ANCHE le star del cinema tengono famiglia. Ma a volte l'eccessiva preoccupazione per i propri congiunti rischia di danneggiare la carriera. L'esempio - evidente - di questo assunto è Will Smith. Classico, storico Re Mida hollywoodiano, campione dei botteghini d'estate (che negli Usa è stagione da massimi introiti), l'attore vive adesso la bruciante delusione del flop. L'ultimo kolossal di cui è protagonista, il fantascientifico After Earth, delude alla grande al boxoffice: costato 130 milioni, al week end di apertura ha guadagnato "solo" 27 milioni. Un risultato decisamente sotto la media del divo, che per vent'anni ha esordito - nei mesi caldi dell'anno - sempre al numero 1, e con una media di 40 milioni di dollari di incassi.
IMMAGINI: UNA FAMIGLIA SOTTO I RIFLETTORI
IL TRAILER DI AFTER EARTH - LE FOTO
E dire che gli ingredienti, sulla carta, sembravano esserci tutti: oltre al carisma e al talento del protagonista, una regia d'autore, firmata M. Night Shyamalan, un tema - avventure spaziali in una situazione di pericolo, con la fuga dalla terra a un altro pianeta - adatto ai blockbuster. E invece, qualcosa non ha funzionato. Il perché si può riassumere in due concetti diversi: l'ossessione familiare, e una visione cinematografica che alcuni giornali americani hanno giudicato troppo vicina a Scientology.
Ma cominciamo dalla famiglia. Negli ultimi anni, Will e sua moglie nonché collega, Jada Pinkett Smith, hanno praticamente smesso di occuparsi della propria carriera per lanciare nell'Olimpo delle star planetarie i due figli, ancora ragazzini: la dodicenne Willow, cantante dagli atteggiamenti decisamente troppo adulti per la sua età, e il primogenito Jaden, 15 anni a luglio, che nelle intenzioni dei genitori dovrà diventare il divo cinematografico della prossima generazione. Ha debuttato, e alla grande, accanto al papà in La Ricerca della felicità di Gabriele Muccino: e da allora, suo padre non fa che pensare a come imporlo nel mondo del grande schermo. Utilizzando il suo potere hollywoodiano per produrgli film su misura, come il remake di Karate Kid, di cui Jaden è stato protagonista; e adesso questo After Earth, dove il giovane Smith recita ancora una volta accanto a papà. E che nasce addirittura da una proposta narrativa del figlio: "Volevamo assolutamente llavorare ancora insieme - ha raccontato Will - così è stato lui ad avere un’intuizione che si è trasformata nell’idea di raccontare di un rapporto conflittuale da risolvere in una situazione di particolare pericolo”. Sarà pure un ragazzo prodigio, ma girare una pellicola costosissima sull'intuizione di un quattordicenne non è il massimo della prudenza.
E proprio il tema del film ci riconduce alla possibile seconda ragione del flop, enfatizzata da alcuni giornali americani: secondo la loro interpretazione, After Earth risentirebbe troppo delle posizioni "cosmologiche" di Scientology, a cui Smith è stato da sempre considerato vicino - anche se, in verità, lui ha sempre smentito. In quest'ottica, il kolossal appena uscito sarebbe una sorta di nemesi per il suo protagonista: un po' come fu Battaglia per la Terra per John Travolta, altro celebre flop hollywoodiano.
Vista però da questo lato dell'oceano, la parabola calante del divo Will sembra più legata alla decisione di trasformare l'intera famiglia in un covo di star che alle sfumature "filosofiche" del film (in Italia esce proprio adessso nelle sale). Negli ultimi due anni, lui e sua moglie si sono trasformati in una sorta di globetrotter al servizio dei figli, accompagnandoli in mezzo mondo per seguire i loro impegni professionali e promozionali, trasfomandosi in pratica in testimonial - eccessivamente premurosi, e perfino un po' fastidiosi - dei due ragazzini. Un'ambizione che l'attore ha confessato recentemente in un'intervista, in cui ha ammesso di voler trasformare se stesso e i propri congiunti in una nuova dinastia hollywoodiana "alla Barrymore": ovvero nell'esempio storico di potentato cinematografico su base familiare.
E non è una tendenza unica, nello showbiz contemporaneo. Gli esempi sono numerosi: Madonna che ha lanciato come stilista e sua compagna di red carpet la figlia Lourdes Leon, all'epoca a stento quattordicenne; David e Victoria Beckham che esibiscono i loro quattro figli davanti a ogni paparazzo che incrocia la loro strada, per moltiplicare l'efficacia mediatica del loro nome; la piccola Suri Cruise, figlia di Tom e di Katie Holmes, che dall'età di due anni viene portata in giro griffatissima e perfino con le scarpe coi tacchi, per trasformarla in una sorta di baby-icona di stile. Di fronte a questi comportamenti, in mente viene solo una frase: chiamate Telefono Azzurro.
IMMAGINI: UNA FAMIGLIA SOTTO I RIFLETTORI
IL TRAILER DI AFTER EARTH - LE FOTO
E dire che gli ingredienti, sulla carta, sembravano esserci tutti: oltre al carisma e al talento del protagonista, una regia d'autore, firmata M. Night Shyamalan, un tema - avventure spaziali in una situazione di pericolo, con la fuga dalla terra a un altro pianeta - adatto ai blockbuster. E invece, qualcosa non ha funzionato. Il perché si può riassumere in due concetti diversi: l'ossessione familiare, e una visione cinematografica che alcuni giornali americani hanno giudicato troppo vicina a Scientology.
Ma cominciamo dalla famiglia. Negli ultimi anni, Will e sua moglie nonché collega, Jada Pinkett Smith, hanno praticamente smesso di occuparsi della propria carriera per lanciare nell'Olimpo delle star planetarie i due figli, ancora ragazzini: la dodicenne Willow, cantante dagli atteggiamenti decisamente troppo adulti per la sua età, e il primogenito Jaden, 15 anni a luglio, che nelle intenzioni dei genitori dovrà diventare il divo cinematografico della prossima generazione. Ha debuttato, e alla grande, accanto al papà in La Ricerca della felicità di Gabriele Muccino: e da allora, suo padre non fa che pensare a come imporlo nel mondo del grande schermo. Utilizzando il suo potere hollywoodiano per produrgli film su misura, come il remake di Karate Kid, di cui Jaden è stato protagonista; e adesso questo After Earth, dove il giovane Smith recita ancora una volta accanto a papà. E che nasce addirittura da una proposta narrativa del figlio: "Volevamo assolutamente llavorare ancora insieme - ha raccontato Will - così è stato lui ad avere un’intuizione che si è trasformata nell’idea di raccontare di un rapporto conflittuale da risolvere in una situazione di particolare pericolo”. Sarà pure un ragazzo prodigio, ma girare una pellicola costosissima sull'intuizione di un quattordicenne non è il massimo della prudenza.
E proprio il tema del film ci riconduce alla possibile seconda ragione del flop, enfatizzata da alcuni giornali americani: secondo la loro interpretazione, After Earth risentirebbe troppo delle posizioni "cosmologiche" di Scientology, a cui Smith è stato da sempre considerato vicino - anche se, in verità, lui ha sempre smentito. In quest'ottica, il kolossal appena uscito sarebbe una sorta di nemesi per il suo protagonista: un po' come fu Battaglia per la Terra per John Travolta, altro celebre flop hollywoodiano.
Vista però da questo lato dell'oceano, la parabola calante del divo Will sembra più legata alla decisione di trasformare l'intera famiglia in un covo di star che alle sfumature "filosofiche" del film (in Italia esce proprio adessso nelle sale). Negli ultimi due anni, lui e sua moglie si sono trasformati in una sorta di globetrotter al servizio dei figli, accompagnandoli in mezzo mondo per seguire i loro impegni professionali e promozionali, trasfomandosi in pratica in testimonial - eccessivamente premurosi, e perfino un po' fastidiosi - dei due ragazzini. Un'ambizione che l'attore ha confessato recentemente in un'intervista, in cui ha ammesso di voler trasformare se stesso e i propri congiunti in una nuova dinastia hollywoodiana "alla Barrymore": ovvero nell'esempio storico di potentato cinematografico su base familiare.
E non è una tendenza unica, nello showbiz contemporaneo. Gli esempi sono numerosi: Madonna che ha lanciato come stilista e sua compagna di red carpet la figlia Lourdes Leon, all'epoca a stento quattordicenne; David e Victoria Beckham che esibiscono i loro quattro figli davanti a ogni paparazzo che incrocia la loro strada, per moltiplicare l'efficacia mediatica del loro nome; la piccola Suri Cruise, figlia di Tom e di Katie Holmes, che dall'età di due anni viene portata in giro griffatissima e perfino con le scarpe coi tacchi, per trasformarla in una sorta di baby-icona di stile. Di fronte a questi comportamenti, in mente viene solo una frase: chiamate Telefono Azzurro.