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Alessandro Gassmann: "Regole e passioni, così si diventa grandi"

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Un docente in stile 'L'attimo fuggente': l'attore è protagonista della serie 'Un professore' diretta da Alessandro D'Alatri che andrà in onda in autunno su Rai 1
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Un professore di Filosofia che diventa il maestro di vita dei suoi studenti, imperfetto e paterno. Alessandro Gassmann lo interpreta con gioia e un senso di liberazione "non avendo avuto un insegnante come lui, mi sembra quasi una rivincita. Mi avrebbe reso felice negli anni della scuola". Un professore, la serie di Alessandro D'Alatri che l'attore sta girando a Roma, andrà in onda in autunno su Rai 1. Racconta la scuola "in presenza", la vita in classe prima della pandemia. A RaiFiction, che realizza la serie con Banijay, sottolineano "come sia essenziale ripartire dalla scuola, dalla passione di un insegnante che aiuta i ragazzi a vivere gli insegnamenti dei grandi filosofi come concetti vitali necessari per affrontare la vita senza paura di essere ciò che si è". Dalla storia dura di Valerio, l'ex poliziotto che cercava la verità sulla morte del figlio in Io ti cercherò, al ruolo del prof Dante, Gassmann pa…
Un professore di Filosofia che diventa il maestro di vita dei suoi studenti, imperfetto e paterno. Alessandro Gassmann lo interpreta con gioia e un senso di liberazione "non avendo avuto un insegnante come lui, mi sembra quasi una rivincita. Mi avrebbe reso felice negli anni della scuola". Un professore, la serie di Alessandro D'Alatri che l'attore sta girando a Roma, andrà in onda in autunno su Rai 1. Racconta la scuola "in presenza", la vita in classe prima della pandemia. A RaiFiction, che realizza la serie con Banijay, sottolineano "come sia essenziale ripartire dalla scuola, dalla passione di un insegnante che aiuta i ragazzi a vivere gli insegnamenti dei grandi filosofi come concetti vitali necessari per affrontare la vita senza paura di essere ciò che si è". Dalla storia dura di Valerio, l'ex poliziotto che cercava la verità sulla morte del figlio in Io ti cercherò, al ruolo del prof Dante, Gassmann parla con trasporto di questo insegnante stile Attimo fuggente. 

Chi è Dante? 
"Un uomo che non solo crede nella Filosofia ma la applica nella vita, la serie parla a tutti ed è scritta benissimo da Sandro Petraglia con i suoi autori. Dante non diventa nè noioso nè superficiale, insegna ai ragazzi un percorso, li porta fuori dalle aule, diventa loro amico. E' il professore che avrei voluto avere e non ho mai avuto. Mi sto divertendo, perché è anche una commedia: è separato, ama le donne, e deve recuperare il rapporto col figlio, che è suo allievo". 

Nella serie non c'è la Dad. 
"No, la nostra scuola è com'era prima della pandemia e come spero potrà essere a ottobre-novembre, con la riapertura. Spero le scuole saranno tutte aperte. Mi sto divertendo con i giovani attori, sono diversissimi l'uno dall'altro e li ringrazio per il lavoro che fanno con me. Con me c'è Claudia Pandolfi, non ci incontravamo da Piccolo mondo antico, parlo di vent'anni fa. Siamo molto cresciuti, ci siamo più simpatici, è come lavorare con un'amica di sempre". 

Il suo rapporto con la scuola? 
"Conflittuale. Il sistema scolastico era ancora quello punitivo, terrorizzante se prendevi l'insufficienza. L'ho vissuta malissimo e per non affrontare i problemi ero diventato scaltro, bugiardo e ingiusto: mi firmavo le giustificazioni. Anni sprecati, ho recuperato in altri modi, mi dispiace perché mi sarei potuto divertire".  

Suo padre era un gigante anche da studente... 
"Papà aveva tutti dieci, con una madre esigentissima prendere un nove era una sconfitta, c'era una richiesta di voti molto alta. Mia nonna l'ha obbligato anche a diventare attore. Lui con me non ha fatto lo stesso errore, tornavo a casa con i miei voti che non erano mai eccezionali. Con mio figlio sono stato un padre rigoroso nel rispetto delle regole, ma non terrorizzante. Papà lo era, aveva la voce di Vittorio Gassman, e quando nel buio dello studio chiamava: "Alessandrooo", facevo un salto. Non è che siccome è tuo padre ti fa meno paura".  


Come vede cambiati i ragazzi? 
"Questi anni hanno messo in evidenza quello che già sapevo, l'abbandono da parte dei genitori del proprio mestiere dei genitori. Non dico che devono tornare a essere come erano i miei. Ma è un po' facile dire: "Tieni il telefonino e la macchinetta. Torni alle 3? Benissimo". Fino a 18 anni i ragazzi non possono avere nelle mani la propria vita: sono ancora piccoli, vanno protetti da loro stessi. Quando ero ragazzo io era tutto diverso, non sto facendo un discorso da nonno, ma andavi dagli amici senza telefonino e quella società funzionava abbastanza bene. Meglio di questa".  

Oggi esplode la rabbia. 
"E' molto complesso. Mi auguro che quando torneremo ad avere una vita - e ci vorrà tempo - anche i ragazzi si riprendano i propri spazi e realizzino i propri desideri. Questa pandemia ci ha tolto tante cose, anche le più semplici. A me manca andare al ristorante, mi piace moltissimo. Speriamo che questa lezione dura ci insegni qualcosa ma non sono fiducioso. Invece bisognerebbe comprendere quanto sia importante il rispetto delle regole e degli altri, recuperare il senso della società, il civismo".  

Il suo tweet sulla festa dei vicini di casa ha scatenato reazioni feroci sui social: se l'aspettava? 
"È un argomento troppo povero per essere considerato un argomento. Ho già chiarito su Twitter: 'Mi dispiace per le polemiche, e anche per gli insulti e le minacce che ho ricevuto. Quasi un anno e mezzo di pandemia ha esacerbato gli animi portando a una rabbia diffusa'". 

Pensa che torneremo al cinema dopo tante serie tv? 
"La qualità è molto cresciuta anche in Rai, anche perché hanno ricominciato a attingere dagli scrittori, penso a I bastardi di Pizzofalcone. Ma le serie non possono sostituire il cinema. Ho girato il film Il silenzio grande, dalla commedia di Maurizio de Giovanni. Non entravo in una sala cinematografica da un anno e mezzo: ho visto il mio film, perfetto e finito, sul grande schermo. Eravamo in sette. Ho provato un'emozione fortissima, nel buio della sala sei immerso nella storia". 

Come si potrà recuperare? 
"Anche il professor Burioni dice che all'aperto è molto più difficile contagiarsi, allora perché non dare ai teatranti e agli esercenti cinematografici la possibilità di usare gli spazi all'aperto? Il tempo comincia a essere buono, si può fare. C'è una bella piazza? Mettiamo un palco o uno schermo e portiamo i proiettori; se hai a disposizione 800 posti e metti 400 persone distanziate, può funzionare. Pensi a Roma che meraviglia gli spettacoli o i film all'aperto a Piazza di Siena o a Piazza Navona ".