ROMA - Un Kubrick giovanile, artigianale, autoprodotto. Ma già un "vero" Kubrick: autoriale, virtuosistico, capace di affrontare e sviscerare un argomento in tutte le sue implicazioni e contraddizioni. Ecco perché l'uscita di Fear and desire - primo lungometraggio firmato nel 1953 dal grande regista, ora restaurato grazie alla Library of Congress - è qualcosa di più di una bella notizia per una nicchia di appassionati. È un vero e proprio evento cinematografico, che si consuma nelle sale italiane nell'arco di tre giorni: 29, 30 e 31 luglio, a cura della QMI. Un'occasione da non perdere, che Repubblica.it celebra offrendo ai suoi lettori il trailer e una clip esclusiva. Primi assaggi di una pellicola cult per definizione, che si inserisce nella tendenza attuale a portare sul grande schermo, per un periodio brevissimi, opere classiche di vario tipo. Stavolta poi, a rendere interessante l'offerta, c'è il fatto che il film - a parte un'importante uscita homevideo, in allegato al nostro giornale - è stato ignorato e dimenticato per anni. Chiuso negli archivi e nei cassetti.
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Lungo 62 minuti, interpretato da un cast in cui spicca Paul Mazursky (futuro regista di Una donna tutta sola), Fear and desire è ambientato durante una guerra immaginaria: protagonisti quattro soldati dispersi in territorio nemico, che tentano di ricongiugersi al loro esercito. E già il tema - bellico - anticipa i futuri capolavori di Kubrick: dal pacifismo di Orizzonti di gloria alla crudezza di Full metal jacket. E poi ci sono gli altri temi che si riverberano dal carattere, dalle parole e dalle azioni dei personaggi: la riflessione sulla violenza, la voglia di riscatto esistenziale o sociale, la lotta per la sopravvivenza. Ma non sono solo i contenuti a rendere così kubrickiano il film: malgrado la poca esperienza che il suo autore aveva all'epoca, la regia non è per nulla anomima ma già ricca di trovate e di personalità. Malgrado i mezzi ristretti, pari a circa 33 mila euro di budget: lontanissimo da quello stellare di molti suoi film successivi, ad esempio Barry Lyndon.
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La cosa sorprendente è che il principale artefice della scomparsa, della vera e propria rimozione di Fear and desire è stato proprio il suo autore. Che più volte, nel corso della carriera, ha dichiarato di detestare la sua prima pellicola, giudicandola "niente più di un esercizio da amatore", dal risultato "noioso e pretenzioso". Parole che svelano per l'ennesima volta, se mai ce ne fosse bisogno, il maniacale perfezionismo del regista, che certo non poteva essere appagato da un progetto così piccolo e così a basso costo. E anche se il giudizio di colui che l'ha diretto è ingeneroso, paradossalmente contribuisce ad alimentare la fama della sua bistrattata cratura: come resistere alla tentazione di vedere il film di Kubrick più odiato da Kubrick?
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Lungo 62 minuti, interpretato da un cast in cui spicca Paul Mazursky (futuro regista di Una donna tutta sola), Fear and desire è ambientato durante una guerra immaginaria: protagonisti quattro soldati dispersi in territorio nemico, che tentano di ricongiugersi al loro esercito. E già il tema - bellico - anticipa i futuri capolavori di Kubrick: dal pacifismo di Orizzonti di gloria alla crudezza di Full metal jacket. E poi ci sono gli altri temi che si riverberano dal carattere, dalle parole e dalle azioni dei personaggi: la riflessione sulla violenza, la voglia di riscatto esistenziale o sociale, la lotta per la sopravvivenza. Ma non sono solo i contenuti a rendere così kubrickiano il film: malgrado la poca esperienza che il suo autore aveva all'epoca, la regia non è per nulla anomima ma già ricca di trovate e di personalità. Malgrado i mezzi ristretti, pari a circa 33 mila euro di budget: lontanissimo da quello stellare di molti suoi film successivi, ad esempio Barry Lyndon.
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La cosa sorprendente è che il principale artefice della scomparsa, della vera e propria rimozione di Fear and desire è stato proprio il suo autore. Che più volte, nel corso della carriera, ha dichiarato di detestare la sua prima pellicola, giudicandola "niente più di un esercizio da amatore", dal risultato "noioso e pretenzioso". Parole che svelano per l'ennesima volta, se mai ce ne fosse bisogno, il maniacale perfezionismo del regista, che certo non poteva essere appagato da un progetto così piccolo e così a basso costo. E anche se il giudizio di colui che l'ha diretto è ingeneroso, paradossalmente contribuisce ad alimentare la fama della sua bistrattata cratura: come resistere alla tentazione di vedere il film di Kubrick più odiato da Kubrick?