Spettacoli

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La bella lezione di Nanni Moretti,
ex-outsider del cinema che ha fatto scuola

Lunedì l'attore-regista compie 60 anni. Con tenacia ha costruito un arcipelago di attività a sostegno del cinema italiano. Il prossimo lavoro sarà "Margherita"

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ROMA - Dopo aver festeggiato e non senza un di più di enfasi (mai incoraggiata dal pur vanitoso interessato) i suoi quaranta e poi i suoi cinquant'anni - quali erano quelli "splendidi"? - eccoci a salutare con tanti affettuosi auguri i sessant'anni di Nanni Moretti, il 19 agosto. Una certa quota di culto della personalità ha accompagnato e segnato tutto il percorso - atipico, singolare - del cineasta romano. Fin da quando le sue prime prove, Io sono un autarchico e Ecce bombo (lunedì su RaiTre), si imposero all'attenzione per le modalità rivoluzionarie dell'irruzione del loro autore, personalità di assoluto outsider, sulla declinante scena italiana della seconda metà degli anni Settanta, e meno per l'acerba e un po' sgrammaticata fattura del suo cinema fatto in casa.
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Alla distanza, e nell'attesa del suo dodicesimo lungometraggio, per ora intitolato Margherita - si dice dedicato ai giovani e che inizierà a girare tra poco - vediamo bene quanto l'esempio di Moretti abbia seminato e fatto scuola. Le sue qualità autoriali, certo, via via si sono affinate e sono state salutate dal prestigio internazionale. Ma molto ha contato la tenacia dimostrata nel costruire il vasto arcipelago di attività-satellite ramificatesi col tempo. L'apertura, a Roma nel '91, del cinema Nuovo Sacher, diventato una calamita, con il suo aspetto spartano e vintage, per un pubblico certo che il passare su quello schermo equivaleva a una garanzia di qualità; il costituirsi nell'87 in società di produzione (con il fondamentale affiancamento, ora rotto, di Angelo Barbagallo) e di distribuzione; l'aver fondato e animato premi (nell'89 il Sacher d'oro) dallo stile stravagante e iniziative di programmazione estiva, gli uni e le altre dedicati alle novità italiane. O certe operazioni produttive come quella dei cortometraggi ispirati ai diari dell'Archivio di Pieve Santo Stefano fondato da Saverio Tutino, punta di un'opera sostanziosa anche se non sempre visibile di esplorazione, scoperta, incoraggiamento, mobilitazione e fiducia a vantaggio di energie emergenti.
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Tutto, a proposito di fattiva attenzione alle sorti del cinema italiano, all'insegna di un certo contrasto tra riluttante assenza dalle sedi ufficiali o collettive di confronto, e costruttiva presenza nei fatti. Molti e molto di quanto è venuto dopo - fino al passaggio di generazione simboleggiato da Matteo Garrone e Paolo Sorrentino - gli devono parecchio.