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Umberto Orsini: “Sono un gatto selvatico, mi pago il teatro che amo e ci rimetto. I miei 90 anni? Non voglio arrivare a essere una larva, credo nel fine vita"

Umberto Orsini 
Il grande attore si racconta. Dagli inizi all’incontro con i suoi maestri Luca Ronconi, Romolo Valli e Paolo Stoppa. Poi il cinema di Visconti con “La caduta degli dei” e “Ludwig” e i grandi amori Rossella Falk, Ellen Kessler e Sylvia Kristel: “Con loro sono rimasto sempre amico”
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Ad aprile quest’anno saranno 90. Età gloriosa, per irriducibili. E Umberto Orsini, certo, non si è lasciato né impigrire dal successo di grande attore, né dal curriculum notevolissimo, ricco di passione, idee, sogni come è: qualche mese fa ha messo su l’emozionante recital Luchino dal libro di Testori su Visconti, poi il monologo Le memorie di Ivan Karamazov, ora I ragazzi irresistibili in una trionfale turné fino a fine marzo. E l’anno prossimo tornerà a Milano al teatro Manzoni. Una commedia che al di là di Neil Simon, della precisa regia di Massimo Popolizio, dell’immenso sodalizio con Franco Branciaroli, rispecchia vivida l’immagine di Orsini-attore: istinto nello scegliere le cose migliori, gusto per il teatro borghese, attenzione alle nuove frontiere, straordinaria professionalità e quel tanto di spavalda guitteria che gli hanno permesso di tenere botta da 67 anni, con 65 film, 19 sceneggiati, tra cui capolavori come i Fratelli Karamazov e Notti e nebbie di Giordana.

E quanti sp…

Ad aprile quest’anno saranno 90. Età gloriosa, per irriducibili. E Umberto Orsini, certo, non si è lasciato né impigrire dal successo di grande attore, né dal curriculum notevolissimo, ricco di passione, idee, sogni come è: qualche mese fa ha messo su l’emozionante recital Luchino dal libro di Testori su Visconti, poi il monologo Le memorie di Ivan Karamazov, ora I ragazzi irresistibili in una trionfale turné fino a fine marzo. E l’anno prossimo tornerà a Milano al teatro Manzoni. Una commedia che al di là di Neil Simon, della precisa regia di Massimo Popolizio, dell’immenso sodalizio con Franco Branciaroli, rispecchia vivida l’immagine di Orsini-attore: istinto nello scegliere le cose migliori, gusto per il teatro borghese, attenzione alle nuove frontiere, straordinaria professionalità e quel tanto di spavalda guitteria che gli hanno permesso di tenere botta da 67 anni, con 65 film, 19 sceneggiati, tra cui capolavori come i Fratelli Karamazov e Notti e nebbie di Giordana.

E quanti spettacoli, Orsini?

“Una sessantina. Con Visconti, Fellini, Zeffirelli, Ronconi…Non è un numero enorme, ma solo perché duravano sempre più di una stagione. E negli anni Ottanta, con la direzione del Teatro Eliseo, alternavo molto col cinema”.

Restiamo ai numeri: 90, i suoi anni. Le fanno paura?

“Be’, sì. Ogni giorno un piccolo acciacco in più. Ma il teatro è straordinario. L'altro giorno avevo male a un piede e non l'ho sentito durante lo spettacolo. È che noi attori siamo la vera realtà virtuale, viviamo vite che non esistono, e ci fanno bene. Se mi sveglio di notte, per non pensare, sa cosa faccio? Ripasso una parte, in genere quella della prossima commedia”.

E in questo momento che ripassa?

“Ho tante idee. L’anno prossimo rifaremo I ragazzi irresistibili. Con Branciaroli c’è un sodalizio forte, molte affinità. Lui però avrà anche altri impegni, così per la seconda parte della stagione sto pensando nuove cose. Un Casanova con un giovane regista, Fabio Condemi, a me piacerebbe Braci di Marai per cui avrei pensato di chiamare con me Franco Nero. Intanto sa che sono stato il protagonista di un film? Trifole, coproduzione italoamericana, con un giovane regista, Gabriele Farro, e con Margherita Buy, dove sono un cercatore di tartufi”.

Umberto Orsini e Franco Branciaroli a teatro con "I ragazzi irresistibili" (2024) 

Magnifico.

“Oltre a Ronconi, ho avuto due modelli, Romolo Valli e Paolo Stoppa, che mi hanno marchiato su come spendere l’intelligenza nel teatro, per sorprendere, spiazzare. Io non ho mai fatto Amleto o Lear, ma gli spettacoli giusti sì, che hanno fatto epoca: L’Arialda, L'uomo difficile, Copenaghen, Il prezzo... Io voglio un consenso diverso, anche a costo di non piacere a tutti. Mi è andata bene. Questione di fortuna, anche”.

Cioè?

“Ho avuto possibilità di scelta che oggi i ragazzi se la sognano. Al a secondo anno in Accademia a Roma mi chiamarono per Nostra Dea di Bontempelli, regia di Vilda Ciurlo con Gian Maria Volonté, Ferruccio Soleri, Giuliana Lojodice e da lì ebbi subito almeno venti offerte”.

Grazie: era bello e bravo.

“No, era che mi ero fatto biondo”.

E perché?

“Speravo venisse Visconti a vedermi. Sapevo – già allora leggevo i giornali anche stranieri - che doveva fare Uno sguardo dal ponte e per Rodolfo che era biondo cercava un attore giovane. Scelse Corrado Pani, però per quel mio biondo, che divenne poi platino nei Karazamov in tv, mi chiamarono tutti. Romolo Valli, persona unica, mi volle in sostituzione di Luca Ronconi in Il diario di Anna Frank della Compagnia dei Giovani, e lì è cominciata la mia storia con loro, dove poi mi innamorai della prima donna, Rossella Falk e...”.

Ha più volte raccontato la scazzottata con Renato Salvatori per amore della Falk.

“Dopo essere stati amanti restammo amici. Andò così anche con Ellen Kessler, che conobbi grazie a Enrico Maria Salerno il quale stava con la gemella Alice. Era la metà dei Sessanta e quello fu il mio periodo dei rotocalchi. Giravo molti film, anche in Francia dove feci due Emmanuelle”.

Umberto Orsini con Ellen Kessler (1969) 

Con Sylvia Kristel, altra fidanzata.

“Donna straordinaria, bellissima e intelligente. Purtroppo finita male, droga, malattia... Ma parlo poco dei miei amori, perché allo spettatore di oggi dicono poco, pensa siano signore in età come me, che siano delle Montalcini”.

Nella sua biografia, “Sold out”, lei racconta due approcci omosessuali ricevuti quando era ragazzo.

“Due episodi innocenti e nulla più”.

Dicono che Visconti fosse innamorato di lei?

“No, lo escludo. Mi aveva visto in D’amore si muore, qualche anno dopo mi volle per La caduta degli dei e gliene sono grato perché lì divenni un primo attore. Poi Ludwig e l’ultima sua regia teatrale, Vecchi tempi con la Asti e la Cortese. Lui, Ronconi, sono stati la mia educazione artistica, difficile da estirpare. Faccio il produttore per loro, per garantirmi quella stessa qualità”.

Umberto Orsini in una scena del film "La caduta degli dei" di Luchino Visconti (1969) 

È vero che ci rimette molti soldi?

“Pago gli spettacoli di tasca mia, sì. E in questo sistema teatrale sballato i pagamenti dai teatri arrivano in ritardo. Questo mese ci sono voluti 70 mila euro di contributi per le due compagnie. Pago ma almeno sono padrone di me stesso”.

Pensa mai a chiudere la carriera?

“Finché non sono costretto dal punto di vista fisico, vivo alla giornata. Poi si vedrà. Io ho la natura del gatto selvatico vorrei uscire di scena senza essere visto, non arrivare a essere una larva. Io credo nel fine vita, sì. Ho visto la sofferenza di Visconti, ho visto mio padre vecchio, paralizzato. No, io no”.

Che pensa se si guarda indietro?

“Che ho vissuto il mio sogno di 16enne che mio fratello portava a teatro a Milano e un pomeriggio indimenticabile al Teatro Nuovo vide Morte di un commesso viaggiatore di Visconti con Stoppa, Morelli, De Lullo, Mastroianni, immaginando di voler dare le emozioni che avevo avuto. Ecco: con quegli attori ci ho lavorato, ho recitato Morte di un commesso... Sono stato dentro il mio sogno. Ed è miracoloso”.

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