Pochi direttori d'orchestra contemporanei hanno dimostrato, lungo un arco di svariati decenni, la straordinaria tenuta - in termini di prestazioni artistiche e di elevatezza del livello di carriera - attribuibile a Zubin Mehta. Nato nel '36 in India ma occidentale d'adozione, Zubin, interprete di charme leggendario, ha studiato a Vienna, abita a Los Angeles e ha sostenuto incarichi prestigiosi in alcune tra le massime istituzioni musicali europee e statunitensi, come la Filarmonica di New York e l'Opera di Monaco di Baviera. Fra le altre cose Mehta collabora da tempo coi Berliner Philharmoniker, una delle compagini cui rivolge maggiormente la sua passione musicale, "sempre nel ruolo di direttore ospite", riferisce. "Coi Berliner non faccio tournée, dato che l'orchestra viaggia solo col suo direttore stabile. Ma non ho mancato una partecipazione annuale nella loro stagione concertistica berlinese fin dal 1961!".
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ENTRA NELLA DIGITAL CONCERT HALL
Maestro Mehta, dalla conduzione di Karajan i Berliner passarono a quella di Abbado, e ora è l'inglese Simon Rattle a guidarli. Trova che l'identità dell'orchestra si sia modificata negli anni?
"Sì, nel senso che il gruppo si è via via internazionalizzato sempre più: molto più della Filarmonica di Vienna, un'altra delle formazioni europee con cui lavoro spesso. Oggi tra i Berliner ci sono ben 28 nazionalità. Parallelamente il loro repertorio è diventato immenso. I direttori che lei ha citato lo hanno ampliato su vari fronti. Rispetto all'epoca di Karajan, Abbado ha introdotto le sinfonie di Mahler, mentre Rattle ha portato tanta musica inglese e francese".
Sabato 26 settembre lei dirige a Berlino un concerto che andrà in diretta sulla Digital Concert Hall alle 19 (per poi restare disponibile negli archivi della sala virtuale). E' molto insolito nella scelta dei pezzi, e tutto viennese nella prima parte.
"Si tratta di brani poco noti, scritti nella prima metà del Novecento da due autori pieni di affinità culturali in quanto originati dalla stessa tradizione musicale austriaca, benché ideologicamente contrapposti. L'uno, Franz Schmidt, aderì al nazismo; l'altro, Erich Wolfgang Korngold, era ebreo. Di Schmidt, apprezzato anche da Schönberg, sono in programma l'Intermezzo e la Carnival Music ritagliati da Notre Dame, una sua opera di spirito tardo-romantico basata sul romanzo di Victor Hugo. Quanto a Korngold, in gioventù fu stimatissimo da Gustav Mahler, che lo definì un genio, ed ebbe molto successo in Europa. Poi, nel '34, si trasferì a Los Angeles in fuga dalle persecuzioni antisemite, e lì creò per Hollywood musiche da film celebri e premiate. La riscoperta recente dei suoi lavori ha riportato alla luce composizioni preziose, come il Concerto per violino e orchestra che è in programma sabato a Berlino. Datato 1945, è un pezzo che alla raffinatezza melodica unisce un brillante virtuosismo. Vi emerge una sintesi dei temi di un paio delle colonne sonore cinematografiche di Korngold, il quale volle dedicare il brano ad Alma Mahler, la vedova di Gustav".
Solista di questo concerto sarà Gil Shaham, uno dei violinisti più acclamati del nostro tempo.
"Lo conosco da quando si esibiva a sei anni ed era un formidabile enfant prodige. Nel periodo in cui diressi la New York Philharmonic lo invitai spesso a suonare nella serie dei concerti per i giovani. E' un musicista di grande statura e ci intendiamo al volo".
Nella seconda parte del programma del 26 figura la Terza Sinfonia di Camille Saint-Saëns.
"Anche questo è un lavoro di gusto tardo-romantico. L'autore sviluppa i temi dei quattro movimenti sinfonici a partire dalla sequenza medioevale del Dies Irae. Quest'aspetto, insieme all'uso dell'organo nella parte finale, dà alla sinfonia un impatto monumentale. Ho pensato d'inserirla soprattutto perché vogliamo festeggiare un anniversario importante: a novembre il bellissimo organo della sala dei Berliner compie cinquant'anni. Ci voleva qualcosa che valorizzasse questo magico strumento".
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Maestro Mehta, dalla conduzione di Karajan i Berliner passarono a quella di Abbado, e ora è l'inglese Simon Rattle a guidarli. Trova che l'identità dell'orchestra si sia modificata negli anni?
"Sì, nel senso che il gruppo si è via via internazionalizzato sempre più: molto più della Filarmonica di Vienna, un'altra delle formazioni europee con cui lavoro spesso. Oggi tra i Berliner ci sono ben 28 nazionalità. Parallelamente il loro repertorio è diventato immenso. I direttori che lei ha citato lo hanno ampliato su vari fronti. Rispetto all'epoca di Karajan, Abbado ha introdotto le sinfonie di Mahler, mentre Rattle ha portato tanta musica inglese e francese".
Sabato 26 settembre lei dirige a Berlino un concerto che andrà in diretta sulla Digital Concert Hall alle 19 (per poi restare disponibile negli archivi della sala virtuale). E' molto insolito nella scelta dei pezzi, e tutto viennese nella prima parte.
"Si tratta di brani poco noti, scritti nella prima metà del Novecento da due autori pieni di affinità culturali in quanto originati dalla stessa tradizione musicale austriaca, benché ideologicamente contrapposti. L'uno, Franz Schmidt, aderì al nazismo; l'altro, Erich Wolfgang Korngold, era ebreo. Di Schmidt, apprezzato anche da Schönberg, sono in programma l'Intermezzo e la Carnival Music ritagliati da Notre Dame, una sua opera di spirito tardo-romantico basata sul romanzo di Victor Hugo. Quanto a Korngold, in gioventù fu stimatissimo da Gustav Mahler, che lo definì un genio, ed ebbe molto successo in Europa. Poi, nel '34, si trasferì a Los Angeles in fuga dalle persecuzioni antisemite, e lì creò per Hollywood musiche da film celebri e premiate. La riscoperta recente dei suoi lavori ha riportato alla luce composizioni preziose, come il Concerto per violino e orchestra che è in programma sabato a Berlino. Datato 1945, è un pezzo che alla raffinatezza melodica unisce un brillante virtuosismo. Vi emerge una sintesi dei temi di un paio delle colonne sonore cinematografiche di Korngold, il quale volle dedicare il brano ad Alma Mahler, la vedova di Gustav".
Solista di questo concerto sarà Gil Shaham, uno dei violinisti più acclamati del nostro tempo.
"Lo conosco da quando si esibiva a sei anni ed era un formidabile enfant prodige. Nel periodo in cui diressi la New York Philharmonic lo invitai spesso a suonare nella serie dei concerti per i giovani. E' un musicista di grande statura e ci intendiamo al volo".
Nella seconda parte del programma del 26 figura la Terza Sinfonia di Camille Saint-Saëns.
"Anche questo è un lavoro di gusto tardo-romantico. L'autore sviluppa i temi dei quattro movimenti sinfonici a partire dalla sequenza medioevale del Dies Irae. Quest'aspetto, insieme all'uso dell'organo nella parte finale, dà alla sinfonia un impatto monumentale. Ho pensato d'inserirla soprattutto perché vogliamo festeggiare un anniversario importante: a novembre il bellissimo organo della sala dei Berliner compie cinquant'anni. Ci voleva qualcosa che valorizzasse questo magico strumento".