Oscar, la vincitrice Chloe Zhao: "La mia fortuna? I miei genitori. Mi hanno sempre detto: tu sei la tua arte"
di
Silvia Bizio
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di Silvia Bizio
Intervista alla regista di 'Nomadland', statuette alla regia, al film, all'attrice Frances McDormand
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Prima regista non americana a vincere un Oscar, prima asiatica in assoluto nonché prima cinese: Chloe Zhao, incoronata miglior regista per il suo Nomadland (statuette anche per miglior film e miglior attrice, Frances McDormand) avrebbe dovuto e potuto essere celebrata nella sua nativa Cina (ma vive in Usa da molto tempo). Invece la madrepatria l'ha scomunicata, a causa di un video del 2013 in cui criticava la Cina: la notizia della sua vittoria a Hollywood è stata del tutto censurata dalle autorità di Pechino, non se ne fa menzione. E mentre in America si diffondono pericolosamente le manifestazioni di intolleranza nei confronti degli asiatici, Chloe Zhao, classe 1982, vive con distacco quasi zen questo paradosso.
La sua passione per il cinema era nata dopo un periodo di studi in scienze politiche all’università in Massachusetts, che la portò a iscriversi alla Film School della New York University. …
Prima regista non americana a vincere un Oscar, prima asiatica in assoluto nonché prima cinese: Chloe Zhao, incoronata miglior regista per il suo Nomadland (statuette anche per miglior film e miglior attrice, Frances McDormand) avrebbe dovuto e potuto essere celebrata nella sua nativa Cina (ma vive in Usa da molto tempo). Invece la madrepatria l'ha scomunicata, a causa di un video del 2013 in cui criticava la Cina: la notizia della sua vittoria a Hollywood è stata del tutto censurata dalle autorità di Pechino, non se ne fa menzione. E mentre in America si diffondono pericolosamente le manifestazioni di intolleranza nei confronti degli asiatici, Chloe Zhao, classe 1982, vive con distacco quasi zen questo paradosso.
La sua passione per il cinema era nata dopo un periodo di studi in scienze politiche all’università in Massachusetts, che la portò a iscriversi alla Film School della New York University. Il suo primo lungometraggio del 2015, Songs My Brothers Taught Me, girato in una riserva indiana in Sud Dakota, la fece conoscere al Sundance Festival di quell'anno.Poi c'è stato The Rider nel 2017, quindi Nomadland, conferma del suo stile unico, tra racconto e documentario, con ampio uso di non attori, persone "vere" che portano la loro esperienza sullo schermo. Ora è impegnata nel montaggio di The Eternals (da lei diretto) il nuovo film-fumetto Marvel con Angelina Jolie.
Chloe Zhao con Frances McDormand sul set di 'Nomadland'
Notte degli Oscar, la regista indossa un lungo e morbido abito rosa dalle maniche ampie sotto cui spuntano sneakers bianche, i lunghi capelli neri raccolti in due trecce, appena un filo di trucco. Chloe Zhao mostra per la prima volta, da quando la conosciamo, una certa emozione per le ripetute vittorie di Nomadland ottenute prima degli Oscar, come quella ai Golden Globes o il Leone d'Oro a Venezia 2000. In una saletta della Union Station, l'antica stazione ferroviaria di Los Angeles che in questa edizione è stato il cuore della cerimonia, Zhao incontra i cronisti riuniti via Zoom.
Frances McDormand ha festeggiato la vittoria ululando come un coyote...
"L'ululato era dedicato al nostro mixer di produzione, Wolf, che avete visto nel memorial degli artisti scomparsi nel corso dell'ultimo anno. Purtroppo ci ha lasciati, di recente. Wolf (lupo, ndr) era stato il mixer anche per The Rider, era una persona cui ero molto legata. Frances lo ha voluto ricordare così. Ma anche perché i nomadi di Nomadland si sentono un po' come i coyote, cantano alla luna".
Che esperienza è stata per lei questo film?
"Avevo tre creature quando stavo sul set. Ero la madre, e i personaggi erano i miei figli; e poi avevo il mondo e la cinepresa perché questo è cinema, e la cinepresa diventa un altro personaggio. Uno, due e tre. Ogni film per me è un'esperienza incredibile e trasformativa".
La sua vittoria agli Oscar segna la Storia, lei è la seconda donna a vincere come miglior regista, dopo Kathryn Bigelow, e la prima donna di colore a vincere il premio.
"Mi sento fortunata a saper fare questo mestiere. Vivo i miei sogni, e sono infinitamente grata. Ho avuto il piacere di conoscere la Bigelow, abbiamo cenato insieme, sono una sua grande fan, e adesso mi piacerebbe parlarle di nuovo. Ma sono stata fortunata ad aver avuto dei genitori che mi hanno sempre detto che quello che io ero, era più che sufficiente. Tu sei la tua arte, mi dicevano. E fin da giovane ho cercato di essere fedele a me stessa, portare avanti i miei progetti".
Ha trascorso quattro mesi a girare il film in mezzo al nulla, vivendo in un caravan. Stasera è al centro del glamour di Hollywood, che la celebra. Che effetto le fa questo contrasto?
"Credo che tutti quelli che avete visto stasera sul palco alla Union Station fanno la stessa cosa. Tutti hanno lavorato in film in cui credevano profondamente, con passione, senza pensare al successo. E credo che molte cose siano cambiate quest'anno. Una di queste è che stiamo imparando a vivere con meno".
Come filmmaker asiatica, pensa di poter essere di ispirazione a giovani aspiranti filmmaker in Asia, e in Cina in particolare?
"Non credo di poter essere di ispirazione per nessuno, se non ricordare, come dicevo prima, quanto è importante credere in se stessi e avere persone intorno che portano energia positiva perché credono in te".
Cosa le piace del suo mestiere?
"Raccontare storie con cui ci sentiamo connessi. Non c'è solo un tipo di storia, ognuna ci collega ad altre persone. Stasera abbiamo celebrato tante storie diverse, tutte brillanti, e come diceva Tyler Perry nel suo discorso: venimoci incontro, uniamo le forze, smettiamo di odiare".
Qui in occidente si è sentita mai una outsider?
"Dico sempre: sono un'outsider dovunque vada, anche in Cina. Mi sono sempre sentita un outsider. E non posso negare di temere un pochino questo fardello. Ma così sono io, non posso cambiarmi. Quando vivevo in Cina mi piaceva andare in Mongolia, che era il classico viaggio a Ovest. La Mongolia era il West? Il concetto di Est era relativo".
In America le è mai capitato di essere vittima di pregiudizi?
"Fino a poco tempo fa nei miei anni trascorsi in Usa non ho mai sentito alcun pregiudizio o antipatia. Ma di recente sento qualcosa. Ci sono momenti in cui mi dico: ecco, di nuovo, ti pareva... E quando sento quel momento li guardo negli occhi, sorrido e lascio passare".
Con il suo nuovo film, "The Eternals”, fa un bel salto stilistico...
"C'è un grande cast, è una super produzione, ognuno contribuisce con qualcosa di speciale. E' un'esperienza diversa, ma è sempre cinema, c'e sempre una storia che vuole essere raccontata. Lavoro su questo film da due anni ed è stata un'esperienza molto gratificante. Sono riuscita a fare il film che volevo... Non posso dire molto, ma visto che mi chiede le dirò che ci troverete dentro molto di Terrence Malick: il suo lavoro mi ha influenzato enormemente nella mia carriera di regista. Lui e Wong Kar-wai".