Spettacoli

<a title="https://puntoitalia.online/spettacoli/cinema" href="https://puntoitalia.online/spettacoli/cinema">CINEMA</a>

"Pacific Rim", i robot non bastano:
i supereroi hanno un volto umano

Al cinema dall'11 luglio il fanta-kolossal di Guillermo Del Toro: la Terra attaccata da giganteschi mostri venuti dall'oceano. La salvezza è nelle mani di un ex pilota caduto in disgrazia e di una giovane recluta. Il regista: "Volevo degli eroi capaci di affascinare. Oggi, nella realtà, i cattivi sono così banali e noiosi..."

2 minuti di lettura
LONDRA - Robot giganteschi contro mostri che arrivano dalle faglie oceaniche. È in gioco la salvezza del pianeta in Pacific Rim, al cinema dall'11 giugno distribuito da Warner, il nuovo film-giocattolone di Guillermo del Toro che dopo aver firmato tanti horror da regista e produttore si appassiona alla fantascienza. E così in questa estate cinematografica, dopo L'uomo d'acciaio e Brad Pitt che sconfigge gli zombie in World War Z, possiamo tifare per nuovi eroi, gli Jaeger, robot giganteschi guidati simultaneamente da due piloti, le cui menti vengono messe in connessione, a dare battaglia ai Kaiju.

[[ge:rep-locali:repubblica:62687174]]

I Kaiju sono giganteschi mostri che hanno assediato il mondo. Sono emersi da un portale interdimensionale sul fondo del Pacifico. E hanno sferrato un attacco destinato a distruggere milioni di esseri umani e a consumare le risorse per gli anni a venire. Per tentare di fronteggiarli, vengono inventate delle armi particolari: degli enormi ropbot antropomorfi, appunto gli Jaeger, alti novanta metri, controllati da due piloti contemporaneamente. E siccome i Kaiju attaccano soprattutto gli Stati che si affacciano sull'Oceano Pacifico, le nazioni più ricche e potenti del Pacific Rim investono buona parte dei loro beni per la costruzione dei Jaeger.

VIDEOINTERVISTA IDRIS ELBA

Ma anche i grandi robot sembrano impotenti di fronte alla furia dei mostri oceanici. E prima di estinguersi del tutto, l'umanità si affida a una eroica coppia: un ex pilota caduto in disgrazia e una giovane reecluta. Toccherà a loro guidare e comandare Gipsy Danger, uno Jaeger leggendario - ma caduto un po' in disgrazia anche lui.

LA CLIP IN ANTEPRIMA

"Volevo fare un film che tenesse conto dei tradizionali generi cinematografici giapponesi, quelli dei robot e quelli dei mostri, ma visti attraverso il mio occhio - racconta Del Toro - ma che fosse anche un film d'avventura, che ci mostrasse degli eroi dai quali lasciarci affascinare. La realtà di oggi ci propone dei cattivi così banali e noiosi...". A guidare la resistenza contro alieni implacabili e giganteschi è Marshal Stacker Pentecost, l'attore Idris Elba, interprete del Luther televisivo e presto nei panni di Nelson Mandela al cinema in Long walk to freedom di Justin Chadwick. È lui il militare che organizza il lavoro degli Jaeger, scegliendo i piloti. Tra questi anche la sua figlia adottiva, interpretata da Rinko Kikuchi, che Del Toro aveva conosciuto sul set di Babel (per il film di Inarritu la giovane attrice giapponese ha avuto una nomination all'Oscar). I rapporti tra padri e figli, ma anche tra fratelli, sono un altro degli elementi di Pacific Rim. È chiaro sin dall'inizio, quando il giovane e intrepido Raileigh Becket, interpretato dal britannico Charlie Hunnan, perde il fratello in combattimento.
[[ge:rep-locali:repubblica:62685690]]
Azione sì, ma anche elementi di commedia, come in ogni blockbuster che si rispetti. E qui la parte comica, è affidata ai due scienziati geniali ma imbranati dai quali dipenderà infine la vittoria, interpretati da Charlie Day e Burn Gorman.  A ideare gli Jaeger e i Kaijiu sono stati i maestri degli effetti speciali dell'Industrial Light & Magic che hanno collaborato a realizzare al computer anche le incredibili battaglie, che gli attori hanno vissuto in qualche modo "dal vero", infilati in pesantissime armature speciali con le quali sentivano l'effetto del combasttimento in modo realistico. Tutto quel che non è effetto digitale, è stato costruito nei Pinewood Studios di Toronto, in Canada, dove - in uno dei teatri di posa più grandi del mondo - è stata ricostruita anche parte della baia di Hong Kong, teatro dello scontro finale. "Volevo che il film rappresentasse uno scontro veramente planetario. E volevo uscire da quella convenzione per cui ogni alieno finisce a New York. Come se tutti si passassero la stessa mappa della Terra...".