Carlotta Proietti: "Così ho imparato da papà Gigi il senso dell'umorismo"
di
Silvia Fumarola
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di Silvia Fumarola
Arriva in libreria 'Ndo cojo cojo - Sonetti e sberleffi fuori da ogni regola, con riflessioni, poesie e disegni dell'attore scomparso a novembre 2020. Sua figlia racconta come il padre lavorava sui testi
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"Non posso dire cosa mi manca di papà perché mi manca tutto. Chi lo ha provato lo sa, è superfluo sprecare le parole. A chi non immagina come ci si senta, è inutile spiegarlo". Carlotta Proietti ha lavorato spesso col padre, ha studiato canto, recitazione. Il 20 aprile uscirà il libro di Gigi Proietti, scomparso il 2 novembre 2020, nel giorno dell'ottantesimo compleanno, 'Ndo cojo cojo- Sonetti e sberleffi fuorida ogni regola (Rizzoli) a cura di Sagitta Alter, con le illustrazioni dell'attore e della figlia Susanna che con la sorella Carlotta firma la prefazione.
Com'è nato il libro? "Papà stava scrivendo un romanzo, 'Ndo cojo cojo. Abbiamo riflettuto tanto se metterci le mani, ma poi abbiamo pensato che era giusto regalare il suo lavoro al pubblico. Così è nata questa raccolta di cose inedite che noi potevamo aver letto, poesie, ricordi, sonetti editi, riflessioni e anche i…
"Non posso dire cosa mi manca di papà perché mi manca tutto. Chi lo ha provato lo sa, è superfluo sprecare le parole. A chi non immagina come ci si senta, è inutile spiegarlo". Carlotta Proietti ha lavorato spesso col padre, ha studiato canto, recitazione. Il 20 aprile uscirà il libro di Gigi Proietti, scomparso il 2 novembre 2020, nel giorno dell'ottantesimo compleanno, 'Ndo cojo cojo- Sonetti e sberleffi fuorida ogni regola (Rizzoli) a cura di Sagitta Alter, con le illustrazioni dell'attore e della figlia Susanna che con la sorella Carlotta firma la prefazione.
Com'è nato il libro? "Papà stava scrivendo un romanzo, 'Ndo cojo cojo. Abbiamo riflettuto tanto se metterci le mani, ma poi abbiamo pensato che era giusto regalare il suo lavoro al pubblico. Così è nata questa raccolta di cose inedite che noi potevamo aver letto, poesie, ricordi, sonetti editi, riflessioni e anche i disegni. Papà aveva chiesto a mia sorella di disegnare e lei ha completato i lavori. Mi piace il titolo, perché è vero, dove si prende, si prende bene".
Suo padre scriveva sempre? "Sì. Mamma ha gestito quella che chiamo 'la caccia al tesoro'. 'Guardate cosa ho trovato!', tirava fuori dai cassetti i fogli, abbiamo lavorato insieme, ci siamo divise i compiti".
(fotogramma)
Dal ricordo degli amici (Paolo Panelli, Gigi Magni), al legame con Roma, alla politica: papà aveva un modo tutto suo di vedere il mondo. "Mi divertono tanto i disegni, le pagine su Roma, sono affezionata al modo in cui dedicava i suoi versi agli amici. Con affetto e ironia. Questa era la sua modalità: alleggerire, ironizzare e sdrammatizzare anche nella vita. Ha insegnato a noi quello che i suoi genitori avevano insegnato a lui, che il senso dell'umorismo è alla base di tutto, anche dell'intelligenza".
Vi faceva leggere i suoi scritti? "Li leggeva a noi e anche agli amici, ai collaboratori. Ricordo le telefonate: 'Senti un po' qua, che dici?'. E ti leggeva il sonetto o i centoni che amava tanto e che non ha più fatto. Ci si divertiva, poi sfociava nell'eterno dubbio: 'È bello? Mah, magari lo butto'. E noi: 'Ma come?'".
Qualcosa l'ha stupita? "No, non ho trovato cose inaspettate, ma è stata difficile la selezione. Non puoi mai sapere perché una determinata cosa non fosse stata pubblicata prima, però alla fine abbiamo fatto un lavoro ben riuscito. La parte grafica è bellissimo".
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Ha lavorato spesso con suo padre in teatro e in tv. "È stato un percorso che mi ha dato tantissimo. La primissima volta cantavo soltanto, non pensavo di recitare. Papà mi diceva: 'Secondo me potresti e sapresti farlo'. Non gli davo molto credito, contemporaneamente lavorando con lui mi dava lezioni. Era un maestro per me come per tutti gli altri. E tutti facevano la classica domanda: 'Com'è tuo papà in casa?'".
E cosa rispondeva? "Che sono nata e cresciuta con lui, per cui la normalità è sempre stata quella. Le mie sensazioni personali sono personali, non ha senso condividerle".
Però quando è morto suo padre il dolore è stato condiviso con milioni di persone: che ha provato? "È stato bello, anche strano. Straordinario, com'è stata fuori dall'ordinario la nostra storia di famiglia. Però papà ha saputo parlare veramente a tutti, alle persone colte e a quelle che con lui hanno scoperto tante cose, ai laziali e ai romanisti. Si vede che ha lavorato bene, il successo era meritato. E tutto torna. Gli è stato restituito l'amore, una cosa molto bella, sentita e sincera. A volte mi è capitato di riflettere: 'Pensa avere un genitore molto noto che però non stimi come figlio'. Deve essere orribile".
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Cos'ha provato trovando il Globe Theatre occupato? "È stata una doccia fredda, non sapevamo niente. Là per là è stato uno spavento, stiamo lavorando per riaprire, stiamo aspettando di avere notizie dei lavori di manutenzione. Non abbiamo né proprietà né gestione, ci siamo preoccupate che questa cosa impedisse i lavori. Pacificamente siamo andati lì a sentire la conferenza stampa, abbiamo parlato con gli organizzatori, persone educate e rispettose del luogo. Siamo solidali con le istanze della protesta, è una lotta che va avanti da tempo. Rimarranno questi giorni per ottenere quello che chiedono e speriamo di poter rientrare per riaprire, far lavorare tante persone e dare al pubblico qualcosa di bello".
Suo padre amava il Globe, gli è stato dato in quel teatro l'ultimo saluto. La gente aspetta di tornarci. "Noi lavoriamo come se dovesse esserci la stagione, inutile stare a polemizzare per le aperture. Lavoriamo con molto ottimismo con una buona dose di coraggio, sentiamo che è la cosa giusta da fare. Per noi la vita è questa, tutt'uno con il lavoro. Il pregiudizio è inevitabile, noi in buona fede pensiamo a programmare la stagione. È prioritario".
Per lei cosa rappresenta il Globe Theatre? "È casa. Non vediamo l'ora di tornarci, aspettiamo tutto l'inverno. Siamo tutti innamorati del teatro: noi, gli attori, i tecnici. Papà ha lavorato per questo posto, è nato per merito suo con un'intenzione molto chiara. Ha fatto una regia e ha intepretato Kean. Non ci ha lavorato con l'idea di essere protagonista, ma perché le persone lo sentissero come il proprio luogo. E noi vorremmo che continui a esserlo, proseguire il lavoro degli ultimi diciotto anni".