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(ansa)

Milva, una ragazza di campagna che mise a frutto il suo talento

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Al debutto a Sanremo, nel 1961, era già la "pantera di Goro" che spopolava nelle balere. Poi l'incontro, e il matrimonio, che cambiò la sua vita: quello con Maurizio Corgnati, che diventò il suo pigmalione
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Quell’anno, era il 1961, al Festival di Sanremo (per radio e in televisione in bianco e nero in differita) tra i 42 cantanti c’erano 25 esordienti, molti di loro destinati alla celebrità: come Adriano Celentano, Gino Paoli, Giorgio Gaber, e questa Milva che arrivava già col titolo di “pantera di Goro” conquistato nelle balere della bassa ferrarese. Allora i cantanti erano se stessi, non inventati da abili venditori, e lei a 22 anni era una ragazzona robusta, rustica, con l’aria allarmata dei timidi: il trucco sbagliato, i capelli scuri raccolti per aria (come poi l’anno dopo in La bellezza di Ippolita, film interessante di Giancarlo Zagni) e un guardaroba, comprese certe scarpe grossolane, quasi tutto d’oro. Voce da subito meravigliosa, si classificò al terzo posto, vincitore assieme a Betty Curtis quel Luciano Tajoli che, grassoccio e claudicante, con la sua melensaggine tediosa faceva impazzire le massaie. (Avvertenza al…
Quell’anno, era il 1961, al Festival di Sanremo (per radio e in televisione in bianco e nero in differita) tra i 42 cantanti c’erano 25 esordienti, molti di loro destinati alla celebrità: come Adriano Celentano, Gino Paoli, Giorgio Gaber, e questa Milva che arrivava già col titolo di “pantera di Goro” conquistato nelle balere della bassa ferrarese. Allora i cantanti erano se stessi, non inventati da abili venditori, e lei a 22 anni era una ragazzona robusta, rustica, con l’aria allarmata dei timidi: il trucco sbagliato, i capelli scuri raccolti per aria (come poi l’anno dopo in La bellezza di Ippolita, film interessante di Giancarlo Zagni) e un guardaroba, comprese certe scarpe grossolane, quasi tutto d’oro. Voce da subito meravigliosa, si classificò al terzo posto, vincitore assieme a Betty Curtis quel Luciano Tajoli che, grassoccio e claudicante, con la sua melensaggine tediosa faceva impazzire le massaie. (Avvertenza al lettore, mi adeguo alla libera scorrettezza d’epoca, come un Roth non solo infimo ma anche italiano).


Aveva già vicino, nel salone delle feste del casinò dove si svolgeva allora il Festival, l’uomo che sarebbe diventato pochi mesi dopo suo marito, un signore con baffi e i capelli bianchi di fascinosa eleganza che tutte lumavamo senza speranza. Era Maurizio Corgnati, regista cinetelevisivo, uno di quegli intellettuali della provincia italiana forse scomparsi (uccisi da Twitter?) di cultura immensa, sette lingue, appassionato d’arte e di cucina (celebre il suo risotto alle pesche con menta) capace di recitare a memoria anche in greco l’Odissea e l’IIiade, una folla di altri intellettuali piemontesi goderecci come Lucentini, ospiti spesso nella la sua antica ed enorme magione a Maglione nel canadese.

È in quell’ambiente, tra quelle belle persone, che nascerà la vera Milva. Quando si incontrano alla Rai, lei ha 21 anni, lui 44, ed è subito un grandissimo reciproco amore: lui diventa il suo Pigmalione, e può farlo perché quella ragazza di campagna dalla bella voce è intelligentissima, ambiziosa, con grandi capacità. Lei gli si affida, lui la trasforma in una donna molto bella, sottile, dalla grande chioma rossa che ne fa un’altra Rita Hayworth, lei studia, il suo italiano si fa nobile, legge, diventa colta, impara perfettamente le lingue, conosce il mondo, il mondo la vuole: poi con Pigmalione finisce come finiscono gli amori che sono stati troppo importanti, ma lei ormai si è impadronita del suo talento e sa usarlo: da Goro alla Scala, dalle canzoni di Nilla Pizzi a Kurt Weill, a Strehler, a Brecht, 80 milioni di dischi, 15 volte a Sanremo, 40 spettacoli colti solo in Italia, altrettanti in Germania e Francia.

Addio a Milva, l'esibizione a Berlino nel 1990: ''Alexanderplatz'' davanti alla Porta di Brandeburgo


Me la ricordo nella sua bella casa piena di libri in via Serbelloni, una delle strade più nobili di Milano, me la ricordo assieme a un altro suo grande amore, il filosofo Massimo Gallerani, bello, giovane, di grande famiglia, che ha continuato ad abitare in Corso Venezia vicino a lei ma non con lei, mi ricordo il suo sperdimento quando quella lunga storia è finita. Mi ricordo quell’amata bambina che è diventata una importante curatrice d’arte, e ha fatto belle mostre, che si chiama Martina Corgnati (e ora ha 57 anni) e dalla madre aveva preso la sottile grazia fisica e dal padre la passione culturale. Una professione volutamente lontana dal palcoscenico, una vita sua ma anche vicino alla mamma, la Milva della luce e del buio.