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Diego Abatantuono 

Diego Abatantuono: "Il mio ruolo migliore è quello di papà"

Un viaggio di 45 anni scandito da 80 film e pochi riconoscimenti. Ora il David di Donatello alla carriera al grande attore italiano che partì "terrunciello" e arrivò all'Oscar
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"Scusi la voce bassa ma ho gridato talmente tanto alla festa dello scudetto del Milan...", scherza sarcastico. Nel sottofondo fatto di cinguettii di uccelli, abbaiar di un cane e rumore di un trattore, Diego Abatantuono, 65 anni, commenta dalla casa in campagna il David di Donatello alla carriera che gli consegneranno alla cerimonia martedì 11 maggio. Una filmografia lunga 45 anni e ottanta film (l'ultimo 10 giorni con Babbo Natale, ma ne ha già girato un altro): "Sono felice. Che la carriera sia lunga lo certificano lo specchio e la carta di identità. Premi pochi. Per come la vedo io avrebbero dovuto darmeli quando ero giovane per quel personaggio lì, di Eccezzziunale... veramente, Attila, I fichissimi. ne sarei stato felice e me lo sarei meritato.

C'è andato vicino con altri film.

"Sembrava dovessi vincere la Coppa Volpi a Venezia per Regalo di Natale, prima con l'insieme del cast, poi io, poi ha vinto Carlo Delle …
"Scusi la voce bassa ma ho gridato talmente tanto alla festa dello scudetto del Milan...", scherza sarcastico. Nel sottofondo fatto di cinguettii di uccelli, abbaiar di un cane e rumore di un trattore, Diego Abatantuono, 65 anni, commenta dalla casa in campagna il David di Donatello alla carriera che gli consegneranno alla cerimonia martedì 11 maggio. Una filmografia lunga 45 anni e ottanta film (l'ultimo 10 giorni con Babbo Natale, ma ne ha già girato un altro): "Sono felice. Che la carriera sia lunga lo certificano lo specchio e la carta di identità. Premi pochi. Per come la vedo io avrebbero dovuto darmeli quando ero giovane per quel personaggio lì, di Eccezzziunale... veramente, Attila, I fichissimi. ne sarei stato felice e me lo sarei meritato.

C'è andato vicino con altri film.

"Sembrava dovessi vincere la Coppa Volpi a Venezia per Regalo di Natale, prima con l'insieme del cast, poi io, poi ha vinto Carlo Delle Piane. Con Il toro di Mazzacurati dovevo vincere io, poi l'insieme - io e Roberto Citran e il toro - poi ha vinto Citran. Poi Per amore solo per amore di Giovanni Veronesi, in cui ero un San Giuseppe tra ironia e misticismo e in cui Haber faceva un muto: dopo il toro e Citran e Haber muto, ha vinto lui, alla fine mi accontentavo dell'Oscar vinto con Salvatores per Mediterraneo. Questo David mi rende orgoglioso. Ma quando mi dicono che i miei figli, Marco e Matteo, sono fantastici e buoni penso che per me il top sono i riconoscimenti da carriera di genitore, poi viene quella di amico e al terzo posto, con molto piacere, il lavoro".

Ha debuttato sul set prima ancora che al Derby.
"A vent'anni accompagnai i Gatti di vicolo Miracoli al casting di Romolo Guerrieri in un hotel: mi volle per il poliziottesco Liberi, armati e pericolosi. Due lire mi facevano comodo e accettai. Mentii dicendo che avevo la patente, non l'avevo per non dover fare anche l'autista ai Gatti. Non pensavo minimamente di fare l'attore".
Il gruppo repellente fondato da Jannacci nel '77 

Poi c'è stato "Saxofone" di Pozzetto, con il gruppo del Derby.
"C'erano tutti, anche se era difficile capirlo, con lo stile di Renato era dura vedere le facce degli inquadrati... Però fu carino essere lì insieme".

Il suo "terrunciello" incarnava una tipologia di italiano.
"L'ho inventato a vent'anni, in modo istintivo, era un primo leghista a Milano, voleva essere milanese al cento per cento e discriminava altri meridionali, ma lo faceva in modo buono, i terroni all'epoca non erano visti male. Mi ha fatto piacere quando Pio e Amedeo nel loro show hanno parlato del modo in cui vengono usati i temini, terrone allora era anche affettuoso".

Veramente c'è stata una grande polemica.
"Non ne sapevo nulla, ma non credo abbiano offeso nessuno, solo fatto un ragionamento su come si dicono le cose. Hanno ribadito che è più importante la sostanza dell'apparenza: c'è chi in modo non offensivo può sbagliare la parola, e chi in modo molto offensivo usa la parola giusta. Mi sembrava facile, non mi sembrava che fosse un tema da polemica. Mi hanno anche fatto ridere, sono stati divertenti".

Tra i successi degli inizi, qual è il suo preferito?
"Tolgo dal blocco Eccezzziunale, Attila, I fichissimi e scelgo Eccezzziunale veramente - Capitolo secondo...me, che li riassume, fatto anni dopo da Carlo Vanzina. Fa ridere anche grazie a Sconsolata, Frassica, Burruano, Sperandeo".

Con Monica Vitti il primo ruolo importante, "Tango della gelosia".
"Monica e Steno vennero al teatrino che avevo affittato a Roma per farmi vedere, la prima sera pieno di amici e colleghi, poi il vuoto, ma era servito allo scopo. In quel momento le commedie sui tradimenti stavano tramontando, Pozzetto e Villaggio avevano mosso le acque e servivano inserimenti di personaggi nuovi. Ampliarono la mia parte di guardia del corpo. Andò molto bene".
'Mediterraneo' di Gabriele Salvatores 


'Regalo di Natale' ha dato una svolta alla carriera.
"La malaugurata gestione della prima parte della carriera, 12 film in due anni, fu uno scempio che esaurì una vena. Senza fare paragoni, ma è come se Zalone dopo il primo successo avesse fatto una dozzina di film: no, lui è intelligente e maturo, io avevo vent'anni e una manager che pensava agli affari suoi. Così aspettavo un cambiemento ed è arrivato Pupi Avati, che è un secondo padre per me. Di quella generazione sentivo solo lui e Scola".

Ha girato Un ragazzo di Calabria con Comencini e Volontè.
"Lo stesso giorno mi proposero quel film e Soldati con Marco Risi, ho pensato che non mi sarebbe ricapitato di lavorare con Volontè. Comencini era affaticato ma lucidissimo, Gian Maria un genio, carattere particolare ma mi ci sono trovato benissimo. Sul set in Calabria mi coccolavano".

Con Giuseppe Bertolucci ha girato due due film.
"Un bel rapporto, una persona di grande cultura. E di quei set ho un ricordo speciale, ho conosciuto la mia attuale moglie che lavorava come aiuto scenografa".

E venne 'Concorrenza sleale' con Ettore Scola.
"Eravamo amici prima di fare quel film, ci facevamo gli auguri il 25 aprile, era la nostra festa preferita. Ho passato ore ad ascoltarlo, a farmi raccontare quel periodo in cui avrei voluto vivere io".

Rimpianti?
"No, perché ti fanno vivere male, se ho fatto una scelta ci sarà stato un motivo. Non ho fatto un film con Pupi Avati perché avevo un altro impegno e perché avevo promesso ai figli che li avrei portati al mare. Il ruolo in Il papà di Giovanna lo ha fatto Silvio Orlando che ovviamente ha vinto la Coppa Volpi. Ho detto no a un ruolo nel film Comedians di Salvatores che ha fatto De Sica. Avendo fatto cento film, anche se ne ho saltato qualcuno non credo che avrebbe cambiato la mia vita".

Con Salvatores un viaggio lungo, tanti film in giro per il mondo, l'Oscar a Mediterraneo...
"Se penso a lui lo ricordo con il cappellino di lana a Marrakech nel deserto, in Grecia, in Messico, siamo stati talmente tanti anni e film insieme. Una grande amicizia, un affetto, un pezzo di famiglia in comune".

A chi lo dedicherà il David?
"Dovrei fare l'elenco di tutti quelli a cui voglio bene, figli, moglie e nipotini, poi Maurizio Totti con cui ho lavorato sempre. Ma stavolta vorrei dedicarlo ad amici che non ci sono più. Come Fabio, autotrasportatore che ha lavorato una vita e aspettava di avere il tempo libero per stare più con noi, a un passo della pensione l'abbiamo perso. La dedica più importante è per lui".