Davide Marotta: “Ciribiribì Kodak mi ha reso famoso, ma ho lavorato anche con Fellini e Mel Gibson”
di Giacomo Galanti“Ciribiribì Kodak”, due parole in un minuto di réclame che a Davide Marotta hanno cambiato la vita. Napoletano, classe 1962 e una vita nel mondo dello spettacolo. Marotta ha lavorato con alcune star del cinema, da Federico Fellini a Mel Gibson. Ma per la generazione dei quarantenni e cinquantenni di oggi sarà sempre l’alieno della pubblicità della Kodak. In onda per un decennio, in varie versioni, dal 1987 al 1997.
Davide Marotta, ancora oggi la fermano per strada per dirle "ciribiribì Kodak". Le dà fastidio?
Certo che no, è sempre una grande emozione. Quella pubblicità per me è stata una svolta importantissima. All’improvviso tutti mi conoscevano, la mia vita è cambiata.
Cosa le dicono?
“Ma sei quello della Kodak!?”, oppure mi guardano e ripetono: "Ciribiribi Kodak". E poi chiedono selfie e autografi.
Uno spot che strizzava l’occhio al cinema, in particolare a Blade Runner.
Sì, il riferimento è chiaro. Lo girò Alessand…
“Ciribiribì Kodak”, due parole in un minuto di réclame che a Davide Marotta hanno cambiato la vita. Napoletano, classe 1962 e una vita nel mondo dello spettacolo. Marotta ha lavorato con alcune star del cinema, da Federico Fellini a Mel Gibson. Ma per la generazione dei quarantenni e cinquantenni di oggi sarà sempre l’alieno della pubblicità della Kodak. In onda per un decennio, in varie versioni, dal 1987 al 1997.
Davide Marotta, ancora oggi la fermano per strada per dirle "ciribiribì Kodak". Le dà fastidio?
Certo che no, è sempre una grande emozione. Quella pubblicità per me è stata una svolta importantissima. All’improvviso tutti mi conoscevano, la mia vita è cambiata.
Cosa le dicono?
“Ma sei quello della Kodak!?”, oppure mi guardano e ripetono: "Ciribiribi Kodak". E poi chiedono selfie e autografi.
Uno spot che strizzava l’occhio al cinema, in particolare a Blade Runner.
Sì, il riferimento è chiaro. Lo girò Alessandro D'Alatri, una persona che non c’è più e a cui ero molto affezionato. Io ero l’alieno. Il successo fu esagerato.
Quello spot è stata una casualità.
Avevo 24 anni e non avevo quasi mai fatto pubblicità. Mentre a teatro e al cinema già avevo fatto qualche parte degna di nota.
Prima di lavorare nello spettacolo cosa faceva?
In verità ho iniziato da giovanissimo con lo spettacolo e non mi sono più fermato.
Studi?
Pochi. Ho fatto fino alle medie nel mio quartiere. E poi c’era il problema della fisicità.
Parla dell’altezza, rimasta ferma a poco più di un metro.
Esatto, non è cominciata bene la mia vita. Mia madre si è accorta che non crescevo quando avevo circa 3 anni anche se fisicamente sono normale. Mi spiego meglio, io sono piccolino ma armonico nel senso delle proporzioni. Abbiamo girato il fior fiore degli specialisti per una decina d’anni.
Racconti.
Mamma era preoccupatissima. Il problema era la carenza di ormoni ma allora non c’erano le cure di oggi e non c’è stato nulla da fare.
Ha sofferto molto per la sua condizione?
Io dico sempre che noi napoletani siamo abituati a soffrire e abbiamo una forza d’animo che gli altri non hanno. E comunque la mia infanzia è stata meravigliosa, sempre circondato dall’affetto della famiglia e degli amici. Mai avuto un episodio di bullismo. Però qualche volta, ancora oggi, mi chiedo: “Perché io? Perché proprio a me?”.
Che famiglia era la sua?
Una famiglia normale, di operai, molto numerosa da parte di mamma. Mio padre Giovanni era vetraio, ed è stato lui a trasmettermi la passione per lo spettacolo.
La portava al cinema?
Certo, sono cresciuto con i film di Vittorio De Sica e di Frank Capra. Per non parlare di Totò ed Eduardo De Filippo. Fin da bambino poi mi piaceva molto ballare, così a 16 anni ho iniziato a fare i primi spettacoli in discoteca.
Cosa faceva?
Ballavo e imitavo John Travolta o Renato Zero. Mi vestivo come loro e giravo per locali e discoteche. Siamo alla fine degli anni 70. Ripeto, avevo 16 anni ma sembrava che ne avessi la metà. Poi grazie all’impresario Riccardo Modesti sono riuscito ad arrivare a Roma dove mi sono esibito anche al Piper.
Pian piano si fa notare e arriva la grande occasione al cinema con Dario Argento.
Era il 1983 o 1984. Stavo facendo uno spettacolo in un teatro di Roma nel periodo natalizio. Tra il pubblico c’erano dei collaboratori di Dario Argento che cercavano un bambino per fare Phenomena. Il ruolo richiedeva ore di trucco, quasi una tortura, ed era difficile da proporre a a un ragazzino. Così mi dissero: “Perché non vieni tu che sei piccolino?”. Ho fatto il provino ed è andato tutto bene. Poi ero un fan di Argento e lui è stato molto carino con me.
Da Argento passa a Fellini per Ginger & Fred.
Mica male eh. Nel mio immaginario pensavo di trovarmi il maestro - a Cinecittà lo chiamavano tutti così - col cappottone, la sciarpa rosso e il borsalino. Invece, dopo essermi fatto notare da Mastroianni per le barzellette, Fellini mi si avvicina e dice: “Davidino racconta anche a me”. Così siamo entrati in sintonia e mi ha dato un po’ di battute nel film che non erano previste nel copione.
Nel 1987 cambia tutto con la pubblicità della Kodak.
Tutti mi chiamavano, interviste in tv e nei giornali. Addirittura fecero i pupazzetti. Guardi per farle capire come mi è cambiata la vita le racconto della conferenza stampa a Milano prima del secondo spot.
Prego.
Intanto era la prima volta che andavo a Milano e la prima volta che prendevo l’aereo: eravamo io e mio padre. Un nostro amico ci regalò una 24 ore per fare bella figura, sembravamo Totò e Peppino nel famoso film.
Chissà che emozione.
Grande. All’hotel Hilton organizzarono una cena con centinaia di persone. Mi sembrava il mondo di Willy Wonka. Proprio quella sera la Kodak annunciò di aver fatturato il 67% in più rispetto agli altri anni e mi presentarono a tutti i rivenditori. E mi cambiarono il contratto. Mio padre ormai sveniva e commentò: “Lavoro da 30 anni, ma non ho mai visto tutti ‘sti soldi”.
Come si gestisce quella popolarità?
Un po’ la testa ti gira, mi chiamavano ai carnevali in tutta Italia per interpretare l'alieno della Kodak. E si guadagnava bene. Nel ‘92 mi ha chiamato anche Mediaset per il circo di Rete 4 con Mastrota, Beruschi e Cristina D’Avena dove facevamo degli sketch basati su alcune favole. Poi il telefono ha smesso di squillare.
Non la cercavano più?
Un po’ ci sono rimasto male, ma sono cose che capitano. A far da contraltare a quel dispiacere c’è stato l’acquisto di una vecchia masseria dove aveva abitato mio nonno. Spesi quasi un miliardo di allora. Una grande gioia, che però sarebbe diventata una delle più grandi delusioni della mia vita.
Cosa è accaduto?
Ho ristrutturato la parte fatiscente della casa. Ma a un certo momento mi mettono i sigilli. Io continuo coi lavori e nel 2002 pago il condono edilizio. Alla fine di tutto vengono contestati i lavori e parte una querelle burocratica con in mezzo avvocati, tecnici del catasto e geometri. Morale della favola, un pm mi ha fatto buttare giù l’intera casa.
Come ha reagito?
Io credo di essere stato vittima di malagiustizia, non c’è stato buon senso in tutto questo anche perché per lo Stato io sono un invalido. Diciamo che mi è crollato il mondo addosso perché in quella casa avevo speso tutti i miei risparmi.
Ora dove vive?
Mi sono trasferito a Casoria in un casa in affitto. È stato davvero un colpo molto duro.
Però dal punto di vista professionale qualche nuova soddisfazione se l’è tolta, ha lavorato anche con Mel Gibson nella Passione di Cristo.
Con me Mel Gibson è stato davvero un signore. Quando c’è stata la festa a Roma per la distribuzione in Italia del film il produttore mi ha preso in disparte e mi ha consegnato una lettera firmata da Mel Gibson in cui mi ringraziava per il mio impegno. Insieme c’era un assegno da 5mila euro.
Più di recente ha recitato sia per Garrone sia per Pieraccioni.
E finalmente mi hanno utilizzato per dei ruoli che esulano dal mio aspetto fisico. Prima non era quasi mai successo. Una cosa molto italiana.
Si spieghi meglio
Diciamo che l’approccio nei confronti di persone piccoline come me negli ultimi anni è cambiato molto. Ma un pregiudizio ancora c’è. Mentre negli Stati Uniti, per esempio, attori con le mie caratteristiche fisiche vengono più valorizzati. Insomma: sicuramente non potrò mai fare il corazziere, ma nemmeno per forza il folletto.
Ora è molto attivo in teatro, con Carlo Buccirosso è stato in tournée con “Il vedovo allegro”.
Abbiamo fatto più di 140 date e per me è stata una grande esperienza.
È felice?
Quella della casa è stata una botta che non si cancellerà mai. Però sto bene, non mi lamento. La felicità va e viene. Ma dalla vita ho avuto tante soddisfazioni.