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Frankenstein, la creatura è tornata
fra angeli, demoni e arti marziali

L'attore Aaron Eckhart interpreta il "mostro" in chiave riveduta e corretta: in "I, Frankenstein" diventa un investigatore privato specializzato in attività paranormali. E si infila nella lotta fra Bene e Male aiutato da una scienziata. "Il mio personaggio vive con la maledizione di non poter morire mai"

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LOBBISTA nerofumo al servizio della Big Tobacco (Thank you for smoking), procuratore deviato al pari di una giustizia senza faccia (Il cavaliere oscuro), presidente degli Stati Uniti preso in ostaggio (Attacco al potere). Flashback di una carriera a punta, iniziata a metà anni Novanta e proseguita lavorando per grandi registi, come Soderbergh, Nolan, Penn, Woo. L'attore Aaron Eckhart, di Cupertino (California), ha un volto e un corpo in lievitazione, pronti a mutare al solo strappo di un biglietto: il suo prossimo ruolo sarà quello della creatura Adam Frankenstein in I, Frankenstein diretto da Stuart Beattie e basato sulla graphic novel e sceneggiatura originale di Kevin Grevioux. Una sorprendente rivisitazione del classico di Mary Shelley, in uscita a gennaio 2014.
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I, Frankenstein, dai produttori di Underworld, porta in scena una creatura senza tempo, attraverso l'incantesimo della computer graphic e uno shake di cinema d'epoca ed effetti visionari iperreali. La trama del nuovo Frankenstein: dopo aver preso il cognome del suo creatore (il dottor Victor Frankenstein), Adam (Eckhart) diventa un investigatore privato specializzato in attività paranormali. Nella città di Darkhaven, dove si aggirano mostri de-generi come l'Uomo Invisibile e, persino, il Gobbo di Notre Dame, è in atto una lotta incandescente tra Bene e Male: da un lato, i demoni che mirano a conquistare la Terra, dall'altro i Gargoyles che hanno giurato di proteggere l'umanità (un po' come gli Autobot di Transformers). Adam sarà in testa alla battaglia decisiva schierandosi con le forze del Bene, meglio se in compagnia di una scienziata (Yvonne Strahovski), unico personaggio umano del film. Le note di produzione lo descrivono come un progetto dalle ambientazioni gotiche, cupe e misteriose, un action-movie con Gargoyles e demoni che volano, combattono e attaccano utilizzando la disciplina del Kali, un'antica arte marziale nata nelle Filippine.

Non è spaventato, Eckhart, di ingigantire il suo Frankenstein e gettarlo in pasto a questo mondo allucinato? "Trovo affascinante l'idea che il mostro viva sotto il segno di una maledizione, che è quella di non poter morire mai" commenta Eckhart, a pochi giorni da una sessione al Comic-Con di San Diego dove lo hanno atteso oltre 6.000 fan. "Trasportare il mostro ai giorni nostri è un privilegio - dice - non appena Stuart mi ha inviato il copione me ne sono innamorato. Non è che la storia di un uomo che cerca il suo scopo. E basta leggere il romanzo di Mary Shelley per comprendere quanto sia universale e moderna quella fiaba dark. Spuntano tematiche complesse, come l'aborto o il rifiuto. Ci racconta che cos'è la mostruosità, e anche io oggi mi ci relaziono, perché credo che la nostra società sia un concentrato di trappole". Il cuore di I, Frankenstein, continua l'attore, è la sopravvivenza. "Mai come ora la sopravvivenza è importante: psicologicamente, fisicamente, economicamente - continua Eckhart - l'eternità, invece, è devastante, soprattutto per chi attraversa tempi ed epoche senza sapere che cosa sono l'amore e l'accettazione".
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Dalle prime immagini rilasciate, il make-up di Frankenstein sembra meno "sfatto" rispetto a quello da gangster vagabondo di Robert De Niro nel Frankenstein  del1994. "Costumisti e truccatori hanno accelerato i ritmi - aggiunge Eckhart - diventare Frankenstein, oggi, significa lasciarsi applicare qualche cicatrice per circa due ore, in camerino. Ma è un momento di profonda concentrazione per me: mi scorporo e mi vedo diventare Frankenstein, letteralmente". La parte più complessa della lavorazione? "Il training per imparare l'arte marziale filippina del Kali. Ci sono voluti sei mesi, cinque giorni a settimana, tre ore al giorno d'allenamento". Il corpo tonico/stigmatizzato di Adam/Aaron Eckhart è l'elogio del coraggio e della determinazione di un attore che in un attimo manda in fumo il mondo, piegandosi ai tycoon del tabacco, e subito dopo salva un pianeta praticamente in cenere. E il pianeta è il nostro.