Da Canzonissima a Fantastico: così un ragazzo di Militello ha rivoluzionato la tv
di a cura della redazione Spettacoli“Baudo Giuseppe di anni 24; fantasista; buona presenza; buon video; discreto nel canto; suona discretamente il pianoforte. N.B. può essere utilizzato per programmi minori”. Firmato Antonello Falqui e Lino Procacci.
È l’aprile del 1960 e due mostri sacri della tv dell’epoca fanno il primo provino a un ragazzo che arrivava da Militello in Val di Catania, in provincia di Catania, con alle spalle piccole esperienze nel teatro locale.
Antonello Falqui era sorpreso da come parlasse correttamente italiano e, quando gli chiese se avesse frequentato qualche corso di dizione, Pippo Baudo rispose secco: “No, ho ascoltato la radio”.
Ed è stato lo stesso Baudo ad aver raccontato quell’esperienza: “Mi esaminò Antonello Falqui, convinto che i siciliani non sapessero l’italiano. ‘Pure Cavour pensava che parlassimo arabo’, replicai. Il responso fu: ‘Buona presenza. Adatto a spettacoli minori’”.
Il baudismo era una rassegna di “Ec…
“Baudo Giuseppe di anni 24; fantasista; buona presenza; buon video; discreto nel canto; suona discretamente il pianoforte. N.B. può essere utilizzato per programmi minori”. Firmato Antonello Falqui e Lino Procacci.
È l’aprile del 1960 e due mostri sacri della tv dell’epoca fanno il primo provino a un ragazzo che arrivava da Militello in Val di Catania, in provincia di Catania, con alle spalle piccole esperienze nel teatro locale.
Antonello Falqui era sorpreso da come parlasse correttamente italiano e, quando gli chiese se avesse frequentato qualche corso di dizione, Pippo Baudo rispose secco: “No, ho ascoltato la radio”.
Ed è stato lo stesso Baudo ad aver raccontato quell’esperienza: “Mi esaminò Antonello Falqui, convinto che i siciliani non sapessero l’italiano. ‘Pure Cavour pensava che parlassimo arabo’, replicai. Il responso fu: ‘Buona presenza. Adatto a spettacoli minori’”.
Il baudismo era una rassegna di “Ecco a voi”, ben lontano dallo sviluppo di qualsiasi idea (Antonello Falqui)
Il primo grande successo
La svolta arriva nel 1966, quando un problema tecnico getta nel panico la Rai: sembra che la bobina con la prevista puntata del telefilm Le avventure di Rin Tin Tin non fosse arrivata in tempo per essere trasmessa il 6 febbraio e l’azienda si trovò obbligata a mandare in onda la puntata pilota di una trasmissione giudicata “intrasmissibile” dai vertici, era Settevoci. Fu un successo clamoroso e la carriera di Pippo decollò improvvisamente.
La televisione la gente se la va a cercare a qualsiasi ora: basta che sia fatta bene (Pippo Baudo)
I suoi programmi più noti
Da lì Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, questo il suo nome all’anagrafe, per i successivi 60 anni, non si è più fermato, facendogli guadagnare l’appellativo di “Pippo nazionale”: oltre a Settevoci (1966-70), l’altro suo trampolino di lancio fu Canzonissima (1972-73).
Ma il maggior successo lo raggiunse negli anni Ottanta conducendo numerosi programmi per la Rai: Domenica in (1979-85, 1991-92), Fantastico (1984-86 e 1990), Serata d’onore (1983, 1986) e numerose edizioni del Festival di Sanremo (1968, 1984-85, 1987, 1992-96, 2002-03, 2007-08).
Il passaggio in Mediaset e il ritorno in Rai
Dal 1987 al 1988 è direttore artistico di Canale 5. Poi, il ritorno in Rai: dapprima su Rai 2 con una serie di Serata d’onore (1989), poi su Rai 1 con Gran Premio (1990), Varietà (1991), Luna Park (1994-96), Papaveri e papere (1995), Mille lire al mese (1996).
La direzione artistica della Rai
Dal 1989 al 1997 direttore artistico (e dal 2000 presidente) del Teatro Stabile di Catania, nel 1994 ha assunto la direzione artistica della Rai fino alle dimissioni del maggio 1996. In seguito, rientrato a viale Mazzini, ha condotto i programmi Giorno dopo giorno (1999, divenuto nel 2000 Novecento. Giorno dopo giorno), Passo doppio (2001), Il castello (2002-2003) e nuovamente Domenica in (2005-10), altro fiore all’occhiello della sua carriera.
Scazzottiamoci, prendiamoci a sputi in faccia, così fottiamo il pubblico, lo imbarbariamo e avremo un’Italia di merda (Pippo Baudo)
Nel 2010 ha condotto su Rai 3 Novecento e nel 2012 il programma in prima serata Il viaggio, riconfermato per una seconda edizione l’anno successivo. Dal 2014 al 2015 è stato giurato del talent show condotto da Carlo Conti Si può fare! e nel 2016-17 è tornato a condurre Domenica in. Poi, nel 2018, ha condotto Sanremo giovani con Fabio Rovazzi.
Il TeleRatto della critica
Oltre ai programmi sopra elencati, Baudo ha condotto molti altri spettacoli televisivi, come Festivalbar, La sai l’ultima?, Il pranzo è servito, Supersanremo, Azzurro e il non azzeccatissimo 150 su Rai1, che fece “guadagnare” a Baudo e a Bruno Vespa, il poco ambito TeleRatto della critica 2011 che – stando alle motivazioni della giuria – “ha completato il proprio atto televisivo, destinato a celebrare con la dovuta retorica i 150 anni dell’unità d’Italia, con un plateale divorzio finale, perfetto sigillo all’incompatibilità che li ha accompagnati”. “Ce lo siamo proprio meritato – fu il commento di Baudo – Una coppia peggio di noi non si trovava”.
Andreotti e Padre Pio
Nel corso della sua vita e della sua carriera, che in gran parte coincidono e si sovrappongono (come disse Lucio Presta, “Se non va in studio non sa che cosa fare”), Baudo ha incrociato tutte le maggiori personalità dello spettacolo, del cinema, della musica e della politica, come Giulio Andreotti – il conduttore ha sempre dichiarato la sua fede democristiana – che lo faceva andare in studio alle 6.30 di mattina “per organizzare l’intervista in diretta” e dopo un’ora di chiacchiere lo congedava con un disinvolto: “Improvviseremo”.
Ma fra i tantissimi incontri, ce ne è stato uno veramente singolare. “Da giovane andai con Renzo Arbore e altri pellegrini di Foggia da Padre Pio. Ci trattò malissimo – ha raccontato Baudo – Renzo chiese se nella vita avrebbe dovuto fare l’artista o l’avvocato. Rispose: ‘Facisse cchi vvole!’. Poi puntò il dito contro di me e domandò: ‘Vuie state accà pe’ fede o pe’ curiosità?’. Fui sincero: ‘Per curiosità’. Mi indicò la porta: ‘Iatevenne!’. Non potevo mentire a Padre Pio… Un santo… Sarebbe stato molto peggio”.
Questo lavoro si fa soltanto quando si è felici (Pippo Baudo)
“Questo l’ho inventato io”
Baudo è stato un monumento catodico, al quale dobbiamo molti dei volti televisivi e artisti musicali ancora in voga in questi anni. Del resto “Questo l’ho inventato io” fu uno dei suoi tormentoni. Nei suoi programmi ha lanciato (e rilanciato) personalità musicali come Milva, Mietta, Anna Oxa e Giuni Russo. Ha avviato, solo per citarne alcuni, le carriere di personaggi come Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Andrea Bocelli, Giorgia, Laura Pausini, Fabrizio Moro.
Cuccarini, Baudo e il loro primo incontro segnato dall'equivoco sul provino
Per non parlare di Barbara D’Urso: “È stata mia valletta a Domenica In - ricordava - con diritto di poche parole. Ora si sta prendendo gli arretrati”. E uno sconosciuto comico destinato, nel bene e nel male, a grandi cose anche in politica: Beppe Grillo.
Il meta-cabaret di Grillo
“Andai a vedere lo show di Beppe Grillo alla Bullona, un locale di Milano. Ero l’unico spettatore. Lo vidi e chiesi: ‘Quando si comincia?’. ‘Se ti siedi, subito’, rispose. Fece un monologo di mezz’ora solo per me. Meta-cabaret: ‘Qui devi ridere, qui devi piangere...’. Mi dissi: questo è un genio. Gli organizzai un incontro con i dirigenti Rai, ma non c’erano le telecamere. Grillo improvvisò un dialogo immaginario con la madre: ‘Mamma faccio un provino per la tv, ma non c’è la tv...’. Dissero: questo è un genio. Così Beppe si trasferì a Roma con un suo amico: Antonio Ricci. Nel loro residence si era rotto il riscaldamento, e li ospitai a casa mia”.
La voce di Al Bano
Poi un altro incontro: “Quando conobbi Al Bano stavo cenando al Dollaro, un ristorante milanese che costava 660 lire, l’equivalente di un dollaro appunto. Invece degli spaghetti, il cameriere portò una chitarra e cominciò a cantare. “Che voce!”, pensai. Di giorno Al Bano lavorava alla Breda, la sera ai tavoli. Gli dissi di venire in Rai il mattino dopo”.
Baudo è stato una miniera di racconti e aneddoti di un’altra era. Al tempo di Settevoci, per esempio, lo chiamavano per inaugurare i circhi e lui non si è mai tirato indietro. Faceva le foto con i bambini, con il pony e con il clown e non si vergognava ad ammettere che era solo “perché pagavano bene, allora non c’era Iva, tutto in contante”.
La (finta) rivalità con Mike Bongiorno
Ed è a quell’epoca che risale la presunta rivalità con un’altra leggenda della tv: Mike Bongiorno: “Mike mi mandò a chiamare: ‘Sei bravo, hai futuro. Per questo tu e io dobbiamo cominciare a sfotterci’ – ha raccontato Baudo in più occasioni – Non capivo. Mi spiegò: ‘Agli italiani queste cose, i dualismi, piacciono. Diventeremo il Coppi e Bartali della tv’. Con il tempo siamo diventati amici fraterni. Andavo a trovarlo, lui metteva a letto moglie e figli, e cominciava a raccontare: l'America, la madre, i primi amori. E poi San Vittore, i fascisti, Montanelli, suor Enrichetta che rischiò la vita per salvare i prigionieri. Ogni anno a Natale gli mandavo una cassa di arance, e lui mi mandava una cassa di mele”.
La televisione è come una spugna: raccoglie tutto ciò che c’è sul pavimento e quando vai a spremerla esce fuori il succo della società (Pippo Baudo)
Tognazzi capo delle Br
Con programmi come Scanzonatissimo ha girato l’Italia, sintonizzandosi con sentimenti del Paese che chiedeva leggerezza, impegno, professionalità, eleganza. Tutti principi che Baudo ha fatto suoi, arrivando ad applicarli anche nei momenti più delicati. Come l’intervista a Ugo Tognazzi che, “accusato” dal geniale giornale satirico Il Male di essere il capo delle Brigate Rosse, disse in diretta di avere una bomba in tasca. O come l’ultima telefonata di Delia Scala che, pochi giorni prima di morire (il 15 gennaio 2004), chiamò in diretta Novecento.
La crisi con l’Iran
E una volta rischiò anche una crisi internazionale con l’Iran durante il Fantastico 7 del 1988 da lui condotto, a causa di uno sketch del trio Lopez, Solenghi, Marchesini sull’Ayatollah Khomeini. Nei suoi 60 anni di carriera ha collezionato oltre 150 programmi, diversi film e anche brani musicali scritti pure per altri artisti. Ma è il Festival di Sanremo a consacrarlo con il record di tredici conduzioni, tra il 1968 e il 2008, e in sette è stato anche direttore artistico della gara. La sua leggenda è crescita grazie ai siparietti e, soprattutto, agli incidenti, dai quali è uscito con l’eleganza del “grande professionista” per antonomasia.
I contestatori
Su tutti, il contestatore che salì sul palco nel 1992 dicendo che il Festival era truccato e l’uomo che tre anni dopo si arrampicò sugli spalti minacciando di buttarsi di sotto e che Pippo raggiunse abbracciandolo forte e aiutandolo a scendere senza che intervenissero le forze dell’ordine.
Benigni il guastatore
“Un ospite che mi ha messo in difficoltà? Uno solo, Roberto Benigni, al quale però voglio troppo bene. La prima volta che venne in trasmissione, mentre ci riprendevano a mezzo busto, mi diede con la mano un colpo secco sui genitali che mi lasciò senza fiato”. Ed è sempre Benigni che nel 2002, sul palco dell’Ariston lo tastò nelle parti intime e annunciò all’Italia che “non è rimasto più niente”.
Pippo è Sanremo, Sanremo è Pippo. Nessuno come lui sa interpretare lo spirito del Festival, scegliere le canzoni adatte al Festival, rappresentare il pubblico che segue il Festival (Aldo Grasso)
Il passo falso
Ma fra le tante soddisfazioni, un passo falso c’è stato: il passaggio a Fininvest nell’87, è sempre stato ricordato dallo stesso Pippo come lo sbaglio della sua carriera. “I programmi andavano benissimo – raccontava Baudo – Festival fu un successo. Ma mi facevano tutti una guerra spietata: Costanzo, Corrado, Antonio Ricci. Gli unici a difendermi erano Mike e i miei cari amici Sandra e Raimondo. Rinunciai a miliardi di lire e a un palazzo sull’Aventino, dove ora c’è Medusa”. E, come racconta nella sua autobiografia Ecco a voi. Una storia italiana del 2018, “non mi lasciò neanche il bar”. Ma il conduttore era deciso e rescisse il contratto, pagò la penale e restò un anno fermo – come previsto dagli accordi – per poter ritornare in casa Rai. “Dopo aver lasciato le reti di Berlusconi mi ritirai in eremitaggio nella mia casa di Morlupo – raccontava ancora Baudo – Passavo la giornata accanto a un telefono verde che non suonava mai”. Il primo novembre, Biagio Agnes, potentissimo direttore generale della Rai, andò al cimitero al paese natale, Serino, in provincia di Avellino. Fu affrontato da una vecchietta: “Avite a fa’ turna’ a Pippo Baudo”. “Se no?”. “Se no morite”.
Pippo Baudo con Biagio Agnes
E così Agnes – che per stessa ammissione di Baudo era molto ‘incazzato’ con il conduttore – lo chiamò il mattino del 2 novembre: “Adesso mi dici chi conosci a Serino!”. E Baudo fu ripreso. “All’1% di quel che mi avrebbe pagato Berlusconi; ma mi riprese”. D’altronde, come disse Edmondo Berselli: “Baudo non si assume e non si licenzia, perché l’ha scelto, nella sua sovranità, il popolo”.
L’audience influisce anche sulle amicizie (Pippo Baudo)