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'Elisa true crime', i segreti di una podcaster (e YouTuber) di successo

Elisa True Crime 
"La passione per la cronaca nera l'ho presa da mia madre, il gusto di raccontare da mio nonno. Poi ci ho aggiunto l'interesse per la psicologia delle persone"
4 minuti di lettura

Storie di crimini efferati, enigmi irrisolti e misteriose sparizioni. È questo quello di cui si occupa Elisa De Marco, meglio nota come Elisa true crime, che nel 2020  ha aperto un canale YouTube dove ripercorre i casi più controversi della cronaca nera, da Emanuela Orlandi a Ylenia Carrisi. Un canale che  viaggia verso gli 800mila iscritti e 70 milioni di visualizzazioni.

Torinese, 33 anni, Elisa è diventata un fenomeno della rete, e non solo. Nel 2022 il suo canale YouTube è diventato anche un podcast, che sull'app OnePodcast macina  numeri da record. La prima stagione è stata incentrata sulle donne: donne killer, donne vittime e donne in cerca di verità. La seconda stagione è stata sulle celebrities che dalla cronaca rosa si sono ritrovate sulla cronaca nera. Nella terza, in corso, Elisa racconta le storie dei serial killer americani più famosi e sanguinari: da Charles Manson a Ted Bundy, da Ramirez a Jeffr…

Storie di crimini efferati, enigmi irrisolti e misteriose sparizioni. È questo quello di cui si occupa Elisa De Marco, meglio nota come Elisa true crime, che nel 2020  ha aperto un canale YouTube dove ripercorre i casi più controversi della cronaca nera, da Emanuela Orlandi a Ylenia Carrisi. Un canale che  viaggia verso gli 800mila iscritti e 70 milioni di visualizzazioni.

Torinese, 33 anni, Elisa è diventata un fenomeno della rete, e non solo. Nel 2022 il suo canale YouTube è diventato anche un podcast, che sull'app OnePodcast macina  numeri da record. La prima stagione è stata incentrata sulle donne: donne killer, donne vittime e donne in cerca di verità. La seconda stagione è stata sulle celebrities che dalla cronaca rosa si sono ritrovate sulla cronaca nera. Nella terza, in corso, Elisa racconta le storie dei serial killer americani più famosi e sanguinari: da Charles Manson a Ted Bundy, da Ramirez a Jeffrey Dahmer, noto come il cannibale di Milwaukee. E tutto questo da Fuerteventura, nelle Canarie, dove vive con suo marito Edoardo, che è anche suo collaboratore e manager.

"Qui la vita è bella, molto tranquilla. Dopo aver passato gli ultimi tre anni in Asia, fra Shangai e Hong Kong, nel caos più totale, ci siamo detti  basta, scegliamo un posto sempre con il sole, il mare, pacifico".

Il fatto che produciate i vostri podcast di cronaca nera in un posto così, ricorda le serie tv alla Don Matteo, ambientate in piccoli centri urbani, all'apparenza molto tranquilli, ma nei quali c'è almeno un morto a puntata...
"Esatto. Fa ridere, perché io spessissimo nei miei video dico proprio questo, che ormai è diventato un tormentone: 'vivevano in una piccola cittadina tranquilla, dove si conoscevano tutti, in cui non succede mai niente'. E poi le cose più orribili succedono proprio in questi posti. Infatti spesso le persone che mi seguono mi scrivono 'Va tutto bene? perché tu adesso vivi in un posto tranquillo in cui non succederà mai niente. Quindi stai attenta..."'.

Seguendo il suo podcast, si va dalle donne killer, donne vittime, donne in cerca di verità alle persone celebri che diventano, loro malgrado, protagoniste di fatti di cronaca nera, fino ai serial killer. Da dove viene questo interesse?
"È una passione che nasce insieme a me. Io sono nata assimilando questa passione da mia mamma, con cui già da giovanissima parlavamo di queste cose. Seguivamo Chi l'ha visto? insieme e condividevamo questo interesse. E anche mio nonno mi raccontava storie tutto il giorno: era proprio un cantastorie. Quindi penso di aver unito le due cose: la passione per il 'true crime' di mia mamma, l'attitudine a raccontare storie di mio nonno, più la mia curiosità verso la psicologia. Perché poi, di questi temi, a me affascina tantissimo la componente psicologica. Che cosa scatta nella testa di queste persone? Trovo che sia il lato interessante e curioso".

Quali sono le storie che l'hanno colpita di più fra quelle che ha affrontato in questi anni?
"Sicuramente il caso di Emanuela Orlandi perché c'è una storia che sembra un film e invece è reale. Poi essendo accaduto nel nostro Paese, coinvolge in un modo più personale. E mi incuriosiscono tantissimo anche i casi che riguardano le sette, le dinamiche settarie, la manipolazione mentale. Infatti ho trattato sia casi americani, dove le sette sono molto comuni. Però anche in Italia ne abbiamo diverse. È un argomento che mi affascina e spaventa molto".

Visto gli argomenti che tratta, se lei avesse figli sarebbe preoccupata?
"Sì e no. Penso che che qualsiasi genitore o futuro genitore muore di paura all'idea di un figlio là fuori nel mondo. Se io avessi un figlio suppongo che sarei super paranoica, ma trovo sia normale. Allo stesso tempo, però, io credo molto negli esseri umani. Sembra paradossale, dato che ogni giorno racconto storie di persone che fanno del male ad altri. Però io sono una brava persona, penso di esserlo, e sono certa che ci siano tantissime persone come me, quindi in realtà il mondo è questo: c'è il bene e c'è il male. È una sorta di equilibrio. Penso che nel caso in cui avessi un figlio affronterei le cose in questo modo, accettando che ci sono dei pericoli là fuori. Lo educherei ad essere consapevole, che poi è quello che io cerco di trasmettere con le mie storie, prendere consapevolezza dei pericoli che purtroppo esistono e quindi cercare di evitarli, o perlomeno stare più attenti possibile".

Lei e suo marito avete fatto una scelta di vita importante. Lui dirigeva un una catena di negozi di moda a Shanghai. E avete deciso di sganciarvi da questi impegni lavorativi, per poi spostarvi a Fuerteventura e concentrarvi sul podcast. Quindi, questo tipo di attività può essere un lavoro remunerativo, qualcosa con cui si può vivere...
"Quando io ho iniziato, mio marito ancora lavorava in azienda. Ho iniziato con il canale YouTube, poi è nato il podcast e poi il libro (il vendutissimo Brividi. Storie che non vi faranno dormire la notte ndr). In realtà mio marito ha sempre lavorato in aziende molto grandi, con dei ruoli anche importanti. Però quando il canale YouTube ha iniziato a crescere in modo così imprevisto, ci siamo resi conto che poteva essere una vera e propria attività. E tra l'altro, le mansioni all'interno di quella che ad oggi è una piccola azienda sono praticamente le stesse di quelle di qualsiasi altra azienda. Quindi il ruolo di mio marito non è tanto diverso da quello che faceva prima".

I video e il podcast richiedono molto impegno?
"Al contrario di quello che magari molti pensano, dietro ai nostri video c'è tantissimo lavoro, perché mi devo informare, devo fare ricerche, devo verificare le informazioni e non essendo poi io una giornalista devo fare veramente molta attenzione. Inoltre queste storie arrivano a tante persone, quindi devo stare attenta a quello che dico. Ma può essere un'attività remunerativa. Infatti noi viviamo di questo. Però dietro c'è la struttura di una piccola azienda".

Un consiglio: come si può iniziare a misurarsi con questo lavoro? Qual è il primo passo da fare?
"Per quanto mi riguarda io avevo iniziato e basta. Ad oggi posso dire che in realtà questo è l'approccio migliore. Cioè, non farsi troppi problemi prima di iniziare, perché quando ho iniziato io, per esempio, non avevo neanche l'attrezzatura professionale. Mi sono messa lì con il telefono, seduta per terra. Era tutto molto spontaneo e, paradossalmente, questo è stato proprio l'elemento che ha reso la cosa interessante per gli altri: la spontaneità con cui io affronto queste storie. Quindi, il consiglio che darei a chi vuole rischiare e iniziare è essere costante, metterci la passione, perché è fondamentale soprattutto essere se stessi, cosa che si percepisce anche attraverso un video. E sono sicura che merito del successo che io ho riscosso sia proprio in questo".

Dove trova le sue storie?
"A volte me le consigliano le persone che mi seguono. Ho un modulo che lascio, in modo che le persone che mi seguono possano consigliarmi sulla storia che vorrebbero ascoltare. Poi, alle volte, guardo un documentario, mi incuriosisce una storia, leggo una notizia e decido di farne un video. A volte sono i famigliari delle vittime che mi contattano e mi chiedono di raccontare la storia di un loro caro o una vicenda in cui sono stati coinvolti".

Adesso su cosa sta lavorando?
"Sto lavorando su una storia molto interessante, di cui non vorrei dire troppo. Senza fare spoiler posso dire che si tratta di un uomo, un italiano ed è un truffatore. Era un chirurgo diventato famoso per una tecnica innovativa che lui si era inventato, che però si è scoperto essere un bluff. Ha fatto del male a delle persone, operando in questo modo".

E dove la troveremo?
"Sarà sul canale YouTube dove i video escono settimanalmente".

Mentre sui podcast continuerà a parlare dei serial Killer. I prossimi quali saranno?
"Ci farà sicuramente Charles Manson e altri serial killer americani, purtroppo molto famosi".