Spettacoli

<a href="https://puntoitalia.online/spettacoli/cinema" title="https://puntoitalia.online/spettacoli/cinema">CINEMA</a>

"Tulpa", la Gerini lo fa strano (e pericoloso)

Nelle sale il 20 giugno il nuovo film di Federico Zampaglione, protagonista l'attrice romana. Una serie di omicidi efferati legati al mondo dei privé e dei locali per scambisti. Il regista: "Racconto i mali del nostro tempo, una vita mordi e fuggi finché l'istinto non prende il sopravvento"

2 minuti di lettura
ROMA - Un giallo erotico per la coppia Gerini-Zampaglione. Dopo aver attraversato i festival - di genere e non - di mezzo mondo, Tulpa, il nuovo horror di Federico Zampaglione arriva nelle nostre sale il 20 giugno. Il regista, già cantante dei Tiromancino, ha debuttato con successo nel cinema di paura con Shadow-L'ombra. Stavolta guarda alla tradizione del giallo anni Settanta, per una storia che ha al centro Claudia Gerini (nella vita è la sua compagna) nel suo ruolo più scabroso: è una manager dalla doppia vita, di giorno impeccabile professionista, di notte frequentatrice assidua dei locali per scambisti e incontri di sesso estremo. Ma alcuni dei suoi amanti occasionali vengono uccisi in modo cruento. La scena iniziale del film, in cui una coppia si dà appuntamento per un rapporto sadomaso ma viene raggiunta da un efferato serial killer è forte e disturbante. Seguono donne dilaniate su giostre retrò in movimento, volti ustionati, corpi squartati, uomini sepolti vivi e mangiati dai ratti. "Ma in realtà il mio non è un horror - racconta Zampaglione - lo definirei piuttosto un giallo a tinte forti con sfumature erotiche".
[[ge:rep-locali:repubblica:60883983]]
[[ge:rep-locali:repubblica:60884214]]
Per Claudia Gerini un ruolo ardito.
"Claudia ha seguito tutta la gestazione del film. Per noi ha un significato speciale. Si è dovuta mettere molto in gioco e devo dire che quando ha visto il film montato sul grande schermo è restata colpita e scossa. Sia per le scene di sesso che per la forte inquietudine che trasmette il film".

Perché avete scelto di esplorare il mondo dei privé?
"Sono un fenomeno che si sta espandendo. Da un lato ti attrae una curiosità un po' morbosa, dall'altro c'è un aspetto più sinistro e inquietante. La scelta di rapporti sessuali con sconosciuti riflette la realtà che stiamo vivendo oggi. Una vita mordi e fuggi in cui non c'è spazio per le relazioni. Questa donna che durante il giorno è una professionista molto seria e stimata, è alla ricerca di uno sfogo. Per liberare una parte intrappolata di sé, la notte va in questi club e incontra sessualmente persone che non conosce e non vuole rivedere. E quando scopre che c'è un misterioso assassino che uccide i suoi amanti occasionali, è costretta a indagare da sola, perché andare alla polizia significherebbe rivelare la sua doppia vita".

Come vi siete documentati su questi club?
"Io sono andato in più occasioni a vedere l'atmosfera di questo tipo di locali, quali sono i clienti, quali le dinamiche che li muovono. E dopo le riprese abbiamo fatto vedere il film a persone che li frequentano: ci hanno confermato che siamo riusciti a descrivere bene il tipo di aria che si respira".
[[ge:rep-locali:repubblica:60882821]]
Il film non dà giudizi morali.
"Assolutamente. Non c'è uno sguardo morale. Ma solo uno sguardo che cerca di essere, per quanto possibile, da osservatore obiettivo. Né d'altra parte abbiamo voluto edulcorare l'atmosfera. Abbiamo messo in scena sequenze di sesso realistiche, forti. Cose che Claudia non aveva mai fatto e forse ha potuto fare solo perché dietro la macchina da presa c'ero io a darle sicurezza".

Nessun imbarazzo per le scene saffiche o il sesso a tre? Claudia lo fa parecchio strano...
"No. Siamo riusciti a costruire sul set un'atmosfera ipnotica, eravamo concentrati, volevamo restituire delle scene intriganti, morbose e sexy".
[[ge:rep-locali:repubblica:60882865]]
Lei ha detto di volersi legare a una tradizione del cinema italiano di genere anni Settanta. Non a caso ha lavorato con Dardano Sacchetti, storico sceneggiatore dell'epoca.
"Ho cercato di riprendere una tradizione del nostro cinema, regalandogli però un tocco di modernità, calandolo nella realtà di oggi. Raccontare di quelli tra noi, e sono tanti; che vivono vite basate sul rendimento economico, sulla prestazione lavorativa. Aggrediti da vite professionali e senza tempo per se stessi. È uno dei mali dei nostri tempi, siamo vittime di quel che ci si riversa addosso ogni giorno e perdiamo il contatto con la parte più vera, emotiva, animale che c'è in noi".

Cioè, il tulpa?
"Il titolo arriva proprio da qui. Secondo una leggenda tibetana il tulpa è una parte di noi stessi imprigionata nelle regole sociali e morali. È il nostro istinto che riprende il sopravvento e ci libera".