La seconda vita di F. Murray Abraham: "Ora il mio mondo sono i videogame"
di
Chiara Ugolini
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di Chiara Ugolini
L'attore premio Oscar nella serie 'Mythic Quest'
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Murray Abraham si affaccia alla finestra virtuale dalla sua casa di Los Angeles e appena sente che sta parlando con Roma si mette a ridere, di quella sua risata piena e contagiosa: "Impossibile – dice in italiano con forte accento americano – mia mamma è della Calabria". Ottantun anni compiuti a ottobre, non smette mai di stupire: un Oscar per il ruolo di Salieri nell’indimenticabile Amadeus di Milos Forman, una filmografia che vanta centoventi titoli, da Scarface accanto ad Al Pacino a Wes Anderson (era l’anziano proprietario del Grand Budapest Hotel). E ora una serie tv ambientata nel mondo dei videogiochi.
Mythic Quest, dal 7 maggio su Apple Tv la seconda stagione, è una full immersion nelle dinamiche che caratterizzano uno studio dove si producono videogiochi, un po' sitcom e un po' satira di un mondo dove il destino di centinaia di lavoratori è nelle mani di un dodicenne influencer che può decretarne il succes…
Murray Abraham si affaccia alla finestra virtuale dalla sua casa di Los Angeles e appena sente che sta parlando con Roma si mette a ridere, di quella sua risata piena e contagiosa: "Impossibile – dice in italiano con forte accento americano – mia mamma è della Calabria". Ottantun anni compiuti a ottobre, non smette mai di stupire: un Oscar per il ruolo di Salieri nell’indimenticabile Amadeus di Milos Forman, una filmografia che vanta centoventi titoli, da Scarface accanto ad Al Pacino a Wes Anderson (era l’anziano proprietario del Grand Budapest Hotel). E ora una serie tv ambientata nel mondo dei videogiochi.
Mythic Quest, dal 7 maggio su Apple Tv la seconda stagione, è una full immersion nelle dinamiche che caratterizzano uno studio dove si producono videogiochi, un po' sitcom e un po' satira di un mondo dove il destino di centinaia di lavoratori è nelle mani di un dodicenne influencer che può decretarne il successo o l'insuccesso con la sua recensione. Abraham interpreta lo sceneggiatore C.W. Longbottom, un passato da scrittore fantasy con tanto di Nebula award (il premio dedicato alla fantascienza) che porta in giro nello zaino come fosse un talismano. "C.W. ama creare. È un uomo incapace di fermarsi, non è mai appagato, vorrebbe fare tutto e l’età non lo ferma. Entrando nel mondo dei videogame sta facendo l'esperienza di una vita che non sapeva neppure esistesse. Diciamo le cose come stanno: lui appartiene al passato, ha avuto un'educazione classica; ora però sta scoprendo un altro mondo, immenso, e in questo mondo è ben accolto”. Un po' la stessa scoperta che ha fatto l'interprete: "Non sapevo niente di videogiochi. Sapevo che esistevano perché ci giocavano i miei figli, e ora ci gioco anche io. Non sono molto bravo però qualcosa ho imparato. Una delle cose migliori di questa serie è che invita persone che non hanno mai giocato in vita a loro a vedere quanta passione e quanto impegno ci sia. E lo fa in modo divertente raccontando le relazioni umane". Con l'Oscar per 'Amadeus'
Le relazioni umane sono molto importanti per l'attore americano, sposato con la stessa donna da quasi sessant'anni, due figli, una nipotina: "Quarant’anni fa le famiglie vivevano tutte insieme, diverse generazioni sotto lo stesso tetto di case grandi dove "nonno e nonna" (in italiano) si occupavano della famiglia. I bambini più piccoli imparavano dagli anziani, c’era uno scambio di informazioni e di sapere, tutti crescevano assieme, questo permetteva agli anziani di sentirsi vivi. E quello che succede al mio personaggio in questo mondo di giovani… lui porta la sua saggezza e il suo umorismo". Esattamente come è accaduto sul set la cui età media è decisamente inferiore a quella di Abraham. Tanto che della seconda stagione qualche episodio è stato girato in remoto. Rob McElhenney (creatore della serie e protagonista nel ruolo del direttore creativo) ha detto: “Non volevamo certo passare per quelli che avevano fatto ammalare gravemente Murray Abraham”. Quindi per le prime puntate della nuova stagione C.W. è apparso sullo schermo di un tablet montato su un manichino. "Non è stato facile: a me piace stare con le persone, vengo dal teatro, ho bisogno di sentire i colleghi attorno a me. Ma ho seguito le istruzioni: schiaccia qui, schiaccia lì e l’abbiamo portata a casa, alla fine sono diventato quasi professionale. Poi una volta partito non restava che fare il mio lavoro: recitare. Su quello ho parecchia esperienza".
Eppure non si pensa a lui per la commedia: "Per quindici anni all'inizio della mia carriera ho fatto solo quel genere di film, poi dopo l'Oscar per Amadeus hanno cominciato a propormi solo tragedie. Mi ritengo fortunato: ho fatto i classici a teatro, ho potuto variare molto, ma devo confessarvi che il piacere che dà far ridere il pubblico non ha paragone con niente". Negli ultimi anni ha fatto parecchia tv, era anche in Homeland: "Pensare che io per anni la televisione non l'ho avuta. Questo dimostra quanto sono vecchio… Quando finalmente l’ho avuta erano i tempi in cui in tv non potevi mostrare due persone nello stesso letto. Penso alla sitcom I love Lucy con Lucille Ball, si vedevano sempre due letti singoli… Questo per dire che le cose sono cambiate parecchio: il linguaggio televisivo oggi è straordinario. Se avessi parlato così da ragazzo mia madre mi avrebbe dato una sberla". Il prossimo progetto però è di nuovo per il cinema. "Il flauto magico è un fantasy, ma c’è della commedia ed è anche un film serio. E poi c’è la bellissima musica di Mozart… alla fine torno da lui". E scoppia a ridere.