ROMA - La frequenza del sesso e del nudo sullo schermo ormai non fa più scandalo, ma se il nudo e il sesso appartengono al personaggio di un prete è facile prevedere reazioni indignate. Il prete è Paolo, l'attore Stefano Dionisi, il film è La madre di Angelo Maresca, prodotto dalla Combo di Flavia Parnasi, di cui è appena finita la lavorazione e che sarà distribuito dalla Movimento Film. La madre è Carmen Maura. Liberamente tratto dal romanzo di Grazia Deledda, La madre racconta il rapporto complesso e morboso tra madre e figlio, che ha preso i voti fortemente influenzato dalla volontà di lei, ma poi scopre la sessualità ed entra in conflitto con se stesso e con la fede.
IL PRETE INNAMORATO: LE FOTO IN ANTEPRIMA
"Un conflitto tra anima e corpo - dice Dionisi - Paolo è il personaggio più tormentato della mia carriera. Le basi del personaggio sono dalla Deledda, ma durante le riprese Angelo ha cambiato molte cose, lo ha reso più moderno, la scoperta della sessualità è comune a tutte le generazioni giovani. Ed è un film molto in interni, c'è la Chiesa, le pratiche religiose, ma c'è soprattutto l'atmosfera chiusa della canonica, dove si consuma il conflitto tra madre e figlio. Il nudo? Non mi ha imbarazzato, ero più preoccupato del confronto con un'attrice grande come Carmen Maura".
Ai personaggi di madre, buone o cattive, Carmen Maura è abituata, "ma questo è senz'altro il più drammatico che abbia fatto, molto difficile perché parla pochissimo. L'unico dispiacere è che in nessuna scena posso far ridere il pubblico. Mi piace quando un film diverte, significa che avrà buoni incassi e per me un film che porta soldi è più importante delle buone critiche", dice l'attrice con una franchezza e una semplicità che la rendono, oltre che una grande attrice, una persona piacevole, diretta, che - classe 1945 - non ha problemi a mostrare i segni del tempo.
Incantano le sue risposte in un italiano generoso. "Ho cominciato a fare l'attrice da vecchia. Avevo 25 anni, ho avuto una vita professionale bellissima ma una vita privata piuttosto complessa, nessuno in famiglia approvava le mie scelte", ricorda, tralasciando il fatto di venire da una famiglia aristocratica e che, per il teatro, lasciò la direzione di una galleria d'arte. "Oggi voglio lavorare meno, sono nonna e ho un cane, devo passare più tempo con lui e con i nipoti. Del resto la mia è una professione pericolosa per la stabilità mentale, ti fa pensare di essere qualcuno, a volte ti dicono che sei brava per una scena che invece è venuta fuori per caso. Dobbiamo prendere il nostro lavoro con molta calma".
Inevitabile la curiosità per il rapporto con Almodovar. "Ho conosciuto Pedro quando facevo teatro, era piccolo, non aveva niente, solo il talento. Quando mi ha proposto di lavorare con lui avevo tutti contro, il mio agente, i colleghi, la famiglia, lo vedevano come un pazzo scandaloso. Pepi Lucy e Bom e le ragazze del mucchio è stato girato in due anni, senza soldi, durante i weekend", ricorda. Ma ricorda anche la rottura: "Il momento più bello è stato durante La legge del desiderio, Pedro era adorabile. Il più brutto con Donne sull'orlo di una crisi di nervi, la relazione con lui era catastrofica, avevo sempre voglia di piangere: era il momento di dire basta. Solo dopo vent'anni siamo tornati insieme per Volver. Va bene così. Lui mi ha dato i personaggi migliori della mia carriera, io gli ho dato la mia anima. Io non devo niente a lui, lui non deve niente a me".