✕

Claudio Santamaria: "Quante nevrosi ho superato grazie alla recitazione"

Ascolta l'audio

L’attore premiato al Festival della salute mentale Lo Spiraglio per la capacità di rendere credibili personaggi segnati da disagi e problemi psichici, da 'L'ultimo bacio' a 'Lo chiamavano Jeeg Robot'
4 minuti di lettura
Il trentenne in fuga del mucciniano L'ultimo bacio e il Sopravissù de Gli anni più belli. Il Penthotal di Paz!, il gigante fragile di Lo chiamavano Jeeg Robot, il padre inadeguato di Tutto il mio folle amore. Claudio Santamaria ha la capacità di rendere credibili personaggi segnati da disagi e problemi psichici. Per questo Lo Spiraglio, Fondazione Roma Solidale Onlus lo premia al Festival della salute mentale, domenica 18 online su MyMovies. L'attore, 46 anni, risponde dalla casa milanese, "sto scrivendo il soggetto del mio prossimo film con Francesca, siamo in totale sintonia". Francesca Barra è la moglie di Santamaria, che gestisce anche i rapporti con la stampa.

Santamaria, si ritrova nella motivazione del premio?
"Mi dà molta soddisfazione. Ci siamo sempre cercati, con i personaggi che hanno nevrosi profonde, un cattivo rapporto con la realtà, che vivono un'emarginazione a volte autoinflitta. Ti fanno esplorare …
Il trentenne in fuga del mucciniano L'ultimo bacio e il Sopravissù de Gli anni più belli. Il Penthotal di Paz!, il gigante fragile di Lo chiamavano Jeeg Robot, il padre inadeguato di Tutto il mio folle amore. Claudio Santamaria ha la capacità di rendere credibili personaggi segnati da disagi e problemi psichici. Per questo Lo Spiraglio, Fondazione Roma Solidale Onlus lo premia al Festival della salute mentale, domenica 18 online su MyMovies. L'attore, 46 anni, risponde dalla casa milanese, "sto scrivendo il soggetto del mio prossimo film con Francesca, siamo in totale sintonia". Francesca Barra è la moglie di Santamaria, che gestisce anche i rapporti con la stampa.

Santamaria, si ritrova nella motivazione del premio?
"Mi dà molta soddisfazione. Ci siamo sempre cercati, con i personaggi che hanno nevrosi profonde, un cattivo rapporto con la realtà, che vivono un'emarginazione a volte autoinflitta. Ti fanno esplorare lati oscuri della tua emotività, per poi farli trovare a chi ha quelle stesse nevrosi, aiutandolo a iniziare un percorso, o anche solo avendo un dialogo con chi non trova interlocutori nel mondo reale. Ho scelto spesso personaggi che somigliavano a ciò che vivevo nella vita in quel momento".

Ad esempio?
"L'ultimo bacio, il personaggio che soffre di questo suo desiderio di fuga da un mondo che lo opprime, che non vuole invecchiare e che, dieci anni dopo, troviamo schizoaffettivo e sotto psicofarmaci. Quel personaggio mi ha fatto crescere, oltre a farmi conoscere dal grande pubblico. E poi Paz!, tratto dai fumetti di Pazienza, un personaggio che vive un distacco dal mondo anche se dentro ha tanto. Anch'io ho cercato il modo di esprimere qualcosa che avevo dentro che sentivo di non poter fare nella vita di tutti i giorni. Questo mestiere è stato ed è terapeutico. Nella storia recente anche Enzo Ceccotti di Lo chiamavano Jeeg Robot, una persona senza famiglia e senza più amici che cerca affetto nei budini e nei film porno e che trova il suo riscatto attraverso il femminile che arriva a mostrargli che il mondo può essere bello, che aiutare gli altri è importante per se stessi, che può far riaccendere una luce. Il cinema serve a questo, ad accendere delle luci. E, più indietro, penso a Rino Gaetano con la sua sensibilità estrema e poetica. Per anni ho considerato il mio lavoro inutile, poi un uomo mi ha detto che la sua vita era davvero cambiata con quel film, che avevo riscoperto Gaetano, spento la tv, ricominciato a leggere e affrontato il rapporto con moglie e figlia, ecco questo ha riacceso in me il fuoco sacro dell'arte, della funzione dell'attore".

Francesca Barra, Claudio Santamaria e Achille Lauro sul palco del Festival di Sanremo 2021 


Da dove arriva la sua solitudine?
"Da una grande sensibilità nel percepire il mondo circostante. Se non trovi riscontri ti chiudi. Poi nel tempo scopri che ci sono persone che sono come te. Pochi ma buoni. Più vai avanti nella vita più scegli le persone, meno persone frequenti".

Muccino, Salvatores, Mainetti, incontri importanti.
"Ho infilato tre Gabriele l'uno dietro l'altro. Muccino scrisse il personaggio de L'ultimo bacio per me. Il primo film fu con lui, Ecco fatto, nel '97, avevo 23 anni. Mi ha affidato ruoli densi, interessanti, folli. Quello in Tutto il mio folle amore di Salvatores è stato il più emotivo: un figlio con le difficoltà conclamate e un padre che le nasconde. Mi sono emozionato in una scena in cui grazie al computer l'uomo riesce a comunicare con il figlio, ne comprende pensieri e ordine mentale, quel vivere fino in fondo il suo folle amore per il mondo. E poi Mainetti: ci siamo conosciuti da ragazzi. Quando mi mandò il copione di Jeeg Robot lo chiamai subito, 'stupendo, il film che aspettavo da sempre, lo dobbiamo fare'. E lui mi disse, malgrado l'amicizia e la stima, 'te devo fa' il provino però'. Più di un provino in effetti, voleva vedere la mia capacità di costruire una corazza attraverso cui si potesse intravedere una sensibilità. È stata una costruzione creativa, rigenerante. Capita a volte che ti buttano su un set, ti chiedono per come sei e non per cosa potresti diventare. E poi c'è Freaks out... Le riprese sono iniziate quasi tre anni fa. Apettiamo che arrivi in sala, è un film grandioso, merita il grande schermo".

'Freaks Out', dal circo alla Roma fascista i nuovi supereroi di Mainetti



Com'è stata l'esperienza con Achille Lauro a Sanremo?
"Mi piace la creatività di Achille Lauro, la sua voglia di sorprendere e rimettersi in discussione. In tanti erano contrari, invece il Festival è stato importante sul fronte musicale e per il messaggio di speranza alle persone a casa. Ero stato diverse volte su quel palco, mai da ballerino. Ho condiviso il palco con Francesca, che non è un'attrice ma una scrittrice: era emozionata, anche se è stata più brava di me. Ed eravamo gli unici a potersi baciare".

Siete molto attivi sui social. Oggi gli influencer o chi ha grande seguito si trova a fare politica saltando l'intermediazione dei partiti, una grande responsabilità. In passato lei ha appoggiato il M5S. Com'è il suo rapporto con la politica oggi?
"Ora sono molto più dedito al sociale. Durante il primo lockdown con Francesca abbiamo cucinato alla mensa dei Fratelli di San Francesco per i senza tetto e le famiglie in difficoltà. Darsi a realtà sociali più piccole, essere d'esempio, è più forte che dare il proprio appoggio alla politica che, come ho scoperto nel tempo, è soggetta a cambiamenti non dettati solo da un cambio di ideali o di vedute ma proprio dal puro opportunismo. Sono rimasto deluso. È meglio allora che un attore si esprima su ciò che non funziona e andrebbe migliorato, e quindi faccia appello ai politici, ma che ne resti distante e si limiti ad essere megafono di situazioni che hanno bisogno di essere amplificate e conosciute".

Sanremo 2021, treccia rossa e trucco nero: Achille Lauro come Mina (e mette tutti d'accordo)



Per esempio il disegno di legge Zan contro le discriminazioni di genere?
"Mi avvilisce che ancora in Italia si debba parlare di queste cose. Sono un razzista al contrario, ghettizzerei chi fa della diversità un modo per sfogare le proprie frustrazioni, come il tizio che ha picchiato i due ragazzi che si baciavano. Queste persone andrebbero rieducate. La politica può e deve dare l'esempio. Parlavamo della responsabilità degli influencer, ma il ruolo della politica è importante in questo senso. Il politico deve avere una estrema sensibilità e larghe vedute. Per fortuna gli influencer, gli artisti, i cantanti, gli attori possono dire la loro e, attraverso ciò che dicono, accendere la famosa luce di cui parlavamo prima. Se uno picchia due ragazzi che si baciano ha la luce spenta, nessuno ha mai acceso la luce in quella persona. Fare politica è anche quello, non solo amministrare la cosa pubblica. Bisogna alimentare l'etica pubblica, il senso civile di una società".

Cosa pensa di chi attacca Alessandro Gassmann per aver denunciato la festa dei vicini di casa?
"Il problema non è Alessandro, ma gli imbecilli che hanno fatto una festa sapendo che non si doveva. La responsabilità personale è la cosa più importante che dobbiamo capire in questo momento. Se questo periodo non ce l'ha insegnato, non so quale evento catastrofico potrà mai farlo. Bisogna essere responsabili non solo per noi stessi ma per un intero Paese, per il pianeta. Le persone sono alla canna del gas, non riescono più a pagare gli stipendi a fare la spesa. Al supermercato mi è scivolata la mascherina sotto il naso, un signore mi ha detto 'la mascherina, per favore', ho chiesto subito scusa. Mi ha colpito la disperazione che c'era in quelle poche parole. Aveva profondamente ragione".

Cosa pensa della riapertura di cinema e teatri?
"Non sono un medico o uno scienziato: se il comitato ritiene sicura la riapertura dei teatri e dei cinema penso che sia arrivato il momento di farlo. con le dovute misure di sicurezza. Ci sono imprenditori di cinema e teatro, migliaia di attori non famosi e tecnici che, come i ristoratori, non ce la fanno più".

Ha smesso di fuggire, come il personaggio del L'ultimo bacio?
"L'inquietudine, l'irrequietudine, ci sono sempre. Ho trovato una persona che le capisce e le accoglie con amore e le sa placare".

Claudio Santamaria e Francesca Barra come John Travolta e Uma Thurman: il loro twist per Achille Lauro omaggia "Pulp Fiction"