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Fabio Traversa: "Fabris di 'Compagni di scuola' mi è rimasto addosso per tutta la vita. Speravo di essere apprezzato di più, ma non mi hanno dato occasioni"

Fabio Traversa nel teatro che gestisce, a Roma 
L'attore si racconta: dal liceo con Nanni Moretti al successo con il film di Carlo Verdone. La passione mai finita per il teatro, che è ancora il suo lavoro. Con la moglie oggi mette in scena spettacoli per famiglie. E dice: "Mi sento fortunato. Mi dispiace solo di non aver potuto dare di più"
5 minuti di lettura

Lei è ricordato dal grande pubblico soprattutto per l’interpretazione del personaggio di Fabris in “Compagni di scuola”, di Carlo Verdone. Per strada la riconoscono ancora?
"Sì, succede. E quando capita sono felice e imbarazzato allo stesso tempo. Non pensavo che il mio personaggio venisse ricordato dopo 35 anni. Non me lo aspettavo".

Cosa le dicono?
"Si congratulano, vogliono farsi i selfie. Mi dicono ‘Mi hai fatto ammazzare dalle risate’. Sono soprattutto 30-40enni".

Le battute che ricordano più spesso?
Oltre al solito ‘E tu chi dovresti essere?’, oppure ‘Guardati come eri, guardati come sei, me pari tu zio’, c’è anche ‘Ma vaffanculo a te e villa Scialoja’ (ride). Si ricordano tutti il nome di Fabris, ed è una cosa rarissima. Si vede che ho fatto un buon lavoro.

Ma le battute la infastidisco…

Lei è ricordato dal grande pubblico soprattutto per l’interpretazione del personaggio di Fabris in “Compagni di scuola”, di Carlo Verdone. Per strada la riconoscono ancora?
"Sì, succede. E quando capita sono felice e imbarazzato allo stesso tempo. Non pensavo che il mio personaggio venisse ricordato dopo 35 anni. Non me lo aspettavo".

Cosa le dicono?
"Si congratulano, vogliono farsi i selfie. Mi dicono ‘Mi hai fatto ammazzare dalle risate’. Sono soprattutto 30-40enni".

Le battute che ricordano più spesso?
Oltre al solito ‘E tu chi dovresti essere?’, oppure ‘Guardati come eri, guardati come sei, me pari tu zio’, c’è anche ‘Ma vaffanculo a te e villa Scialoja’ (ride). Si ricordano tutti il nome di Fabris, ed è una cosa rarissima. Si vede che ho fatto un buon lavoro.

Ma le battute la infastidiscono?
"A volte mi hanno infastidito, perché pensi: ‘Peccato che non mi abbiano visto anche in altri personaggi, in altre performance’. Però è anche vero che se vieni ricordato dopo 35 anni significa che hai avuto successo, come dice sempre Verdone. Insomma sono contento e un po' infastidito allo stesso tempo. Magari pensano che so fare solo quello. O che io sia come Fabris".

Crede che il personaggio di Fabris l’abbia troppo caratterizzata?
"Sì, mi ha molto caratterizzato. Sarò stato anche bravo a 'stampare' un personaggio, però i registi non sono stati in grado di andare oltre. Da un lato è stata una mia responsabilità non sapermi sganciare da quel personaggio, ma c’è anche la cecità dei registi che non mi hanno saputo vedere in un altro ruolo".

Fabio Traversa in "Compagni di scuola", di Carlo Verdone (1988) 
Lei ha è apparso in 30 film nella sua carriera. Ma spesso ha avuto piccole parti. Le dispiace di non aver fatto più cinema?
"Mi rimane un po’ di rimpianto, sì. Speravo di essere apprezzato di più, e questo non è avvenuto. Quando ho fatto quei film ero ancora un attore tutto da fare. Ora sono diventato molto più bravo e molto più eclettico. Ma nessuno lo sa. Non mi hanno dato questa occasione. E questo mi dispiace".

Lei però attribuisce questo anche al suo carattere.
"Sì, perché c’è anche da dire che sono una persona sfuggente, ho difficoltà a relazionarmi. Bisogna anche avere presenza e pelo sullo stomaco. Io invece mi sono sottratto. Ho il rimpianto di non aver dato di più. Forse non convinco gli addetti ai lavori. Mi rendo contro anche di non avere delle caratteristiche immediatamente individuabili. La vita è andata così. Però sono comunque soddisfattissimo. Sono stato fortunato. Nel teatro ho trovato la mia dimensione".

Ora dunque si dedica al teatro.
"Sì, gestisco un teatro nel quartiere Pigneto, a Roma (Centrale Preneste Teatro, ndr). La compagnia è formata da 8 soci, 6 donne e due uomini. E siamo contenti di essere in minoranza, decidono tutto le signore. Facciamo spettacoli da 15 anni, soprattutto per famiglie e ragazzi. E corsi di recitazione. Inoltre abbiamo fatto tanti spettacoli per le scuole. Ma adesso stiamo sperimentando anche pezzi per un pubblico più adulto".

Ed è soddisfatto.
"Sì, devo ammettere che ho una grande soddisfazione quando vedo il teatro pieno, quando vedo la reazione del pubblico e quando riesco a entrare in sintonia con le persone. I miei spettacoli sono fatti con molta serietà e rispetto. Trattiamo i bambini come futuri adulti. Sono ben fatti e con intrecci complessi".

Ma quando è nata la sua passione per la recitazione?
"Facevo il liceo a Roma, non avevo un orientamento preciso. Mia sorella aveva trovato una compagnia di periferia: un teatro della parrocchia di Santa Francesca Cabrini, vicino a Piazza Bologna. Era la prima volta che entravo a teatro".

E che effetto le fece?
"Rimasi folgorato. L’atmosfera, il buio, il palcoscenico. Stavano facendo una rappresentazione sacra. Dopo un rapido provino venni subito preso e feci la parte di Giuda. Successivamente interpretai altri due testi, di cui uno di Pirandello. La cosa poteva finire lì, ma poi con altri amici capitò di riprendere a fare teatro".

E poi?
"In quel periodo frequentavo il liceo Lucrezio Caro. Nella mia classe c’era Nanni Moretti. Ma all’epoca lui non era interessato al teatro. Una volta dovevamo fare una rappresentazione per la scuola. Lui era stato convocato, ma non venne: aveva paura di recitare. Insieme giocavamo a pallone e andavamo al cinema. Il suo interesse per la recitazione e la regia maturò dopo le superiori".

Quando le propose di lavorare insieme.
"Esatto. Mi chiese di partecipare perché sapeva che avevo fatto teatro. In quel periodo diresse La sconfitta e Come parli frate a cui ho preso parte sia come attore che come operatore. Si girava con la cinepresa, in super 8. Poi si mandava a Milano la pellicola e te la rimandavano dopo una settimana".

Episodi clamorosi?
"Una volta tornò da Milano una pellicola rovinata, era tutta verde. Significava che avremmo dovuto girare di nuovo tutte quelle poche preziosissime scene. C’erano costi altissimi. Così bisognava costringere amici e conoscenti a fare gli attori. Nanni era tenace e molto convincente. Ma poi dopo Io sono un autarchico cambiò tutto, fu il film che lo lanciò. E quando iniziò a girare Ecce bombo tutti volevano partecipare. Io ero in entrambi".

Fabio Traversa in Ecce bombo (ultimo a destra), di Nanni Moretti (1978) 
Come andavate a scuola?
"Io appena sufficiente. Ma anche Nanni. Non eravamo studiosissimi".

Che famiglia era la sua?
"Sono nato a Napoli 70 anni fa. Quando avevo sette anni ci siamo trasferiti a Roma. Eravamo tre figli, avevo due sorelle più grandi. Mamma casalinga. I miei erano originari della Sicilia. Mio padre lavorava al ministero degli Interni, poi diventò prefetto".

Non ha decisamente seguito le orme paterne...
"No, però mi sono laureato in Scienze politiche".

E oggi?
"Oggi vivo con mia moglie, l'attrice e regista Tiziana Lucattini con cui in questo momento stiamo mettendo in scena una rivisitazione de I giganti della montagna di Pirandello. In scena dal 24 al 26 maggio. Ho due figli grandi, avuti dalla mia prima moglie. Alice ha 36 anni, Gabriele 32. Lei fa la biologa, lui il manovale. Ma scrive anche testi di teatro. Ha anche delle qualità come attore, è bravo, ha una bella voce, ma è schivo. Ha fatto delle piccole parti. Ha scritto anche un testo pensando a me".

E gestisce il teatro con sua moglie.
"Sì, dal 2012, insieme alla compagnia. Ci siamo conosciuti durante una rappresentazione del Don Chisiciotte. Nel 2012 ci siamo sposati. Mettiamo in scena spettacoli per un pubblico di tutte le età. Non facciamo cosette che ammiccano, ma con un linguaggio che arrivi a tutti. I nostri spettacoli non durano mai più di un’ora, non ci soni mai dei rallentamenti. Ritmo sempre alto e costante".

Fabio Traversa oggi 
Ha fatto altri lavori?
"Dall’80 al 95 ho fatto l’adattatore di dialoghi. Dal '95 mi sono dedicato solo al teatro. Col cinema ho un rapporto di amore e odio. O meglio, un senso di rimpianto".

Il successo di "Compagni di scuola" cambiò la sua vita?
"La vita non è cambiata tanto, no".

Ma si è mai sentito un po' Fabris?
"Sì, mi ci sono sentito. Il personaggio ti resta un po' addosso. E poi se lo hai fatto così bene significa che c’è del tuo. Ma un vero Fabris non esiste".

Che rapporto aveva con Angelo Bernabucci, l’attore che lo bullizzava durante il film?
"Un ottimo rapporto, era una persona molto mite. Abbiamo fatto insieme una piccola parte nel programma Stracult di Marco Giusti. Era un buono".

Ha mai fatto una vera rimpatriata come quella di "Compagni di scuola"?
"Se l’hanno fatta non mi hanno chiamato. Ma comunque io non ci andrei mai. Non mi andrebbe di rivederli. Già erano sconosciuti allora, figuriamoci 50 anni dopo. Il periodo del liceo non è stato felice. Sei adolescente, cupo, soffri. La scuola non mi interessava. Era una fatica studiare. Volevo fare solo educazione fisica".

E nel suo futuro cosa c’è?
"Voglio continuare a fare scuola di teatro. È faticoso ma insieme a mia moglie vorremmo continuare e scrivere nuovi testi, più orientati verso un pubblico più adulto. Sempre con un linguaggio accessibile, universale. Perché mi piace il teatro, stare qui su questo palco, mi piace questa rilassatezza, riprendere idee accantonate dopo anni. Diciamo che ci siamo guadagnati la libertà".

Ma se potesse quale film vorrebbe fare e con quale regista?
"Vado poco al cinema. Però Il sol dell’avvenire di Moretti l’ho visto, e faccio anche una piccola apparizione. Lo vada a vedere. Le assicuro che merita. Comunque se potessi scegliere un regista direi Nanni Moretti, Carlo Verdone e Paolo Sorrentino".

Come è oggi il rapporto con Verdone?
"Lui è gentile, accogliente, ti fa sentire importante. Siamo nati lo stesso giorno, con due anni di differenza".

Lo sente?
"L’ho sentito molto recentemente. Mi ha dato una parte nella serie Vita da Carlo 2. Esce a settembre, è un bel ruolo. Con Carlo avevo già lavorato nel 2002 in Ma che colpa abbiamo noi".

E con Nanni Moretti?
"Eravamo amici davvero, poi ci siamo allontanati. Oggi non ci frequentiamo, ma se ci sentiamo è come ci fossimo visti ieri. Lui è un musone, come me. Gli ho mandato i complimenti per il film. E le foto della manifestazione del 25 aprile. Non poteva partecipare perché non era a Roma e sapevo che gli avrebbe fatto piacere".

È felice?
"Sì, anche se a volte vedo il bicchiere mezzo vuoto, invece che mezzo pieno. E penso che mi sarebbe piaciuto essere più conosciuto, sia a teatro che al cinema. Ma allo stesso tempo se succedesse avrei paura di non reggere. Troppa fatica. E troppo stress".