Stefano Sollima: "Azione e tensioni internazionali. Con 'Senza rimorso' porto Tom Clancy nei giorni nostri"
di
Arianna Finos
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di Arianna Finos
Il regista italiano ha scelto l'attore afroamericano Michael B. Jordan per interpretare John Clark nel nuovo film, su Prime Video dal 30 aprile. E intanto si prepara al prossimo progetto: 'Colt', da un soggetto di Sergio Leone
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Adrenalina e geopolitica. Questa la formula di Senza rimorso, il thriller hollywoodiano che Stefano Sollima ha tratto dal romanzo di Tom Clancy con protagonista (e produttore) Michael B. Jordan. Il divo afroamericano incarna John Clark, uno dei personaggi più amati dello scrittore. È un Navy Seal diviso tra la sete di vendetta per la morte della moglie incinta e la lealtà verso il proprio Paese, in uno scenario da nuova guerra fredda che spazia tra Siria, Stati Uniti e Russia. Il film è dal 30 aprile su Amazon Prime Video. Il regista italiano, dopo i successi di Soldado e ZeroZeroZero, riceve molte proposte dagli Stati Uniti. "Sono un fan di Clancy, il più interessante autore di thriller politici che sono mix perfetto di intrattenimento e profondità. Mi piace lavorare in scenari estremamente realistici, con una descrizione accurata delle tecniche operative, che siano però inquadrati in un contesto geopolitico preciso. Dietro la sem…
Adrenalina e geopolitica. Questa la formula di Senza rimorso, il thriller hollywoodiano che Stefano Sollima ha tratto dal romanzo di Tom Clancy con protagonista (e produttore) Michael B. Jordan. Il divo afroamericano incarna John Clark, uno dei personaggi più amati dello scrittore. È un Navy Seal diviso tra la sete di vendetta per la morte della moglie incinta e la lealtà verso il proprio Paese, in uno scenario da nuova guerra fredda che spazia tra Siria, Stati Uniti e Russia. Il film è dal 30 aprile su Amazon Prime Video. Il regista italiano, dopo i successi di Soldado e ZeroZeroZero, riceve molte proposte dagli Stati Uniti. "Sono un fan di Clancy, il più interessante autore di thriller politici che sono mix perfetto di intrattenimento e profondità. Mi piace lavorare in scenari estremamente realistici, con una descrizione accurata delle tecniche operative, che siano però inquadrati in un contesto geopolitico preciso. Dietro la semplicità apparente della trama, una storia di vendetta, c'è un contesto interessante. Il libro era ambientato negli anni Settanta della Guerra Fredda, ma lo scenario e le tematiche erano facilmente trasportabili nell'oggi. Ad esempio spostando lo scenario dello scontro su paesi terzi dal Vietnam alla Siria".
Il tema principale è quello della paura.
"Sì. È uno strumento di potere formidabile. Quando c'è una crisi, un momento di difficoltà sociale, il popolo vacilla, la paura diventa una risorsa che ti aiuta a tenere viva la collettività stessa. Per farlo hai bisogno di un nemico. Nella storia è sempre stato così. E quel che mi colpiva è che tu raccontavi un conflitto Usa-Urss che ti fa venire in mente i vecchi film di spionaggio. E poi ti ritrovi a fare i conti, nei giorni scorsi, con il caso italiano della spia russa - sarebbe interessante raccontarlo al cinema - o con Biden che dà dell'assassino a Putin dopo uno dei momenti più forti di tensione sociale degli ultimi cinquant'anni negli Stati Uniti. Nel mio film un personaggio dice 'noi siamo un paese diviso in cui ogni metà odia l'altra, bisogna trovare allora un nemico che ci unisca'. In Senza rimorso assisti alla creazione di una guerra che, come spesso è successo, ha una ragione che va al di là degli interessi di un paese rispetto alle risorse di un altro o al controllo su alcune aree del pianeta. La ragione può essere che vuoi unire il tuo popolo".
Jodie Turner-Smith e Michael B. Jordan Oggi lo scontro tra Usa e Russia viaggia sulla tecnologia.
"Sì. E i soldati oggi combattono una guerra invisibile, piccole unità speciali che si muovono nell'ombra, le black ops. Sono operazioni in cui lo scopo è assolutamente non dichiarato, probabilmente neanche agli stessi Seal".
In questo thriller tradizionale è interessante avere un protagonista come Michael B. Jordan, l'attore di Fruitvale Station, Creed e Black Panther.
"Michael oggi è la star afroamericana più esposta, in prima fila nella causa di Black lives matter. Nel film raccontiamo il mondo di Tom Clancy oggi, con protagonisti di provenienza diversa in un film d'azione che offre spunti di riflessione. Anche sul fronte tecnico, la troupe è inclusiva e lo dimostra anche la mia presenza, sono un regista italiano con una visione diversa rispetto all'establishment di Hollywood. Michael come attore era perfetto perché è un buono. Il suo personaggio all'interno del film viene trascinato in luoghi piuttosto oscuri ed era fondamentale avere un interprete che anche nei momenti più violenti, ambigui, ti ricordasse che lui è un uomo perbene. Questa storia in sostanza è la storia di un gigantesco tradimento nei confronti di un uomo che ha sempre creduto nel proprio lavoro, ha sempre pensato di combattere dalla parte giusta, garantendo serenità alla sua casa".
Rispetto al libro sparisce l'ex prostituta "vittima" ed entra una donna capo dei Seal, che non esiste ancora nella realtà.
"L'unico tradimento nei confronti dell'attualità, ma che guarda al domani. Una piccola forzatura che crea un personaggio interessante. Il personaggio di Jodie-Turner Smith è comandante delle forze speciali e il migliore amico di John. Jodie si è addestrata per mesi, con Marines e Seal; era fondamentale che, al di là della provocazione nella scrittura, fosse nei fatti credibile".
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Anche Jordan ha scene d'azione mozzafiato senza contro figura.
"La prima volta che ci siamo incontrati gli ho detto: 'Trovo l'azione fine a se stessa piuttosto noiosa, mi piace invece quando in un film è una sollecitazione al personaggio, come lo cambia, in quale direzione lo spinge'. E quindi tutta l'azione è costruita intorno all'attore, ed è necessario che le scene, anche le più complesse, le faccia lui e non una controfigura. Il risultato è un'azione che è assolutamente più intima. Michael si è divertito, ha fatto tutti i combattimenti e le scene sott'acqua, è entrato in macchine in fiamme. E non l'ho mai visto sul set senza il suo buonumore, il sorriso, la gentilezza. Siamo stati davvero sintonici e il set è stato sereno".
Sul fronte dell'ambientazione?
"Abbiamo girato a Berlino e a Washington. A Berlino abbiamo ricostruito una parte di Aleppo, ho cercato di girare il più possibile senza effetti visivi. Gran parte di quel che si vede è fisico, costruito. Mettere gli attori in una situazione reale, non in una stanzetta verde, cambia la recitazione".
Il film era stato pensato per il grande schermo.
"Io ho fatto cinema e televisione in egual misura. Il film è stato girato e pensato per la sala. Di fronte a una tragedia come quella che ci ha colpito, andare su piattaforma è una conseguenza del momento. Molte più persone lo vedranno e regalare due ore di intrattenimento a casa è quasi un atto dovuto".
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Ogni film le regala qualcosa. Questo?
"Amo il lavoro, l'effetto collaterale negativo è che mi allontano spesso da chi amo, in senso fisico. La postproduzione fatta a casa, a Roma, durante la pandemia mi ha fatto capire che mi piacerebbe poterlo fare ancora, poter stare di più con chi amo, godermi la mia casa".
Il prossimo film sarà italiano, Colt, dal soggetto di Sergio Leone.
"Sì, io non vivo a Hollywood, vivo qui a casa mia e voglio lavorare anche qui. È un progetto a cui penso moltissimo. Con coproduttori e attori internazionali, ma anche molto nostro, un po' come ZeroZeroZero".
A un certo punto doveva essere una serie.
"Non faccio differenze tra i mezzi, ma penso che ci siano delle storie che funzionano più al cinema che in televisione, e Colt è nato per essere un film".