CANNES - A tre giorni dalla fine è ormai certificato il buon livello dei film in concorso. Sono stati accolti molto bene La vie d'Adèle di Abdellatif Kechiche e Nebraska di Alexander Payne, entrambi subito catapultati nel toto palmares, accanto ai finora favoriti dei critici: il cinese Touch of sin, l'iraniano Le passé, lo statunitense Inside Llewyn Davis, l'italiano La grande bellezza.
Più che caldo, bollente. Il blu è il colore più caldo. E' il titolo inglese della graphic novel di Julieh Maroh che ha ispirato il quinto film di Kechiche, ma anche il colore dei capelli di Emma, giovane pittrice che attrae irresistibilmente la quindicenne Adele. L'adolescente, spinta dalle compagne, tenta il rapporto con il coetaneo Thomas, ma presto capisce che ad accendere i suoi sensi sono le donne. Con Emma è la scoperta del primo grande amore, e del sesso. Lunghissime scene esplicite tra le attrici Lea Seydoux e Adele Excharchopoulous che si amano con estrema varietà, voracità, fantasia di posizioni, quantità di orgasmi. Momenti che "sono necessari a raccontare l'incantamento del loro rapporto", dice il regista.
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Senza tagli. La Lucky Red ha già fatto sapere che distribuirà il film in versione integrale. La camera fissa sui primi piani della deliziosa Adele ce la racconta attraverso i tic, quel suo continuo legarsi i capelli, la voracità con cui mangia e vive, il suo lasciarsi travolgere dalle emozioni: lacrime come piovesse. Le scene di sesso invece sono state girate col teleobiettivo per non "creare imbarazzo nelle attrici". Ma per l'artista Emma, quella del blu è una fase, e quando cambia il colore Adele conoscerà l'altra faccia dell'amore, quello non più corrisposto. Tre ore di film che non annoiano malgrado qualche eccesso di dialoghi e anche se non convince fino in fondo il compiacimento dell'autore nello stare claustrofobicamente addosso alla giovane protagonista.
On the road. Undici anni dopo About Schmidt, Aleander Payne torna sulla Croisette con Nebraska. Per la quarta volta l'autore 53enne ambienta la storia nello Stato in cui è nato, in un film che mette ancora insieme due tematiche ricorrenti: il racconto on the road, come già Sideways, e i rapporti familiari esplorati in Paradiso amaro. Entrambi gli sono valsi l'Oscar per la sceneggiatura. In Nebraska, applaudito alla proiezione per la stampa, un anziano (il 76enne Bruce Dern) è deciso a mettersi in viaggio da Billings, Montana verso Lincoln, Nebraska per ritirare il milione di dollari promesso nel foglietto pubblicitario che che ha trovato nella cassetta della posta. Inutilmente i figli e la moglie, preoccupati per un inizio di demenza senile dell'uomo, cercano di fargli capire che si tratta solo di una pubblicità ingannevole. Ostinato l'anziano continua a rimettersi sulla strada, a piedi, diretto verso il Nebraska e allora uno due figli decide di accompagnarlo in macchina. E dato che gli uffici sono chiusi nel fine settimana, i due saranno ospitati a casa del fratello dell'anziano.
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In bianco e nero. "E' bello fare un film in bianco e nero e questa storia doveva essere raccontata in questo modo" racconta Payne, che lavora a dialoghi di grande qualità e mette in scena un ritratto di famiglia con personaggi di rara efficiacia: la madre dalla lingua tagliente, gli zii inebetiti dalla tv, i cugini obesi e sciocchi con la fissazione per le auto e nessuno scrupolo morale, gli ex amici di un tempo e i parenti che, convinti che l'uomo sia davvero diventato milionario, iniziano a battere cassa.
Il grande vecchio. Bruce Dern offre una grande intepretazione dell'imprenetrabile anziano alcolizzato e afflitto dai primi segni di demenza senile. Un ruolo per cui erano stati considerati anche Jack Nicholson e Gene Hackman, ma che gli è stato consegnato otto anni fa. "E' stato un viaggio lungo che mi ha regalato la giusta melanconia. Ho lavorato con grandi registi e gente come Kazan, Hitchcock, Coppola, Tarantino: Payne è uno di loro. Ti prende tra le braccia e ti dice 'facciamo la magia'. Io non ho mai avuto una relazione padre-figlio, l'ho conosciuta in questo film: Alexander mi ha fatto da padre".
Più che caldo, bollente. Il blu è il colore più caldo. E' il titolo inglese della graphic novel di Julieh Maroh che ha ispirato il quinto film di Kechiche, ma anche il colore dei capelli di Emma, giovane pittrice che attrae irresistibilmente la quindicenne Adele. L'adolescente, spinta dalle compagne, tenta il rapporto con il coetaneo Thomas, ma presto capisce che ad accendere i suoi sensi sono le donne. Con Emma è la scoperta del primo grande amore, e del sesso. Lunghissime scene esplicite tra le attrici Lea Seydoux e Adele Excharchopoulous che si amano con estrema varietà, voracità, fantasia di posizioni, quantità di orgasmi. Momenti che "sono necessari a raccontare l'incantamento del loro rapporto", dice il regista.
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Senza tagli. La Lucky Red ha già fatto sapere che distribuirà il film in versione integrale. La camera fissa sui primi piani della deliziosa Adele ce la racconta attraverso i tic, quel suo continuo legarsi i capelli, la voracità con cui mangia e vive, il suo lasciarsi travolgere dalle emozioni: lacrime come piovesse. Le scene di sesso invece sono state girate col teleobiettivo per non "creare imbarazzo nelle attrici". Ma per l'artista Emma, quella del blu è una fase, e quando cambia il colore Adele conoscerà l'altra faccia dell'amore, quello non più corrisposto. Tre ore di film che non annoiano malgrado qualche eccesso di dialoghi e anche se non convince fino in fondo il compiacimento dell'autore nello stare claustrofobicamente addosso alla giovane protagonista.
On the road. Undici anni dopo About Schmidt, Aleander Payne torna sulla Croisette con Nebraska. Per la quarta volta l'autore 53enne ambienta la storia nello Stato in cui è nato, in un film che mette ancora insieme due tematiche ricorrenti: il racconto on the road, come già Sideways, e i rapporti familiari esplorati in Paradiso amaro. Entrambi gli sono valsi l'Oscar per la sceneggiatura. In Nebraska, applaudito alla proiezione per la stampa, un anziano (il 76enne Bruce Dern) è deciso a mettersi in viaggio da Billings, Montana verso Lincoln, Nebraska per ritirare il milione di dollari promesso nel foglietto pubblicitario che che ha trovato nella cassetta della posta. Inutilmente i figli e la moglie, preoccupati per un inizio di demenza senile dell'uomo, cercano di fargli capire che si tratta solo di una pubblicità ingannevole. Ostinato l'anziano continua a rimettersi sulla strada, a piedi, diretto verso il Nebraska e allora uno due figli decide di accompagnarlo in macchina. E dato che gli uffici sono chiusi nel fine settimana, i due saranno ospitati a casa del fratello dell'anziano.
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In bianco e nero. "E' bello fare un film in bianco e nero e questa storia doveva essere raccontata in questo modo" racconta Payne, che lavora a dialoghi di grande qualità e mette in scena un ritratto di famiglia con personaggi di rara efficiacia: la madre dalla lingua tagliente, gli zii inebetiti dalla tv, i cugini obesi e sciocchi con la fissazione per le auto e nessuno scrupolo morale, gli ex amici di un tempo e i parenti che, convinti che l'uomo sia davvero diventato milionario, iniziano a battere cassa.
Il grande vecchio. Bruce Dern offre una grande intepretazione dell'imprenetrabile anziano alcolizzato e afflitto dai primi segni di demenza senile. Un ruolo per cui erano stati considerati anche Jack Nicholson e Gene Hackman, ma che gli è stato consegnato otto anni fa. "E' stato un viaggio lungo che mi ha regalato la giusta melanconia. Ho lavorato con grandi registi e gente come Kazan, Hitchcock, Coppola, Tarantino: Payne è uno di loro. Ti prende tra le braccia e ti dice 'facciamo la magia'. Io non ho mai avuto una relazione padre-figlio, l'ho conosciuta in questo film: Alexander mi ha fatto da padre".