ROMA - A 82 anni, di cui sessanta di carriera tra cinema, teatro e televisione, conserva l'entusiasmo e l'energia di una ragazzina. Reduce dal suo primo tappeto rosso e dalla meritatissima Coppa Volpi per Via Castellana Bandiera di Emma Dante (nelle sale dal 19 settembre), Elena Cotta ti guarda con quegli occhi enigmatici e vivaci che hanno conquistato il Presidente di Giuria Bernardo Bertolucci e dice: "Questo premio è arrivato all'improvviso dopo tanto lavoro ed è stata una vera ubriacatura, ma io tengo i piedi per terra e mi godo il momento". Un momento d'oro fatto di tanti impegni ("altro che tournée teatrale, stiamo accompagnando il film in tutte le piazze"), di nuove proposte che stanno arrivando ("ma non dico nulla prima di firmare, per scaramanzia") e di festeggiamenti.
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E infatti nella bellissima casa di Trastevere dove vive con suo marito Carlo Alighiero (suo compagno di vita e palcoscenico da 60 anni), accanto alla Coppa come migliore attrice della Mostra del cinema di Venezia, sono allineate le bottiglie di champagne da stappare dopo l'anteprima romana.
"È bello che ora Samira incontri il pubblico - dice - questa donna albanese con un grande dolore dentro e uno sguardo profondo conquista senza utilizzare neppure una parola. Dopo essere stata tanto sfruttata dai suoi familiari questa donna è in cerca di una rivincita e se la prenderà grazie a questo duello sotto il sole".
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Il film, prima prova dietro la macchina da presa della regista teatrale, è un western al femminile. Due donne si sfidano all'interno di due automobili nella via palermitana che dà il titolo al film. Di fronte a Samira l'albanese c'è una coppia lesbica in crisi, la stessa Dante e Alba Rohrwacher. La strada è stretta, le due auto insieme non passano, una delle due dovrebbe arretrare ma per puntiglio, per principio, per sfida nessuna delle due donne al volante ha intenzione di muoversi. Sarà una lunga ed estenuante attesa, un modo per fare i conti con il proprio passato e con la propria identità.
Elena Cotta con il suo passato e la sua identità di attrice non ha problemi a fare i conti. "Io milanese volevo assolutamente venire a Roma perché avevo già conosciuto Carlo e volevo fare l'Accademia Silvio D'Amico. Era il 1951 e per guadagnarmi i soldi feci un piccolo ruolo, da suorina, in Miracolo a Viggiù con Antonella Lualdi. Guadagnai ventimila lire e presi il treno per la Capitale. Con il cinema ho viaggiato tanto e ora che mi preparo a partire per la Corea del Sud con questo film - racconta - mi riviene in mente quando andai a mie spese a Sydney per gli Oscar australiani. Ero stata candidata per Terza generazione, una commedia familiare con Greta Scacchi, e mi ero illusa che lo avrei vinto. Sono stata alla cerimonia e poi hanno premiato un'altra attrice. Ci sono rimasta così male. Con questo film però mi sono presa la rivincita su tutto".
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E infatti nella bellissima casa di Trastevere dove vive con suo marito Carlo Alighiero (suo compagno di vita e palcoscenico da 60 anni), accanto alla Coppa come migliore attrice della Mostra del cinema di Venezia, sono allineate le bottiglie di champagne da stappare dopo l'anteprima romana.
"È bello che ora Samira incontri il pubblico - dice - questa donna albanese con un grande dolore dentro e uno sguardo profondo conquista senza utilizzare neppure una parola. Dopo essere stata tanto sfruttata dai suoi familiari questa donna è in cerca di una rivincita e se la prenderà grazie a questo duello sotto il sole".
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Il film, prima prova dietro la macchina da presa della regista teatrale, è un western al femminile. Due donne si sfidano all'interno di due automobili nella via palermitana che dà il titolo al film. Di fronte a Samira l'albanese c'è una coppia lesbica in crisi, la stessa Dante e Alba Rohrwacher. La strada è stretta, le due auto insieme non passano, una delle due dovrebbe arretrare ma per puntiglio, per principio, per sfida nessuna delle due donne al volante ha intenzione di muoversi. Sarà una lunga ed estenuante attesa, un modo per fare i conti con il proprio passato e con la propria identità.
Elena Cotta con il suo passato e la sua identità di attrice non ha problemi a fare i conti. "Io milanese volevo assolutamente venire a Roma perché avevo già conosciuto Carlo e volevo fare l'Accademia Silvio D'Amico. Era il 1951 e per guadagnarmi i soldi feci un piccolo ruolo, da suorina, in Miracolo a Viggiù con Antonella Lualdi. Guadagnai ventimila lire e presi il treno per la Capitale. Con il cinema ho viaggiato tanto e ora che mi preparo a partire per la Corea del Sud con questo film - racconta - mi riviene in mente quando andai a mie spese a Sydney per gli Oscar australiani. Ero stata candidata per Terza generazione, una commedia familiare con Greta Scacchi, e mi ero illusa che lo avrei vinto. Sono stata alla cerimonia e poi hanno premiato un'altra attrice. Ci sono rimasta così male. Con questo film però mi sono presa la rivincita su tutto".