Spettacoli

FESTIVAL DI CANNES 2013

Bertolucci e L'ultimo imperatore in 3D
"Sono entusiasta delle nuove tecnologie"

Il maestro ha presentato la nuova versione del suo capolavoro del 1988, che tornerà nelle sale. "La nuova versione ha dato nuova vita al film", ho speigato a mia moglie Claire. "Ma quale 3D, è il film che conta", ha detto lei"

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CANNES - "Una immensa madeleine di sentimenti, ricordi, nostalgie". Questo è per  Bernardo Bertolucci la visione di L'ultimo imperatore in 3D, presentato a Cannes in una sala affollata di pubblico entusiasta. Perché questa nuova versione? "Potrei rispondere perché no? Ma la risposta è nel film. L'ho rivisto a Londra, ho sentito una profonda trasformazione, soprattutto nella prima parte, quando Pu Yi bambino si aggira nei cortili del Palazzo, gli spazi diventano spettacolari, entrano nella narrazione. E ho capito di quanto epico e ben documentato fosse il materiale di Mark People lo sceneggiatore. "Vedi - dicevo a mia moglie Claire - il 3D ha dato nuova vita al film". "Ma quale 3D? È il film che conta", ha detto lei".

Nella "madeleine" come rivede se stesso al tempo di L'ultimo imperatore?
"Sognavo un film che ricordasse a Hollywood il suo cinema epico del passato, credo di esserci riuscito. Era un tempo di grande energia, ricordo i viaggi nelle Cina di Den Xiao Ping, il primo contatto nell'84, i sopralluoghi nell'85, le riprese l'anno dopo. Tanto tempo investito nel film e in una storia in cui non potevo non sentirmi vicino al bambino di 12 anni che era imperatore ma non poteva uscire dal palazzo. Imperatore o prigioniero? L'unica compagna era la solitudine e questo mi commuoveva".

È vero che questa versione è stata voluta dal produttore Jeremy Thomas?
"L'ha realizzata la sua compagnia. È stato un processo lungo, nel passaggio dalle due dimensioni al 3D bisogna lavorare su ogni inquadratura. Il lavoro è stato fatto in parte in India, sono contento, con la sua cultura mistica l'India ha un'assonanza con il film. È stato un impegno di 9, 10 mesi, costato 2 milioni di dollari. L'obiettivo è quello di un ritorno nelle sale e sarei felice se si potesse rivedere in Cina, oggi così cambiata, il pubblico cinese si è abituato al cinema d'azione nazionale e americano".

Le sarebbe piaciuto girare il film in 3D?
"Io sono curioso ed entusiasta delle nuove tecnologie anche se non le conosco affatto. Per Io e te avevo pensato al 3D per dare movimento alla storia chiusa in una cantina, ma la lavorazione avrebbe richiesto tempi lunghissimi e io non amo i tempi lunghi. L'ultimo imperatore non era stato concepito per le 3 dimensioni, non c'è nessuna tentazione di pensare ad effetti spettacolari o a quelle cose da circo che si usano tanto. Forse è un bene, la versione del film in 3D è molto discreta".

Il suo rapporto con Cannes viene da lontano...
"Dal '64, con Prima della rivoluzione, poi sono venuto con La strategia del ragno, Novecento - Gilles Jacob programmò due giornate, Atto i e Atto II - La luna, e tanti altri, fino a Io e te. Arrivando qui al Carlton, ho pensato a quante ore di ansia ho vissuto in queste stanze nell'attesa delle reazioni o dei verdetti finali. Nel '90 sono stato presidente di giuria e ho anche imparato due righe in giapponese per consegnare il premio alla carriera a Kurosawa".

E tra poco sarà presidente della giuria di Venezia.
"Non potevo non accettare, la lettera di Barbera era molto convincente. Non mi dispiace nutrirmi di cinema per una settimana. È la seconda volta dopo il 1983".

Quando trascinò la giuria per il Leone a Jean-Luc Godard e a Prénom Carmen...
"Lo meritava! Era un maestro, aveva contribuito a grandi cambiamenti nel cinema, i suoi film offrivano sorpresa e piacere, ma non aveva mai vinto un premio. Ricordo la cena finale della giuria a Torcello, tutti ubriachissimi decidemmo "tutti i premi a Godard". Tornando al Lido il vento mi risvegliò dal torpore e pensai che avremmo dovuto riequilibrare le cose. Fu difficile convincere Oshima. "Io quando dico una cosa non cambio", gridava. Io invece sono sempre pronto a cambiare".

Ci sono oggi autori che spera di poter premiare a Venezia?
"A trent'anni di distanza vado alla Mostra senza pregiudizi. Dai film cerco ancora sorpresa, piacere e, ciò che più conta, bellezza. Magari una grande bellezza".