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Maurizio Costanzo ricorda Enrico Vaime: "Ironia, cultura e intelligenza, le tre doti del mio amico"

Complici e colleghi per quarant'anni, in tv erano insieme nel programma 'S'è fatta notte'. L'autore scomparso domenica a 85 anni nelle parole di chi lo conosceva bene
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"Le più grandi risate nella vita me le sono fatte con Enrico: era diverso da tutti, di un'intelligenza incredibile, e sempre elegante", dice Maurizio Costanzo. "Ti spiazzava. Ecco, mi sembra che prima del maestro d'ironia, del grandissimo autore televisivo, abbiamo perso un uomo di rara intelligenza. E io ho perso un amico".
Amici e complici. Costanzo ha lavorato con Vaime per anni, insieme hanno firmato spettacoli e programmi, tra memoria e ironia. In S'è fatta notte Vaime, sornione, faceva il cameriere e portava al tavolo i drink all'amico che intervistava gli ospiti. 

Da quanti anni conosceva Enrico Vaime? 
"Mi faccia fare un conto: sono quaranta, credo". 

Cosa lo rendeva speciale? 
"Era una persona veramente fuori dal comune, dotata di ironia, cultura e intelligenza. Le tre cose insieme non sono facili da trovare. Nella vita ridevamo delle stesse cose ma lui era un vero umorista, raffinato. Perc…
"Le più grandi risate nella vita me le sono fatte con Enrico: era diverso da tutti, di un'intelligenza incredibile, e sempre elegante", dice Maurizio Costanzo. "Ti spiazzava. Ecco, mi sembra che prima del maestro d'ironia, del grandissimo autore televisivo, abbiamo perso un uomo di rara intelligenza. E io ho perso un amico".
Amici e complici. Costanzo ha lavorato con Vaime per anni, insieme hanno firmato spettacoli e programmi, tra memoria e ironia. In S'è fatta notte Vaime, sornione, faceva il cameriere e portava al tavolo i drink all'amico che intervistava gli ospiti. 

Da quanti anni conosceva Enrico Vaime? 
"Mi faccia fare un conto: sono quaranta, credo". 

Cosa lo rendeva speciale? 
"Era una persona veramente fuori dal comune, dotata di ironia, cultura e intelligenza. Le tre cose insieme non sono facili da trovare. Nella vita ridevamo delle stesse cose ma lui era un vero umorista, raffinato. Perché è facile ridere. Ma con lui non ti vergognavi mai".
 
Vuol dire che sapeva ironizzare su tutto? 
"Un vero umorista sa ridere di tutto, anche delle cose più amare. Col suo sguardo rovesciava il punto di vista. Non sbagliava mai la battuta, anche se succedevano cose incredibili lui sintetizzava e ti spiazzava".

(ansa)

 
Come definirebbe il suo stile? 
"'Longanesiano', era un vero erede di Leo Longanesi, ma era anche amico di Ennio Flaiano, autore che entrambi adoravamo. Il suo era un modo di vedere la vita e il mondo".  

Gli inizi? 
"Facevamo parte di un gruppo, Enrico, Italo Terzoli, Marcello Marchesi e io. Avevamo tante idee su cui lavorare. Alla base di tutto c'era un grande divertimento, che non era solo saper ridere delle cose, ma saperle filtrare con l'ironia".
 
Eravate liberi?  
"Liberi di testa, sempre. Una volta gli autori dovevano essere liberi, la persona più libera con cui mi è capitato di lavorare in tv era Antonello Falqui, non potevi confrontarti con lui se avevi i paraocchi. Anche la creatività di Enrico nasceva dal suo spirito libero e dal divertimento".

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La sua era un'ironia elegante, un marchio di fabbrica. 
"Un autore imprime il suo stile, Enrico lavorava sulle idee. C'era un confronto continuo. Oggi - lo dico con una certa tristezza - è cambiato tutto. Esistono ancora gli autori televisivi? Mah".
 
Oggi cosa succede? 
"Ti chiamano per comunicarti le loro idee e ti dicono cosa vogliono: è ovvio che non può funzionare così".
 
Con Vaime eravate sempre d'accordo? 
"Eravamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda. Mai una discussione, magari un malumore sì, capita quando si lavorava insieme per intere giornate. Ma la mattina dopo era tutto finito. Veniva sempre qui, nel mio ufficio, fino a quando non è stato male. Era bello parlare di tutto".
 
Avete firmato insieme lo spettacolo di Christian De Sica, "Parlami di me".
"Quella fu un'esperienza incredibile. Enrico era fantastico, trovava una battuta dopo l'altra. Lo spettacolo si metteva in scena in palcoscenico, ma anche dietro le quinte. Non dimenticherò mai le prove in Umbria, quando andammo a trovare Christian. Enrico aveva mille idee, su tutto".
 
In tv avete fatto "Memorie dal bianco e nero". 
"Sì dieci anni fa credo, Un altro ricordo bellissimo, avevamo modo di parlare della televisione di una volta, di raccontare cosa c'era dietro i successi. C'era il rammarico del passato e al tempo stesso il piacere di essere dei sopravvissuti".
 
Perché dice così? 
"Perché è così. Perché un certo tipo di televisione, scritta, pensata,  è merce rara. Anche per la mancanza di autori. Oggi il più grande rimpianto è non avere  persone intelligenti con cui poter parlare".