"Come stai capo?" "Tutto bene Tiz". Questo scambio rapido di qualche giorno fa all'ascensore, lui usciva, io entravo, è l'ultimo ricordo che ho di Ernesto. E come ogni volta che lo incontravo non potevo fare a meno di pensare a quanto gli volessi bene. E che sia andato via non riesco a crederlo, perché lui c'era sempre. Anche quando era lontano chissà dove in una delle sue millemila attività, tutte svolte sempre sorridendo, sempre con quella curiosità universale che se uno non ce l'ha in teoria non se la può dare ma, questa è una delle magie di Ernesto, lui era in grado di fartela venire.
Ernesto ha iniziato a seguire la sua inesauribile voglia di scoprire meraviglie da un mondo fantastico e insieme tremendo, dagli anni 70 della California con tante speranze e dell'Italia con tante paure. Ha scoperto e raccontato tutti gli incantesimi di questo mondo, la musica sì certo, ma anche la tecnologia e quel legame che unisce i pazzi sognatori di ogni latitudine, John Lennon e Steve Jobs, Bob Marley e Nolan Bushnell, Eugenio Scalfari e Sir Clive Sinclair, e tanti altri bellissimi visionari senza limite di orizzonte. Ernesto Assante è stato molto più che un critico musicale. E' stato come un'onda radio inarrestabile che portava sempre da te qualcosa di bello, senza travolgerti mai se non di entusiasmo.
Ernesto è stato innumerevoli cose, tutte quelle di cui era curioso e di cui diventava un amplificatore sempre a volume alto, felice di suonare e cantare canzoni sempre nuove. Per me è stato un amico e un maestro, mi ha portato a Repubblica alla fine degli anni 90 e ha sopportato anche le volte che l'ho fatto diventare matto quando era il mio capo, sempre con il sorriso del fratello maggiore che ti capisce anche quando non ti capisci nemmeno tu. Quanta pazienza ha avuto con me e quante volte ha provato a lavare la testa al somaro negli anni in cui abbiamo lavorato, riso, scherzato, litigato e poi per fortuna riso ancora una volta. E rimpiango tutto il tempo non passato insieme a te Ernesto caro, sempre inevitabilmente impegnato nelle tante cose da fare perché non esiste la “giornata da 48 ore” che tanto desideravi.
La tua mancanza è un dolore inutile e una perdita che non si può misurare. Ma come sai benissimo le onde non vanno mai via, viaggiano sempre e tornano a sorprenderti quando non te l'aspetti. Per portarti chissà dove. Magari in quel mondo meraviglioso che volevi per tutti e di cui hai indicato la direzione in ogni cosa e in ogni parola. Grazie Ernesto per la musica sempre ad alto volume, che altro non era che un invito a tenere al massimo il volume della vita. Per aver sempre avuto e trovato il tempo, che non è sempre un quattro quarti e allora bisogna improvvisare senza paura. E grazie soprattutto per la tua curiosità infinita e per avermi fatto capire quanto è importante averne sempre. E per averlo fatto con quel tuo sorriso, che era la lezione più bella.