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CINEMA

Locarno, Christopher Lee mattatore: "Inattesa esibizione da cantante lirico"

Nella seconda giornata del Festival l'attore inglese premiato con l'Excellence Award: "Avrei potuto fare l'opera, ma scelsi il cinema". A Castellitto il Pardo alla carriera

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LOCARNO - L'acclamato protagonista della seconda giornata di Locarno è sir Christopher Lee, premiato con l'Excellence Award, 91 anni compiuti, che intrattiene il pubblico con la sua ironia e il racconto di alcuni momenti di una carriera lunga circa 60 anni e quasi 300 film e che continua senza soste. Ha appena finito di interpretare ancora una volta il ruolo di Saruman in The Hobbit di Peter Jackson. Con la sua voce grave e profonda, l'eleganza dell'incedere - solo qualche segno di stanchezza - con il suo 1,95 di altezza, lo sguardo scuro, intenso e severo con cui ha reso famosi i suoi personaggi, Christopher Lee evoca i Dracula e i Frankenstein che ha interpretato, personaggi con cui si è imposto come leggenda del cinema di paura, icona dell'horror.

Ed è proprio su questo tema che stupisce il pubblico. "Non rinnego niente di quello che ho fatto, ma non sopporto l'etichetta di star dell'horror, me l'ha attaccata la stampa, non riesco a liberarmene", dice e ricorda con entusiasmo l'incontro con Billy Wilder nel 1970. "Non mi importa quello che sei e che hai fatto finora, voglio farti cambiare, lascia l'Inghilterra dove non hanno immaginazione e vieni in America. Sono andato, mi ha reso calvo, mi ha dato battute scarne e divertenti e mi ha diretto in Vita privata di Sherlock Holmes: ho stupito il pubblico, non ero un mostro".

In realtà, ammette, "il genere che preferisco è la commedia, che è anche il più difficile. Sono grato all'America perché finalmente di commedie ne ho fatte cinque o sei, e ho partecipato ad un bellissima stagione del Saturday Night Show con John Belushi, Dan Ayckrod, Bill Murray, era il 1978/79, è rimasta una delle edizioni di maggior successo con 35 milioni di spettatori".

E per dimostrare la sua tendenza alla comicità, stupisce e conquista il pubblico con l'imitazione di "Tom & Jerry", passa da miagolii spaventati a rantoli canini rabbiosi, evoca dinosauri, canguri e un divertente campionario di personaggi di cartoni animati. "Mi divertivo molto a telefonare al mio amico Peter Cushing parlando come Gatto Silvestro. All'inizio non mi riconosceva, quando ha capito che ero sempre io, mi lasciava andare avanti per un po', poi lanciava un urlo e io smettevo". Perché l'uso della voce è un'altra delle qualità eccellenti di Christopher Lee, che un giorno, subito dopo la guerra - la seconda mondiale a cui aveva partecipato nell'Intelligence della Marina inglese - si trovò davanti una scelta: provare con il cinema o accettare l'invito del Teatro dell'Opera di Stoccolma per studiare la tecnica ed entrare nel mondo della lirica. "Ho scelto il cinema, ma non ho mai smesso di cantare. Ho inciso diversi dischi, alcuni in commercio, come quello che contiene brani lirici, molto Verdi, ma anche 'O sole mio e qualche evergreen americana, altri privati. L'anno scorso, per i novant'anni, mi sono regalato un disco di heavy metal, ho scritto le canzoni, per la musica mi hanno aiutato alcuni amici giovani, e le ho incise. Non è stato difficile". E a dimostrazione del suo talento, regala al pubblico di Locarno l'interpretazione del vecchio Inquisitore cieco del Don Carlos, salutato da un applauso divertito, entusiasta, lunghissimo.