"Drift", il surf da grande schermo:
quando il cinema cavalca l'onda
Filippo Brunamonti, FILIPPO BRUNAMONTI
Il nuovo surfing movie con Sam Worthington, in uscita l'8 agosto, è un altro tassello che si aggiunge a un filone nato alla fine degli anni Cinquanta. Melodramma o epico, poliziesco o documentario, ha prodotto titoli cult come "Un mercoledì da leoni". E anche qualche flop
TRAVOLGENTI western acquatici, cowboy a cavallo delle onde, tavole di resina in bilico tra l'increspatura e l'abisso. La lista di film a tema surf è sterminata e si alimenta da più di mezzo secolo. L'8 agosto è il turno di Drift - Cavalca l'onda con Sam Worthington, l'ultimo dei surfing movie. C'è tutto: l'evoluzione del surf negli anni Settanta, da hobby a industria milionaria; il mito per il design (delle tavole e delle tute acquatiche); il melodramma di due fratelli che sognano di sbarcare il lunario e invece finiscono schiacciati dalla mentalità conservatrice di un pusher locale. Il surf è anche questo: business. E non sempre finisce bene.
Tuttavia, chi pensa che la sottocultura surf sia uno sport per soli uomini, dovrà ricredersi. Il filone, quello dei surfing films - dal melodramma all'epico, dal poliziesco al documentario - è stato inaugurato, nel 1959, dal fenomeno Gidget (I cavalloni) con Sandra Dee nel ruolo della ragaz…
Tuttavia, chi pensa che la sottocultura surf sia uno sport per soli uomini, dovrà ricredersi. Il filone, quello dei surfing films - dal melodramma all'epico, dal poliziesco al documentario - è stato inaugurato, nel 1959, dal fenomeno Gidget (I cavalloni) con Sandra Dee nel ruolo della ragaz…
TRAVOLGENTI western acquatici, cowboy a cavallo delle onde, tavole di resina in bilico tra l'increspatura e l'abisso. La lista di film a tema surf è sterminata e si alimenta da più di mezzo secolo. L'8 agosto è il turno di Drift - Cavalca l'onda con Sam Worthington, l'ultimo dei surfing movie. C'è tutto: l'evoluzione del surf negli anni Settanta, da hobby a industria milionaria; il mito per il design (delle tavole e delle tute acquatiche); il melodramma di due fratelli che sognano di sbarcare il lunario e invece finiscono schiacciati dalla mentalità conservatrice di un pusher locale. Il surf è anche questo: business. E non sempre finisce bene.
Tuttavia, chi pensa che la sottocultura surf sia uno sport per soli uomini, dovrà ricredersi. Il filone, quello dei surfing films - dal melodramma all'epico, dal poliziesco al documentario - è stato inaugurato, nel 1959, dal fenomeno Gidget (I cavalloni) con Sandra Dee nel ruolo della ragazza che trova surf e amore in un colpo solo, durante l'estate. Il personaggio di Gidget è ispirato alla sorella di Frederick Kohner, autore del romanzo da cui è tratta la pellicola. Nel 1963 è seguito lo scanzonato cult Beach Party (Vacanze sulla spiaggia) di William Asher. Il film sarebbe poi divenuto il primo di una serie di cinque con gli stessi ingredienti: spiagge, falò, teenager scalmanati e tavole da surf. Beach Party, girato a Malibu, è nato come un'imitazione a basso budget dei musical di Elvis Presley, in un secondo tempo ha acquisito vita propria e si è imposto come il capostipite dei surf-film in stile Grease, grazie anche alla colonna sonora che comprende le hit Swingin' and a-Surfin' dei Dick Dale and the Del Tones e Promise Me Anything (Give Me Love), cantata da Annette Funicello.
Durante gli ultimi cinquant'anni di avventure in mare, nel gioco d'azzardo di onde che somigliano a grattacieli, ci sono finiti anche importanti documentaristi. Su tutti, Bruce Brown, autore del potente The Endless Summer (1966) che segue, per circa dieci anni, la storia di due giovani surfisti della California a caccia dell'onda perfetta, dal safari blu nel Continente Nero alle acque australiane infestate di pescecani, fino al paradiso tropicale di Tahiti. Un'ossessione che fa sperimentare vortici e bombe d'acqua mai visti prima al cinema, negli anni Sessanta. Come fa notare la testata Bright Lights Film Journal, esistono altri tipi di documentari che però meritano uno studio a parte, proprio per la loro complessità a metà tra fiction e girato reale. Qualche nome? Riding Giants (2004, vincitore del miglior montaggio, American Cinema Editors) oppure Step Into Liquid (2003) che fotografa il miracolo compiuto da Mike Parsons a Cortes Bank: lo sportivo professionista cavalcò un'onda di oltre 20 metri, record superato l'anno successivo da Pete Cabrinha a Peahi, Hawaii, e nel gennaio 2013 da Garrett 'GMAC' McNamara, lanciato su un'onda di 30 metri a Nazaré, Portogallo.
Le pellicole a cavalcioni sulle onde sono anche "roba da cartoon": ce lo ricorda Pippo che, in uno storico episodio di Mickey Mouse del 1937 si improvvisa surfista modellando il mare in burrasca. Ma dove le tavole da surf vanno davvero forte è in film più muscolari e selvaggi. Ad esempio in Big Wednesday (Un mercoledì da leoni) del 1978, nell'australiano Morning of the Earth (1971) e nel celebre "punto di rottura" toccato da Point Break, 199. Il film di Kathryn Bigelow (Premio Oscar per The Hurt Locker) ha delle immagini che continuano a colpire a più di vent'anni di distanza. In particolare, quella dell'agente FBI (Keanu Reeves) che, nel finale del film, sotto la tormenta, libera dalle manette il delinquente interpretato da Patrick Swayze e lo lascia cavalcare l'ultima onda che di certo non risparmierà il criminale. Reeves, prima di entrare in un turbine di miseria e psicofarmaci, ha continuato a praticare surf. Da non perdere, inoltre, Lords of Dogtown (2005, di Catherine Hardwick), sceneggiato da Stacey Peralta, regista del documentario Dogtown & Zboys e uno degli autentici Z-boys, nomignolo tratto da Zephir, il negozio artigianale di skateboard a Santa Monica.
Dagli adolescenti che marchiano la cultura anni Settanta di tavole a rotelle e sgommate da surf fino alle ragazze di Blue Crash, 2002, epica al femminile dello sport estremo, sopra e sotto le "onde del destino". Nel 2012, Chasing Mavericks, con Gerard Butler ed Elisabeth Shue, ha tentato l'impresa di (ri)colorare d'azzurro il grande schermo ma l'avventura del giovane Jay allenato da Butler/Frosty Hesson, per inseguire l'onda più alta a poche miglia da casa, non ha entusiasmato critica e pubblico. L'onda rivoluzionaria del cinema ci dirà se il 3D è pronto a mangiarsi anche i surfisti, come dimostra l'avventura in stereoscopia di Storm Surfers 3D (2012), girato con strumenti avanzati negli oceani del Sud.
Tuttavia, chi pensa che la sottocultura surf sia uno sport per soli uomini, dovrà ricredersi. Il filone, quello dei surfing films - dal melodramma all'epico, dal poliziesco al documentario - è stato inaugurato, nel 1959, dal fenomeno Gidget (I cavalloni) con Sandra Dee nel ruolo della ragazza che trova surf e amore in un colpo solo, durante l'estate. Il personaggio di Gidget è ispirato alla sorella di Frederick Kohner, autore del romanzo da cui è tratta la pellicola. Nel 1963 è seguito lo scanzonato cult Beach Party (Vacanze sulla spiaggia) di William Asher. Il film sarebbe poi divenuto il primo di una serie di cinque con gli stessi ingredienti: spiagge, falò, teenager scalmanati e tavole da surf. Beach Party, girato a Malibu, è nato come un'imitazione a basso budget dei musical di Elvis Presley, in un secondo tempo ha acquisito vita propria e si è imposto come il capostipite dei surf-film in stile Grease, grazie anche alla colonna sonora che comprende le hit Swingin' and a-Surfin' dei Dick Dale and the Del Tones e Promise Me Anything (Give Me Love), cantata da Annette Funicello.
Durante gli ultimi cinquant'anni di avventure in mare, nel gioco d'azzardo di onde che somigliano a grattacieli, ci sono finiti anche importanti documentaristi. Su tutti, Bruce Brown, autore del potente The Endless Summer (1966) che segue, per circa dieci anni, la storia di due giovani surfisti della California a caccia dell'onda perfetta, dal safari blu nel Continente Nero alle acque australiane infestate di pescecani, fino al paradiso tropicale di Tahiti. Un'ossessione che fa sperimentare vortici e bombe d'acqua mai visti prima al cinema, negli anni Sessanta. Come fa notare la testata Bright Lights Film Journal, esistono altri tipi di documentari che però meritano uno studio a parte, proprio per la loro complessità a metà tra fiction e girato reale. Qualche nome? Riding Giants (2004, vincitore del miglior montaggio, American Cinema Editors) oppure Step Into Liquid (2003) che fotografa il miracolo compiuto da Mike Parsons a Cortes Bank: lo sportivo professionista cavalcò un'onda di oltre 20 metri, record superato l'anno successivo da Pete Cabrinha a Peahi, Hawaii, e nel gennaio 2013 da Garrett 'GMAC' McNamara, lanciato su un'onda di 30 metri a Nazaré, Portogallo.
Le pellicole a cavalcioni sulle onde sono anche "roba da cartoon": ce lo ricorda Pippo che, in uno storico episodio di Mickey Mouse del 1937 si improvvisa surfista modellando il mare in burrasca. Ma dove le tavole da surf vanno davvero forte è in film più muscolari e selvaggi. Ad esempio in Big Wednesday (Un mercoledì da leoni) del 1978, nell'australiano Morning of the Earth (1971) e nel celebre "punto di rottura" toccato da Point Break, 199. Il film di Kathryn Bigelow (Premio Oscar per The Hurt Locker) ha delle immagini che continuano a colpire a più di vent'anni di distanza. In particolare, quella dell'agente FBI (Keanu Reeves) che, nel finale del film, sotto la tormenta, libera dalle manette il delinquente interpretato da Patrick Swayze e lo lascia cavalcare l'ultima onda che di certo non risparmierà il criminale. Reeves, prima di entrare in un turbine di miseria e psicofarmaci, ha continuato a praticare surf. Da non perdere, inoltre, Lords of Dogtown (2005, di Catherine Hardwick), sceneggiato da Stacey Peralta, regista del documentario Dogtown & Zboys e uno degli autentici Z-boys, nomignolo tratto da Zephir, il negozio artigianale di skateboard a Santa Monica.
Dagli adolescenti che marchiano la cultura anni Settanta di tavole a rotelle e sgommate da surf fino alle ragazze di Blue Crash, 2002, epica al femminile dello sport estremo, sopra e sotto le "onde del destino". Nel 2012, Chasing Mavericks, con Gerard Butler ed Elisabeth Shue, ha tentato l'impresa di (ri)colorare d'azzurro il grande schermo ma l'avventura del giovane Jay allenato da Butler/Frosty Hesson, per inseguire l'onda più alta a poche miglia da casa, non ha entusiasmato critica e pubblico. L'onda rivoluzionaria del cinema ci dirà se il 3D è pronto a mangiarsi anche i surfisti, come dimostra l'avventura in stereoscopia di Storm Surfers 3D (2012), girato con strumenti avanzati negli oceani del Sud.