TRA gli anni Settanta e Ottanta - molti film lo testimoniano - il fumetto di Capitan America lo srotolavano soprattutto i poliziotti americani, piegati nottetempo sulle loro moto oppure in automobile, nascosti in qualche isolato, col caffé bollente sul cruscotto. Dopo Captain America - Il Primo Vendicatore (2011), diretto da Joe Johnston, il mito è tornato in voga, gonfio di rimandi politici e sociali di un Paese che avanza assieme al suo eroe. Se il primo episodio ha fatto da apripista all'unione degli Avengers sul fronte di guerra, l'atteso The Winter Soldier (Il soldato d'inverno), presentato al Comic-Con di San Diego con qualche anteprima, si allaccia al finale del blockbuster di Joss Whedon ed è il primo film Marvel a fare i conti direttamente con quel che accade nel mondo post-Vendicatori. Sapremo se ne sarà valsa la pena soltanto il 4 aprile 2014, data ufficiale di uscita.
Al panel di San Diego hanno anticipato i dettagli i registi Joe e Anthony Russo, seguiti dalle star Chris Evans, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Frank Grillo, Emily Van Camp, Cobie Smulders, Anthony Mackie e Sebastian Stan. "La cosa più sorprendente è che questi film tratti da fumetti sono in media molto buoni. Dalla Marvel sanno quello che vogliono e tutte le volte che indosso il costume di Capitan America è esilarante perché non so mai quello che succederà", spiega Evans.
Ma come si comporterà il giovane Steve Rogers, ora che si trova ad affrontare la realtà contemporanea, lontano dagli anni Quaranta? "Non è il progresso tecnologico a spaventare Steve, quanto i cambiamenti sociali e civili in atto, per cui diventa più difficile, rispetto al 1940, distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato". La Johansson tiene a precisare che il suo personaggio, la Vedova Nera, è parte integrante del film e condividerà la scena con Evans per tutto il tempo. La loro collaborazione, dice, li fortifica, fino a siglare, tra una missione e l'altra, un legame distante anni luce da quello temperato in The Avengers. La Vedova Nera (vero nome: Natalia "Natasha" Alianovna Romanova) metterà a dura prova anche la propria resistenza fisica: sono previste spettacolari sequenze d'azione e combattimenti a carne viva.
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Jackson interviene dicendo che è abbastanza "badass" ("tosto") dover rimettere la benda all'occhio e tornare in modalità Nick Fury. Sul conto di Cap e Vedova Nera l'attore rivela che Nick Fury (agente segreto, eroe dell'esercito statunitense, apparso per la prima volta in Sgt. Fury and his howling commandos nel '63) considera i due come macchine da guerra e partner subordinati. È un personaggio ambiguo, da cui non ci si può aspettare la verità: "Nick Fury ha sempre ben chiaro quel che sta accadendo o cosa si sta macchinando, tuttavia, la sua paranoia lo spinge comunque a volerne sapere di più" sostiene Jackson.
Sembra incredibile come il cinema si sforzi di alterare e re-immaginare un eroe, quando il cast di Winter Soldier appare semplicemente rifiorito dopo aver preso parte alla grande avventura. Anthony Mackie è uno dei tanti e si dice entusiasta del lavoro svolto per rendere vivo il suo Falcon: "Ho ali e pistole, tutto quello che mi occorre!". Emily VanCamp qui interpreta Agente 13 e, sebbene appaia per poco tempo nel film, lascia presagire uno spin-off non troppo lontano. I registi, infine, tamponano le perplessità degli appassionati a proposito del costume di Cap: "Quando sarete in sala e vedrete il film, capirete per chi lavora Capitan America a Washington. Quel costume ha un senso, è una sorta di divisa per una missione segreta. Stelle e strisce del costume classico non le rinneghiamo, c'è un motivo specifico se non le trovate qui".
E a proposito di stelle e strisce, gli appassionati ricorderanno da dove ha avuto inizio la folgorante avventura in celluloide di Steve Rogers. "Rogers, di cosa è morto tuo padre?". "Gas mostarda. Era nel Centosettesimo Fanteria, io speravo di essere assegnato lì". "Tua madre?". "Infermiera al reparto tubercolosi. La prese anche lei. Non ce l'ha fatta". "Spiacente, figliolo...". "Senta, mi dia un'occasione". "Sei già non idoneo per la tua asma". "Non può fare niente?". "Lo sto facendo. Ti salvo la vita". La zona bioluminescente del cinema - a metà tra realtà e fumetto, guerra e fantasy - è racchiusa proprio in questo scambio di battute con il giovane Steve Rogers, in fila per servire il Paese (ma non ha i geni giusti e non gode di buona forma fisica) e l'ufficiale medico che si vede costretto a revocargli l'arruolamento. La guerra sta per mettere in scacco l'Europa; tutto quello che Steve sogna è combattere i nazisti e le loro utopie. In Captain America - Il primo vendicatore assistiamo alla nascita del supereroe: il gracile Rogers, dopo cinque tentativi in cinque città diverse, si affida al dr. Abraham Erskine (rappresentante della Riserva Scientifica Strategica) e sceglie di sottoporsi a un esperimento in laboratorio, sarebbe a dire: l'iniezione di un siero che può cambiare per sempre corpo e destino di un uomo. Non un uomo qualunque, però. Qualcuno come Steve, perché "un uomo debole conosce il valore della forza e conosce la compassione".
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Gli anni Quaranta osservati in diretta da Johnston nel primo Captain America - e finiti quasi nel dimenticatoio nel prossimo Winter Soldier - con i ragazzi in divisa al luna park e i cinegiornali di propaganda ("Anche il piccolo Timmy sta facendo la sua parte, raccoglie pezzi di metallo. Ottimo lavoro, Timmy!" annuncia lo slogan che precede l'inizio di una pellicola), restituiscono agli appassionati di storia, letteratura e fumetto uno spazio antinucleare, dove i sergenti hanno l'ansia di metamorfosi e i ragazzini vogliono diventare bombe intelligenti. Più rocciosa e politica era, invece, la copertina del primo albo di Captain America, apparsa in edicola nel marzo del 1941, dove l'eroe patriottico sferrava un cazzotto a Hitler. Congegno complesso, ad opera degli attivisti liberal, per invocare l'insurrezione contro dittature nazifasciste e relativi alleati giapponesi.
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Il fumetto Marvel creato da Joe Simon e Jack Kirby si presta ancora oggi a rivisitazioni cinematografiche: si parte da Captain America, diretto nel 1944 da Elmer Clifton e John English, con Dick Purcell, per continuare con il film tv del '79 diretto da Rod Holcomb e protagonista Reb Brown, seguito a sua volta da Captain America II: Death Too Soon. Prima del Capitan America interpretato da Chris Evans, c'è un'imprendibile versione anni Novanta con Matt Salinger (ora prestato alla televisione: Doctor House, Cashmere Mafia, 24, Law & Order).
Al Comic-Con è stato mostrato in anteprima anche il trailer del film: si parte con Capitan America blindato in ascensore, da solo, con il suo costume (senza casco). L'apparecchio si blocca e fa sembrare chi c'è dentro un pupazzo sintetico. A un certo punto, salgono a bordo alcuni uomini capitanati da Brock Rumlow/Crossbones (l'attore Frank Grillo). Chiuse le porte, buono e cattivo si danno un'occhiata reciproca, l'ascensore continua a procedere per intervalli e immette sempre più uomini, agenti e soldati. Capitan America percepisce che il tempo sta per scadere, e avverte i passeggeri: "Chiunque voglia, è ancora in tempo per scendere". Tutti fermi. Il supereroe colpisce il pulsante d'arresto e ha inizio un combattimento nell'atmosfera rarefatta e strettissima di un ascensore, documentato dai registi Joe e Anthony Russo con una telecamera a spalla. Questo è solo un assaggio. La clip procede con battute serafiche del tipo "We have to deal with the world as it is; not how we'd like it to be", "Dobbiamo affrontare il mondo per come è, non per come vorremmo che fosse", dice Fury a Rogers, e lui: "That's not freedom. That's fear", "Questa non è libertà. é paura".
Altre immagini esplodono sullo schermo: Helicarrier in fumo, un Falcon in volo ad angelo che spara contro un elicottero alle calcagna, Vedova Nera combattente fuori-genere a' la Uma Thurman. Il finale è solenne: lo scudo di Cap cade a terra, un braccio bionico ne afferra un trancio. È la fine di un supereroe? Un nuovo inizio? Dalle fenditure del fumetto, il surrealista Captain America evoca una pioggia di novità in arrivo. Questo è solo l'anticipo.
Al panel di San Diego hanno anticipato i dettagli i registi Joe e Anthony Russo, seguiti dalle star Chris Evans, Scarlett Johansson, Samuel L. Jackson, Frank Grillo, Emily Van Camp, Cobie Smulders, Anthony Mackie e Sebastian Stan. "La cosa più sorprendente è che questi film tratti da fumetti sono in media molto buoni. Dalla Marvel sanno quello che vogliono e tutte le volte che indosso il costume di Capitan America è esilarante perché non so mai quello che succederà", spiega Evans.
Ma come si comporterà il giovane Steve Rogers, ora che si trova ad affrontare la realtà contemporanea, lontano dagli anni Quaranta? "Non è il progresso tecnologico a spaventare Steve, quanto i cambiamenti sociali e civili in atto, per cui diventa più difficile, rispetto al 1940, distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato". La Johansson tiene a precisare che il suo personaggio, la Vedova Nera, è parte integrante del film e condividerà la scena con Evans per tutto il tempo. La loro collaborazione, dice, li fortifica, fino a siglare, tra una missione e l'altra, un legame distante anni luce da quello temperato in The Avengers. La Vedova Nera (vero nome: Natalia "Natasha" Alianovna Romanova) metterà a dura prova anche la propria resistenza fisica: sono previste spettacolari sequenze d'azione e combattimenti a carne viva.
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Jackson interviene dicendo che è abbastanza "badass" ("tosto") dover rimettere la benda all'occhio e tornare in modalità Nick Fury. Sul conto di Cap e Vedova Nera l'attore rivela che Nick Fury (agente segreto, eroe dell'esercito statunitense, apparso per la prima volta in Sgt. Fury and his howling commandos nel '63) considera i due come macchine da guerra e partner subordinati. È un personaggio ambiguo, da cui non ci si può aspettare la verità: "Nick Fury ha sempre ben chiaro quel che sta accadendo o cosa si sta macchinando, tuttavia, la sua paranoia lo spinge comunque a volerne sapere di più" sostiene Jackson.
Sembra incredibile come il cinema si sforzi di alterare e re-immaginare un eroe, quando il cast di Winter Soldier appare semplicemente rifiorito dopo aver preso parte alla grande avventura. Anthony Mackie è uno dei tanti e si dice entusiasta del lavoro svolto per rendere vivo il suo Falcon: "Ho ali e pistole, tutto quello che mi occorre!". Emily VanCamp qui interpreta Agente 13 e, sebbene appaia per poco tempo nel film, lascia presagire uno spin-off non troppo lontano. I registi, infine, tamponano le perplessità degli appassionati a proposito del costume di Cap: "Quando sarete in sala e vedrete il film, capirete per chi lavora Capitan America a Washington. Quel costume ha un senso, è una sorta di divisa per una missione segreta. Stelle e strisce del costume classico non le rinneghiamo, c'è un motivo specifico se non le trovate qui".
E a proposito di stelle e strisce, gli appassionati ricorderanno da dove ha avuto inizio la folgorante avventura in celluloide di Steve Rogers. "Rogers, di cosa è morto tuo padre?". "Gas mostarda. Era nel Centosettesimo Fanteria, io speravo di essere assegnato lì". "Tua madre?". "Infermiera al reparto tubercolosi. La prese anche lei. Non ce l'ha fatta". "Spiacente, figliolo...". "Senta, mi dia un'occasione". "Sei già non idoneo per la tua asma". "Non può fare niente?". "Lo sto facendo. Ti salvo la vita". La zona bioluminescente del cinema - a metà tra realtà e fumetto, guerra e fantasy - è racchiusa proprio in questo scambio di battute con il giovane Steve Rogers, in fila per servire il Paese (ma non ha i geni giusti e non gode di buona forma fisica) e l'ufficiale medico che si vede costretto a revocargli l'arruolamento. La guerra sta per mettere in scacco l'Europa; tutto quello che Steve sogna è combattere i nazisti e le loro utopie. In Captain America - Il primo vendicatore assistiamo alla nascita del supereroe: il gracile Rogers, dopo cinque tentativi in cinque città diverse, si affida al dr. Abraham Erskine (rappresentante della Riserva Scientifica Strategica) e sceglie di sottoporsi a un esperimento in laboratorio, sarebbe a dire: l'iniezione di un siero che può cambiare per sempre corpo e destino di un uomo. Non un uomo qualunque, però. Qualcuno come Steve, perché "un uomo debole conosce il valore della forza e conosce la compassione".
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Gli anni Quaranta osservati in diretta da Johnston nel primo Captain America - e finiti quasi nel dimenticatoio nel prossimo Winter Soldier - con i ragazzi in divisa al luna park e i cinegiornali di propaganda ("Anche il piccolo Timmy sta facendo la sua parte, raccoglie pezzi di metallo. Ottimo lavoro, Timmy!" annuncia lo slogan che precede l'inizio di una pellicola), restituiscono agli appassionati di storia, letteratura e fumetto uno spazio antinucleare, dove i sergenti hanno l'ansia di metamorfosi e i ragazzini vogliono diventare bombe intelligenti. Più rocciosa e politica era, invece, la copertina del primo albo di Captain America, apparsa in edicola nel marzo del 1941, dove l'eroe patriottico sferrava un cazzotto a Hitler. Congegno complesso, ad opera degli attivisti liberal, per invocare l'insurrezione contro dittature nazifasciste e relativi alleati giapponesi.
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Il fumetto Marvel creato da Joe Simon e Jack Kirby si presta ancora oggi a rivisitazioni cinematografiche: si parte da Captain America, diretto nel 1944 da Elmer Clifton e John English, con Dick Purcell, per continuare con il film tv del '79 diretto da Rod Holcomb e protagonista Reb Brown, seguito a sua volta da Captain America II: Death Too Soon. Prima del Capitan America interpretato da Chris Evans, c'è un'imprendibile versione anni Novanta con Matt Salinger (ora prestato alla televisione: Doctor House, Cashmere Mafia, 24, Law & Order).
Al Comic-Con è stato mostrato in anteprima anche il trailer del film: si parte con Capitan America blindato in ascensore, da solo, con il suo costume (senza casco). L'apparecchio si blocca e fa sembrare chi c'è dentro un pupazzo sintetico. A un certo punto, salgono a bordo alcuni uomini capitanati da Brock Rumlow/Crossbones (l'attore Frank Grillo). Chiuse le porte, buono e cattivo si danno un'occhiata reciproca, l'ascensore continua a procedere per intervalli e immette sempre più uomini, agenti e soldati. Capitan America percepisce che il tempo sta per scadere, e avverte i passeggeri: "Chiunque voglia, è ancora in tempo per scendere". Tutti fermi. Il supereroe colpisce il pulsante d'arresto e ha inizio un combattimento nell'atmosfera rarefatta e strettissima di un ascensore, documentato dai registi Joe e Anthony Russo con una telecamera a spalla. Questo è solo un assaggio. La clip procede con battute serafiche del tipo "We have to deal with the world as it is; not how we'd like it to be", "Dobbiamo affrontare il mondo per come è, non per come vorremmo che fosse", dice Fury a Rogers, e lui: "That's not freedom. That's fear", "Questa non è libertà. é paura".
Altre immagini esplodono sullo schermo: Helicarrier in fumo, un Falcon in volo ad angelo che spara contro un elicottero alle calcagna, Vedova Nera combattente fuori-genere a' la Uma Thurman. Il finale è solenne: lo scudo di Cap cade a terra, un braccio bionico ne afferra un trancio. È la fine di un supereroe? Un nuovo inizio? Dalle fenditure del fumetto, il surrealista Captain America evoca una pioggia di novità in arrivo. Questo è solo l'anticipo.