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Natalino Balasso: "Sono scappato dalla tv. Mi hanno implorato di tornare, ma ho detto di no. LOL? Non fa ridere, non ci andrei mai. Guzzanti mette tristezza"

Il comico si racconta, dall'infanzia in provincia fino al successo nelle trasmissioni Mediaset, come Zelig e Mai dire domenica. (Per strada lo fermano ancora per quei personaggi di 20 anni fa). E poi la fuga dalla televisione, l'amore mai finito per il teatro, il cinema e i romanzi. E sulla vignetta con la sorella di Giorgia Meloni dice: "Se la satira non prende per il culo cosa deve fare?"
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Natalino Balasso, classe 1960, è noto al grande pubblico per i personaggi che ha interpretato in diversi programmi tv dei primi anni duemila, come Zelig e Mai dire domenica. Ma è soprattutto un attore di teatro, un autore e uno scrittore (ha pubblicato tre romanzi). Dalla tv è scappato. Continua però a recitare e crea apprezzati contenuti a pagamento sul web.

Quando ha capito che voleva fare l’attore?
"Veramente ancora devo capirlo (ride). Comunque diciamo che a 15 anni mi sono avvicinato al teatro. Andavo a vedere Giorgio Gaber, Dario Fo, Carmelo Bene. Ma in provincia, dove sono nato, è difficile. Non c’era una scuola. Non ho potuto fare l’Accademia. A 30 anni, però, ho cominciato a fare spettacoli nei club e nei piccoli teatri".

E come ha imparato a recitare?
"Ho imparato a recitare intorno ai 50 anni (ride). A diventare bravi ci si mette tanto. Sono un autodidatta".

Come sono nati i suoi personaggi? …

Natalino Balasso, classe 1960, è noto al grande pubblico per i personaggi che ha interpretato in diversi programmi tv dei primi anni duemila, come Zelig e Mai dire domenica. Ma è soprattutto un attore di teatro, un autore e uno scrittore (ha pubblicato tre romanzi). Dalla tv è scappato. Continua però a recitare e crea apprezzati contenuti a pagamento sul web.

Quando ha capito che voleva fare l’attore?
"Veramente ancora devo capirlo (ride). Comunque diciamo che a 15 anni mi sono avvicinato al teatro. Andavo a vedere Giorgio Gaber, Dario Fo, Carmelo Bene. Ma in provincia, dove sono nato, è difficile. Non c’era una scuola. Non ho potuto fare l’Accademia. A 30 anni, però, ho cominciato a fare spettacoli nei club e nei piccoli teatri".

E come ha imparato a recitare?
"Ho imparato a recitare intorno ai 50 anni (ride). A diventare bravi ci si mette tanto. Sono un autodidatta".

Come sono nati i suoi personaggi? Il grande pubblico ricorda per esempio l’attore porno di Zelig e Berto di Mai dire domenica. Ha preso spunto dalla realtà?
"Non sono un imitatore, non mi piace imitare. Lavoro su me stesso. I miei personaggi arrivano dal teatro, come l’attore porno di Zelig. A teatro veniva intervistato da una suora. Berto anche faceva parte di una commedia: Dammi il tuo cuore, mi serve".

Parlando di tv. Come giudica il fenomeno LOL? Siamo alla terza stagione.
"Non ci vedo assolutamente nulla di nuovo. Sono comici che fanno degli sketch. LOL è figlio di Drive In. Nessuna novità. Non c’è niente di interessante. È un programma per un pubblico distratto".

Se la chiamassero non andrebbe?
"Non andrei mai".

Non la diverte?
"Non mi diverte assolutamente. Vedere Guzzanti nel programma di Serena Dandini era interessante. In LOL non lo è. C’era tutto un altro pensiero, un’altra profondità".

Non la fa ridere Guzzanti in LOL?
"In questo programma mi fa venire solo tristezza. Mentre come attore ha avuto un’evoluzione interessante. La serie che ha fatto qualche anni fa (Dov’è Mario?, ndr) l’ho trovata molto divertente".

Lei è anche un autore, ha scritto satira. Ha visto la vignetta apparsa sul Fatto Quotidiano? La protagonista è la sorella di Giorgia Meloni, nonché moglie del ministro Lollobrigida. Molti si sono scandalizzati.
"Ci sono varie cose da dire su quella vignetta. Prima di tutto che quelle sono mosse distraenti. Il governo parla di sostituzione etnica per distrarre da un momento di grave difficoltà economica del Paese che non sa risolvere. Come parlare del Ponte sullo Stretto. O del fascismo e dell’antifascismo. Si parla del passato perché non si ha un’idea sul presente. Si cerca di nascondere l’inadeguatezza".

E poi?
"Poi: se la satira non prende per il culo cosa deve fare? E la vera cosa scandalosa non è la vignetta, ma il fatto che la sorella del premier è la moglie del ministro! C’è un nepotismo che fa paura. I politici sono sempre gli stessi, prendiamo La Russa. Ci sono degli zombie al governo".

Lei è stato querelato da Zaia. Per un post su Facebook, in cui si diceva che il presidente della regione Veneto si era occupato in passato di fare il pr in una discoteca. Come è andata a finire?
"Che il giudice mi ha dato ragione. Io avevo solo condiviso un post. E lui si è sentito offeso. Se vi dicessi cosa mi scrivono i suoi elettori, allora sì che ci sarebbe da offendersi".

Ce lo dica.
"Prima di tutto auguri di morte. Che portano sempre bene. E poi dicono che io lavoro solo perché sono pagato dal Pd, o prendo i soldi del M5s. Follie così".

Tornando alla tv. Rimpiange di averla lasciata?
"No, ho scelto io di andarmene. Però mi sono molto divertito. Lavorare con Bisio, che già conoscevo da anni, e con la Gialappa’s, è stato molto bello".

C’è qualche episodio memorabile?
"C’era un clima bellissimo. Stavamo in un camerino in 20, ci si cambiava tutti insieme, come a teatro".

Ma perché è andato via?
"Non sono stato cacciato. Non davo fastidio a nessuno. Sono scappato. Quando sei in tv devi riferire a degli autori, a dei registi, a capistruttura, a direttori di rete, a direttori generali. Mi sentivo costretto. E poi facevo appena 2-3 minuti di spettacolo. Non volevo fare 2-3 minuti tutta la vita. Io volevo fare teatro. E poi ho trovato il web".

Ma la tv non era più redditizia?
"Anche fare il killer a pagamento è più redditizio. Bisogna capire se uno lo vuole fare".

La tv è cambiata?
"La vedo poco, ma non mi sembra. Sempre le stesse cose, le stesse polemiche. Del resto è un mezzo di 80 anni fa".

La fermano per strada?
"Ancora mi fermano per quei personaggi di 20 anni fa. Capita. Anche trentenni, che erano bambini all’epoca, perché era un programma che piaceva ai piccoli".

Quindi il grande pubblico la ricorda ancora…
"Ma a me il grande pubblico non interessa. È un pubblico distratto. A me interessa il pubblico del teatro. Anche YouTube ormai è una piattaforma invecchiata. Per persone che guardano distrattamente".

Vuole dire che YouTube ormai è una replica della tv generalista?
"Esattamente. Per un pubblico che guarda senza attenzione. Su YouTube la media di durata è 30 secondi. Vedono il filmatino, come anche su Instagram".

Lei per questo pubblica i suoi video (che registra in garage) su una piattaforma diversa.
"Sì, online, su Patreon. Qui il mio pubblico si abbona, paga per vedermi. E guardano quasi tutto il video. La media di durata dell'ascolto è dell’80-90 per cento. Pagare è importante, perché prendi un impegno, è un compito che dai a te stesso. Come pagare la palestra".

E come giudica i programmi di oggi?
"I programmi Mediaset non li posso vedere. Tutte quelle interruzioni pubblicitarie provocano continui cali di attenzione. Quindi, per recuperarla, i programmi devono stupire continuamente, con piccoli scandali, gossip. E tutto questo rende le trasmissioni insulse, non riesco a tollerarle".

Quindi nessun pentimento per aver lasciato la tv. Ma ha qualche rimpianto?
"Io non rimpiango. Al massimo piango. Mi lamento. È inutile avere rimpianti, perché non possiamo sapere come sarebbero andate le cose se avessimo scelto l’altra strada. Poi il rischio è che ci succedono delle cose e non ce ne accorgiamo perché siamo troppo presi da quello che avremmo potuto fare".

Ma se la implorassero di tornare?
"Mi hanno già implorato. All’epoca, quando me ne andai. Non mi interessa".

È tornato in tv nel 2019, però, per un programma con Celentano…
"Sì, l’ho fatto perché lo volevo conoscere. Mi è piaciuto molto. È un bambino, un ingenuo, uno che insegue i sogni".

Ha una parte nel film "Il ritorno di Casanova" con Tony Servillo, tuttora nelle sale.
"È un attore che amo molto, per fortuna lavoro con gente più brava di me".

Il cinema però è in crisi…
"Del resto le grandi aziende hanno investito miliardi per fare restare le persone a casa a vedere le serie tv.  Il teatro invece sopravvive, perché è una cosa viva".

Qual è il problema, perché non vanno al cinema?
"Il vero problema non è nelle sale. È che in Italia i lettori sono appena il 48 per cento. In Francia il 93. È lì che bisogna intervenire, è il pubblico che deve cambiare. Forse bisognerebbe cambiare qualcosa nelle scuole…"

All’inizio dell’intervista ha citato la provincia. Dove è nato? Della sua vita privata si sa pochissimo.
"Nella Bassa Padana, a Porto Tolle, in provincia di Rovigo, vicino alle foci del Po. Ho vissuto lì fino ai 18 anni".

Che famiglia era la sua?
"Era la classica famiglia veneta di quegli anni (gli anni 60, ndr). Molto cattolica. Mio padre lavorava nei campi e faceva la raccolta del latte. La mamma era nel commercio. Ma di base era una sarta".

Quanti fratelli eravate?
"Cinque, io sono il secondo. Tre femmine e due maschi. Io ero entrato in seminario".

In seminario?
"Sì".

Ma voleva intraprendere la strada religiosa?
(Ride) "Ma che strada si può intraprendere a dieci anni? Ci sono entrato solo perché ci andava mio fratello. Poi a 15 anni sono andato via".

Ora dove vive?
"Ora abito in Emilia, da più di 40 anni vivo in un bel posto in campagna".

Chi vive con lei?
"Non mi andrebbe di parlarne, comunque con mia moglie, Simonetta, che si occupa di tutta la parte organizzativa del mio lavoro".

Qualcuno la aiuta nella registrazione dei suoi video? Ha qualche collaboratore?
"Non potrei. Perché se mi viene un’idea di notte, devo fare il video di notte. E non posso pretendere di svegliare qualcuno".

Con voi ci sono anche altri inquilini…
"Esatto. Cani e asini".

È animalista?
"Diciamo che mi piacciono gli animali. Mangio carne il meno possibile".

Prima di lasciarla. Che programmi ha per il futuro?
"Intanto ho i miei abbonati che aumentano ogni anno e quindi ho l’obbligo di continuare a registrare video. Inoltre a teatro si farà la terza stagione di 'Balasso fa Ruzante'. E mi piacerebbe scrivere un altro monologo".

Ma è felice?
"La felicità dura pochi istanti. Se sei felice da anni allora sei scemo. Io sono contento, sì. Sono contento di quello che faccio".