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<a href="https://puntoitalia.online/topics/news/il_festival_di_cannes-58155440/" title="https://puntoitalia.online/topics/news/il_festival_di_cannes-58155440/">FESTIVAL DI CANNES 2013</a>

Keanu Reeves debutta alla regia:
a Cannes il suo "Man of Taichi"

La star di "Matrix" al suo primo lavoro dietro la macchina da presa, storia di un maestro di kung fu che entra nel mondo dei combattimenti clandestini. Ma al festival è il giorno dell'action: Clive Owen in versione gangster e la caccia all'uomo nel Giappone di "Wara no tate"
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CANNES - È il giorno dell'azione al festival di Cannes. Clive Owen in versione gangster anni Settanta per Blood Ties, storia di fratelli, sangue e malavita, remake americano firmato dal regista Guillaime Canet (che era protagonista, da attore, nell'originale francese). In concorso ecco Takeshi Mike con Wara no tate, caccia all'uomo su scala nazionale: nel giappone odierno un anziano magnate mette una taglia da un miliardo sul giovane sospettato di aver brutalmente ucciso la nipotina di sette anni. Una squadra di poliziotti incaricati di scortarlo in tribunale dovrà vedersela con 120 milioni di potenziali assassini. Sparatorie, tradimenti, doppi giochi, incidenti, inseguimenti e assalti senza spreco di munizioni. Il pubblico di cinefili non ha accolto benissimo il film, qualche fischio e qualche buu. Violenza e ironia anche in Blind detective, il detective cieco del cineasta di Hong Kong Johnny To (fuori concorso).

Ma l'odierna curiosità, oggi alla Croisette, è legata a un debutto registico fuori dal Palais. È la presentazione del film da regista del divo Keanu Reeves. Prodotto con soldi cinesi, Man of Taichi è una patinata produzione che punta sull'arte del kung fu. Combattimenti sotto i riflettori e l'ambizione "di modernizzare le arti marziali cinematografiche - racconta il divo, decisamente cambiato rispetto a come lo ricordavamo, poco curato e imbolsito - portarle a un altro livello". E infatti i combattimenti-balletti sono coreografati dal più grande dei maestri, Yuen Woo-Ping, che ha firmato Matrix e La tigre e il dragone. Anche il co-protagonista del film, con Keanu, arriva dalla trilogia dei Wachowski: era uno degli stuntman. "Ci siamo conosciuti bene sul set dei tre Matrix e ci siamo sempre tenuti in contatto. Quando ha deciso di provare a debuttare come attore ho deciso di essere al suo fianco".
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Ambientato a Pechino (al cui Festival è stato presentato la settimana scorsa) il film sfrutta la vetrina del festival di Cannes. Il produttore dice: "In Cina il mercato cinematografico cresce, ma i film di Hollywood sono in declino. I cinesi sono stanchi di film fatti solo di effetti speciali. Noi volevamo storie che restassero fedeli al gusto del pubblico cinese. Man of Taichi è proprio questo tipo di film e siamo sicuri avrà successo in China". Così Keanu, che ha partecipato a tutte le fasi di produzione del film e ha trascorso un lungo periodo tra Pechino e Hong Kong, spiega di aver voluto raccontare "la storia di un giovane uomo nella Pechino di oggi che viene coinvolto e manipolato, un esperto di arti marziali costretto a entrare nel mondo sotterraneo dei combattimenti clandestini all'ultimo sangue. È un film sulla perdita dell'innocenza di un uomo, costretto a confrontarsi con se stesso".

In una città fatta di edifici posmoderni, pareti grigie e stanze spoglie, il giovane protagonista viene chiamato per un colloqui di lavoro. Lui è convinto sia un posto nella security, si ritrova a lottare improvvisamene con un uomo deciso a uccidere. I combattimenti sono decisamente spettacolari, la fotografia fin troppo patinata. Dichiarato l'intento: c'è una scena in cui il nostro combatte e vince, ma si rifiuta di uccidere il suo avversario. Lo farà per lui un killer, giacca e caravatta e una teatrale maschera nera sul viso. Si scoprirà che il nostro ha bisogno di soldi per salvare il tempio del suo villaggio.

"Quattro anni fa ho iniziato a sentire che stavo invecchiando - dice Reeves - e che era cambiato il mio modo di pensare. Ho capito che volevo tentare la regia, ma solo se avessi trovato la storia giusta da raccontare. Ricordo che da ragazzino ero pazzo per i film di Bruce Lee, li vedevo in un cinema a Times Square. Li trovavo esotici e potenti. Ancora oggi i film di kung fu mi divertono perché significa tornare bambini e giocare ai combattimenti finti. Purtroppo però i film di arti marziali oggi sono solo d'epoca, mai ambientati nel presente. Certo, ho avuto paura a fare questo film, girato in mandarino, cantonese e inglese. Ma è stata una grande esperienza che mi ha insegnato l'importanza di lavorare in squadra, il senso collettivo del cinema".

Il film è ancora in postproduzione è, come tutti, alla ricerca di distributori in tutto il mondo. "E' un film di intrattenimento, è vero - ci tiene a dire Reeves - ma non c'è una violenza efferata e trasmette un messaggio positivo per i giovani. Ci incoraggia a mantenere viva la nostra tradizione nel mondo moderno. Non bisogna dimenticare la cultura del passato. La mia storia segue questo giovane uomo nella sfida di restare autentico in un mondo che cambia, di resistere alla seduzione del potere. In questo il messaggio è universale. Tutti dobbiamo sopravvivere ai tempi moderni, in cerca d'equilibrio tra l'obbligo del compromesso e la necessità di restare noi stessi".