strana discriminazione valida più per il pubblico che tra dj. E infatti negli anni 90 le nostre strade si sono incrociate e siamo diventati amici".
Come vi siete conosciuti?
"A una finale del DMC, il campionato mondiale dei dj in cui eravamo entrambi giudici. Era una competizione internazionale molto legata al virtuosismo, di lì uscirono Francesco Zappalà e dj Prezioso, era il regno dello scratch, una cosa davvero da malati. Alla fine degli anni Novanta lo convinsi a fare un programma settimanale su Radio Deejay. Fu entusiasta del titolo "SiOSiSiO", lo spelling in inglese del suo nomignolo Cocco, che alla radio suonava molto bene. Proponeva la sua musica in libertà ma comunicava anche molto, Claudio era un uomo molto colto, sapeva parlare e conquistarsi il suo spazio in molti modi".
Qualche aneddoto?
"Arrivava sempre in ritardo. Quante volte ci siamo incazzati, arrivava in studio a Milano in ritardo o proprio al limite, a due minuti dall'inizio. Veniva da Cassino in macchina, si faceva queste tirate pazze a 200 all'ora in autostrada, quando ancora si poteva. Ma riusciva ad essere in ritardo anche quando si trattava di consegnare le registrazioni".
Vi sentivate via Instagram.
"Durante questo anno di lockdown con Claudio abbiamo spesso fatto delle videochiamate di gruppo con Ralf, Alex Neri, Saturnino e altri pochi intimi, tra amici e colleghi. E abbiamo anche riso molto. Negli ultimi mesi lo vedevo abbastanza in difficoltà anche se sempre pronto e ironico".
Un'immagine che resterà?
"Lui con la sua borsa per i dischi in vinile. In questo era molto radicale, tutti noi a un certo punto abbiamo mollato i dischi e accettato di usare le chiavette USB e tutta quella tecnologia che facilita il lavoro, lui no, per lui nel vinile c'era il suo approccio da musicista".
Il dj vecchio stile.
"Infatti chiedeva i piatti e il mixer perché suonava solo i dischi in vinile. Una rarità ormai nel nostro mondo, era famoso per questa sua battaglia".
Aveva la necessità di andare ancora nei negozi di dischi per rifornirsi.
"Sì, in passato ci passavamo intere giornate e i veri dj nei negozi di riferimento avevano il pacco con scritto il nome messo da parte, era il segnale che eri diventato qualcuno. Posti meravigliosi di grande scambio culturale. Lui continuava a frequentarli. Era un purista a oltranza: quando si viaggia per lavoro si gira con duemila titoli, lui molti se li portava dietro per scelta".
La vostra era una lunga amicizia.
"Siamo nati lo stesso anno e lo stesso mese, lui come me fa parte di quella generazione che si è avvicinata alla musica per passione e al mestiere di dj quasi inventando un approccio per il quale non c'era scuola possibile. Claudio ha sempre rappresentato il circuito underground e alternativo, era il dj del club, il tecnico, il grande ricercatore musicale fino all'ultimo legato al vinile. Io invece sono sempre stato quello della radio e dei locali commerciali, strana discriminazione valida più per il pubblico che tra dj. E infatti negli anni 90 le nostre strade si sono incrociate e siamo diventati amici".
Come vi siete conosciuti?
"A una finale del DMC, il campionato mondiale dei dj in cui eravamo entrambi giudici. Era una competizione internazionale molto legata al virtuosismo, di lì uscirono Francesco Zappalà e dj Prezioso, era il regno dello scratch, una cosa davvero da malati. Alla fine degli anni Novanta lo convinsi a fare un programma settimanale su Radio Deejay. Fu entusiasta del titolo "SiOSiSiO", lo spelling in inglese del suo nomignolo Cocco, che alla radio suonava molto bene. Proponeva la sua musica in libertà ma comunicava anche molto, Claudio era un uomo molto colto, sapeva parlare e conquistarsi il suo spazio in molti modi".
Qualche aneddoto?
"Arrivava sempre in ritardo. Quante volte ci siamo incazzati, arrivava in studio a Milano in ritardo o proprio al limite, a due minuti dall'inizio. Veniva da Cassino in macchina, si faceva queste tirate pazze a 200 all'ora in autostrada, quando ancora si poteva. Ma riusciva ad essere in ritardo anche quando si trattava di consegnare le registrazioni".
Vi sentivate via Instagram.
"Durante questo anno di lockdown con Claudio abbiamo spesso fatto delle videochiamate di gruppo con Ralf, Alex Neri, Saturnino e altri pochi intimi, tra amici e colleghi. E abbiamo anche riso molto. Negli ultimi mesi lo vedevo abbastanza in difficoltà anche se sempre pronto e ironico".
Un'immagine che resterà?
"Lui con la sua borsa per i dischi in vinile. In questo era molto radicale, tutti noi a un certo punto abbiamo mollato i dischi e accettato di usare le chiavette USB e tutta quella tecnologia che facilita il lavoro, lui no, per lui nel vinile c'era il suo approccio da musicista".
Il dj vecchio stile.
"Infatti chiedeva i piatti e il mixer perché suonava solo i dischi in vinile. Una rarità ormai nel nostro mondo, era famoso per questa sua battaglia".
Aveva la necessità di andare ancora nei negozi di dischi per rifornirsi.
"Sì, in passato ci passavamo intere giornate e i veri dj nei negozi di riferimento avevano il pacco con scritto il nome messo da parte, era il segnale che eri diventato qualcuno. Posti meravigliosi di grande scambio culturale. Lui continuava a frequentarli. Era un purista a oltranza: quando si viaggia per lavoro si gira con duemila titoli, lui molti se li portava dietro per scelta".