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Gerardina Trovato: “Da Sanremo alla Caritas, avevo perso tutto. Caterina Caselli mi ha deluso”

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La cantautrice siciliana si racconta dopo il ritorno ai concerti (anche grazie a TikTok). “Jimmy Fontana a Sanremo mi disse che la mia canzone faceva schifo”
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Gerardina Trovato non perde mai il sorriso, durante la conversazione. “L’altro ieri avevo un concerto, ieri invece sono andata in tv: standing ovation”, racconta con orgoglio la cantautrice di Catania, che in passato ha partecipato per tre volte a Sanremo. Ma gli ultimi non sono stati anni facili. Ora, dopo essere finita sul lastrico, ha iniziato una seconda vita.

Come ha trovato la forza di ricominciare?
“Ci vuole forza per non far niente, non per ricominciare. E io non ce la facevo più a star ferma, volevo tornare a cantare. Avevo bisogno del contatto umano. Era passato troppo tempo dall’ultima volta”.

Quanti anni ha ora?
“Sono 57. Tanti, troppi”.

Perché troppi?
“Vorrei averne sette, senza il 5 davanti. Più si va su e più si ama l’infanzia”.

E lei proprio da bambina ha cominciato a cantare.
“A tre anni andai allo Zecchino d’oro. Mi ci volle portare mia madre che era maestra di fisarmonica e pianoforte. Avevo questa vocina che entrava nei timpani, dava pure un po’ fastidio. Ma avevo t…

Gerardina Trovato non perde mai il sorriso, durante la conversazione. “L’altro ieri avevo un concerto, ieri invece sono andata in tv: standing ovation”, racconta con orgoglio la cantautrice di Catania, che in passato ha partecipato per tre volte a Sanremo. Ma gli ultimi non sono stati anni facili. Ora, dopo essere finita sul lastrico, ha iniziato una seconda vita.

Come ha trovato la forza di ricominciare?
“Ci vuole forza per non far niente, non per ricominciare. E io non ce la facevo più a star ferma, volevo tornare a cantare. Avevo bisogno del contatto umano. Era passato troppo tempo dall’ultima volta”.

Quanti anni ha ora?
“Sono 57. Tanti, troppi”.

Perché troppi?
“Vorrei averne sette, senza il 5 davanti. Più si va su e più si ama l’infanzia”.

E lei proprio da bambina ha cominciato a cantare.
“A tre anni andai allo Zecchino d’oro. Mi ci volle portare mia madre che era maestra di fisarmonica e pianoforte. Avevo questa vocina che entrava nei timpani, dava pure un po’ fastidio. Ma avevo tempo e intonazione fuori dal comune”.

Come andò?
«Male. Allora dovevi comprare l’enciclopedia e un piccolo televisore con i dischetti delle favole per andare avanti. Mio padre si spaventò perché costava tutto troppo, era un medico all’inizio della sua carriera, e allora disse ‘vediamo dove arriva con il suo talento’. In semifinale”.

È sempre stata convinta di diventare una cantante?
“L’ho sempre saputo, avevo la strada segnata. A sei anni scrissi già il mio primo brano con la chitarra”.

Di cosa parlava?
“Era dedicata a un poster su cui era raffigurato un cavallo bianco libero sulla spiaggia. Era nella mia camera”.

Cameretta.
“No, era proprio una camera: la casa dei miei era gigantesca. C’erano anche lo stereo, il mangiadischi…”.

È stato difficile andar via da casa?
“Mi trasferii a Roma a 20 anni. Dopo aver preso il diploma in ragioneria, dissi ai miei genitori che avrei fatto successo. Volevo entrare nel cervello della gente. Non immaginavo che poi nella capitale sarei cresciuta così tanto”.

Gavetta?
“Iniziai a lavorare subito, ben stipendiata, con le orchestre di liscio e come corista di Bobby Solo”.

Quando arrivò la svolta?
“Firmai un contratto con Caterina Caselli nel 1992”.

Come la notò?
“Registrai una cassetta con una radio che mi aveva regalato mia nonna, la mandai a Caterina e dopo due giorni mi chiamò la sua segretaria: ‘La signora Caselli vorrebbe incontrarla’”.

Un provino semplice?
“Entrai nella sua stanza solo con la testina, avevo il resto del corpo fuori dalla porta. Lei mi vide, aveva un sorriso magico, mi feci coraggio ed entrai. Presi la chitarra e mi misi per terra, tanto che lei non capiva dove fossi finita. Per questo poi cantai seduta sul cubo a Sanremo, ricorda?”.

Certo.
“Volevano mettermi a mio agio. Al provino attaccai con il primo brano, Caterina mi bloccò e fece venire tutti i suoi collaboratori in camera ad ascoltarmi. Tornai a casa con il contratto. E così nacque questo rapporto con lei: la chiamavo anche di notte per farle sentire cosa avevo scritto. Ma ci sono i pro e i contro”.

Cioè?
“Non per altro la chiamano ‘mamma chioccia’: le è permesso entrare nella tua vita privata”.

Per cosa, nello specifico?
“Per tutto, come una mamma. Per certe cose fa piacere, per altre no. E mentre alla mamma potevi dire ‘fatti gli affari tuoi’, a lei no”.

Nel 1993 arrivò seconda fra le nuove proposte di Sanremo, dopo Laura Pausini che cantò ‘La solitudine’.
“Me la ricordo, è sempre stata tenerissima. Aveva paura di me: diceva che ero completa, scrivevo e suonavo, mentre lei si sentiva solo un’interprete”.

L’anno seguente tornò al Festival con ‘Non è un film’, per la prima volta tra i big.
“Stavo camminando e incontrai Jimmy Fontana, mi disse: ‘L’arrangiamento è pazzesco, peccato che che il brano faccia schifo’. ‘Grazie, gentilissimo’”.

Era ironico?
“No, fra i big c’era grande competizione. Nel 2000 invece salii sul palco con una consapevolezza diversa”.

Perché?
“Ero sicura di me stessa. Basta ascoltare Gechi e vampiri: noti il suono. I giornalisti mi chiamavano ‘Gerardina l’arrabbiata’, avevo lo sguardo fisso verso la telecamera. Verso la gente: non c’è cosa più potente al mondo. Tant’è che la stessa gente mi ha riportato al successo oggi, dopo 25 anni”.

Il sesto posto la deluse?
“Ci sono giochi molto più grandi lì dello Zecchino d’oro. Ma a me interessava arrivare prima nella classifica della giuria popolare”.

È stata anche costretta a fermarsi, nei primi anni di carriera.
“Per un errore medico, all’inizio del 1996: ero ansiosa…”

Per tutti quei cambiamenti?
“No, io sono nata con l’ansia: quando vidi Lo squalo, dormii per sei mesi nel letto con mia madre. A ogni modo, il medico mi imbottì di psicofarmaci. Mi dette persino le gocce per il morbo di Parkinson. Finii paralizzata a letto, riuscivo a muovere solo il collo. Poi intervenne mio padre, perché non mi sentiva più al telefono, e il medico ammise l’errore. Ma ora basta preoccuparsi per la mia salute (ride)”.

In quegli anni ha collaborato anche con Andrea Bocelli.
“Lui collaborò con me, doveva ancora partecipare alle ‘Voci nuove’ quando ci incontrammo. Me lo portavo con la manina in Olanda, Francia, Germania perché volevano ascoltare Vivere. È sempre stato spiritoso quando gli altri sbagliavano con lui: una persona disse ‘Mettetegli un gobbo’ perché non ricordava le parole”.

Qualcuno l’ha delusa, invece?
“Caterina molto. C’erano due persone a me vicine che volevano distoglierla dalla realtà, riguardo al mio staff, e litigammo al telefono allo scoccare della notte del mio compleanno. Dopo il 2002 ci dividemmo”.

Vi siete più sentite?
“La chiamai qualche anno fa perché volevo dirle che era morta mia madre, ma ora non più”.

Dopo l’addio a Caterina Caselli cosa accadde?
“Cominciarono a spremermi come un limone ed ebbi un edema alle corde vocali nel 2005, dato che i miei non sono branetti da canticchiare. Dopo due tournée atroci non riuscivo più a cantare, parlavo. Il mio foniatra risolse tutto, ma ora è in pensione e sono un po’ spaventata. Speriamo non mi venga più nulla”.

Gerardina Trovato in un concerto a Palermo il 7 settembre 

In questi ultimi anni invece dov’è stata?
“Nel 2006 morì mio padre e per me fu un trauma, ero giovane. Poi mi sono trasferita a Verona e sono stata accanto al mio compagno, un ‘ragazzo’ – come lo chiamo – che è diventato tutto per me”.

Con i concerti aveva smesso?
“Facevamo parecchie serate ma tranquille. Lui è stato il più giovane direttore dell’Arena di Verona. Io ho preso un cagnolino, avevamo un allevamento di coniglietti nani e lì ho trovato la pace”.

E poi?
“È caduto in disgrazia e gli sono stata vicino per tanto tempo. Poi sono accadute cose brutte anche a me, ho avuto problemi finanziari e mi ha aiutata. Ci siamo sempre sostenuti a vicenda: è il mio angelo custode. Ma non ho fatto più concerti, troppi problemi pratici. Sono finita anche alla Caritas”.

Come?
“Per problemi familiari. Un giorno mi chiama il direttore della mia banca e mi dice che non ho più un conto. C’è gente che si ammazza per questo, io no. Sono andata a chiedere aiuto al prete che mi dava soldi per fare la spesa, poi il farmacista e la tintoria mi facevano credito, l’estetista mi dava conforto. Mi sono resa conto di quante persone importanti avessi accanto”.

E nessun collega si è preoccupato per lei?
“No, nessuno”.

Come si è rialzata?
“Alla morte di mia madre ho ereditato i beni di mio padre, poi ho chiamato un amico giornalista e sono andata in tv, quattro anni fa. E mi sono ripresa. Allora mi hanno contattato anche da Sanremo”.

Come ospite?
“No, per partecipare alla gara, dato che erano passati esattamente 20 anni dall’ultima volta. Ma mi avevano tagliato tutto il brano per farlo rientrare nei tre minuti e mezzo e ho detto di no”.

Ora dove vive?
“A Modica, sono tornata in Sicilia. Dopo tanti anni io e il mio compagno viviamo separati: lui in una piccola tenuta, io in un appartamento”.

È diventata una star di TikTok: il suo sorriso ha conquistato anche i più giovani.
“Ragazze di 27 anni mi hanno detto che sono cresciute con Gechi e vampiri. Allora avevano appena tre anni. Senza nemmeno saperlo, fra i fan avevo anche bambini”.

Perché è ancora molto amata?
“Perché sono vera e pura. E perché odio la moda, in tutto: nei vestiti, nell’arredamento. Quello che rimane eterno è proprio quello che non è alla moda, ma che è veramente bello. Piace in quanto tale. Come un tavolo del Seicento”.

Quando ha deciso di tornare sul palco?
“Quest’estate, ad agosto”.

Ha avuto tutto quello che meritava dalla musica?
“No, ancora no. Quando uscirò con i miei inediti, spero di sì: ho quattro album da portare in studio. Ma ora mi godo tutto questo casino”.

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