Spettacoli

<a href="https://puntoitalia.online/spettacoli/cinema/" title="https://puntoitalia.online/spettacoli/cinema/">CINEMA</a>

"Carrie", un cult movie non basta.
Ecco il remake che vi sconvolgerà...

Chloë Grace Moretz  nel ruolo dell'adolescente vessata che fu di Sissy Spacek nel film di De Palma del '76, Julianne Moore in quello della madre fondamentalista. Il bullismo è di grande attualità, come il personaggio ideato da Stephen King che si vendica con la telecinesi

3 minuti di lettura
CAPELLI sconvolti, coperti da un'aureola di sangue e cenere; volto rosso shocking, occhi enigmatici, vestito da ballo perfettamente aderente al corpo graffiato e sporco, piedi nudi. La prima immagine di Carrie White sembra arrivare dall'apocalisse, nella notte che brucia. "You will know her name", "Conoscerai il suo nome", incita la frase di lancio. Ed è così. La nuova versione di Carrie, con Chloë Grace Moretz e Julianne Moore (nella parte della madre, Margaret White), porta la firma di Kimberly Peirce (Boys Don't Cry) ed è una rilettura molto personale del personaggio ideato da Stephen King nel '74, emblema della diversità, di una gioventù affamata d'amore, libertà e riscatto dai soprusi.
L'adattamento del '76 con Sissy Spacek (candidata all'Oscar per il ruolo di Carrie) e Piper Laurie rimane una delle opere più potenti e disturbanti dirette da Brian De Palma, ma il film della Peirce è proprio calato in uno scenario più complesso e sfaccettato. Lo scorso anno, in occasione del Comic Con di New York, Julianne Moore ha dichiarato di aver lavorato al personaggio della madre di Carrie "in maniera fedele al racconto di King", e oggi rimarca: "Abbiamo a che fare con una fondamentalista, certo. Una donna che ha creato un recinto attorno al proprio Credo, una sua idea di chiesa" e che ben presto "finisce per confondere purezza degli intenti con abuso ed ossessione". Fino a travolgere la figlia, per cui invece la vita si presenta ancora magica e innocente. Quasi intaccata.
[[ge:rep-locali:repubblica:68361391]]
Interpretare un personaggio così delicato e vibrante come quello di Carrie "è stato una sfida", commenta Chloë Grace Moretz, classe 1997, di Atlanta, Georgia, già attrice per Tim Burton (Dark Shadows), Martin Scorsese (Hugo Cabret) e Matthew Vaughn (Kick-Ass). "Per quanto la storia originale possa essere drammatica - racconta la Moretz - durante la lavorazione ho collezionato un mucchio di gag e aneddoti. Ad esempio, il giorno in cui mi hanno versato cinque galloni di sangue in testa: tutti erano convinti sarei scivolata, ma alla fine ho tenuto duro e non sono caduta per terra". Altro che film maledetto. Quando Screen Gems, nel gennaio scorso, ha ufficializzato lo slittamento dell'uscita di Carrie nelle sale americane dal 15 marzo al 18 ottobre 2013, in rete si è scatenato il dibattito sull'ennesimo "set infestato" (dopo L'Esorcista, Poltergeist, Il corvo, Cursed - Il maleficio...) e speculazioni in merito alle "alterazioni possibili" imposte dalla produzione. "Niente di tutto questo - aggiunge Moretz - anzi, a dire il vero abbiamo prolungato il film. Io e Julianne Moore siamo state richiamate sul set a Toronto, lo scorso maggio, e abbiamo aggiunto tre scene extra. L'intento è quello di rendere il film, nella versione finale, ancora più intenso e dark. Ci siamo poi accorte che alcuni dialoghi potevano essere più stratificati, così qualche parte del copione è andata riscritta, ma senza tagli".
[[ge:rep-locali:repubblica:68361368]]
"Io non so se credere o meno nel sovrannaturale, ma la storia di Brandon Teena è entrata in me in un modo particolare", ha detto la regista Kimberly Peirce, che con Boys Don't Cry (1999) aveva rilevato un fatto di cronaca (un pluriomicidio commesso nel 1993 in una cittadina del Nebraska) portando alla luce il personaggio di Brandon, una ragazza che si comportava come un ragazzo. In seguito sarebbe arrivato l'Oscar all'attrice Hilary Swank come migliore attrice protagonista. "Sarà perché sono una persona vicina alla cultura queer o semplicemente perché sono un essere umano, ma amo così tanto Brandon". La regista credeva che la realizzazione del film di debutto e il suo successo fossero delle anomalie, perché poi ha realizzato soltanto Stop-Loss nel 2008. Invece, quando MGM l'ha contattata per Carrie, ha ritrovato le sensazioni giuste. Jonathan Glickman, presidente di Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Film Division, ha discusso con la Peirce delle due grandi ragioni per riportare il cult di De Palma sullo schermo: l'evoluzione degli effetti speciali, e il fatto che il bullismo oggi sia un fenomeno nazionale ed abbia contagiato anche i social media. "Ho riletto il romanzo di Carrie - prosegue la Peirce - e mi sono resa conto che ci sono tutti gli elementi che riguardano il 'caso Brandon': rabbia, violenza, umiliazione, abuso di potere. Carrie ha subìto le peggiori angherie dai propri compagni, non ha un posto sicuro dove andare, possiede solo i poteri telecinetici, e quelli diventano il suo rifugio".

Carrie, aggiornato, mette in scena un'eroina che cerca se stessa e la propria femminilità nelle doti paranormali e, in un secondo tempo, lascia esplodere la sua ribellione (letteralmente) sino a spezzare le catene della madre, che tenta di farle il lavaggio del cervello, di indottrinarla: "Prega bambina mia, prega affinché il Signore lavi via i tuoi peccati" le sussurra, castigo dopo castigo. "Margaret è un personaggio che non si può interpretare senza prima aver studiato a fondo il suo background - aggiunge la Moore - infatti Stephen King, nel romanzo, è stato molto specifico sul suo conto. Io mi sono interessata a Margaret perché volevo cercare di capire quel senso di isolamento. È una donna che, prima di portare Carrie in grembo, si è avvicinata alla religione cercando un dogma. Poi si accorge che nemmeno la setta è abbastanza rigorosa per lei. Così si sfila e si mette con un uomo. Insieme istituiscono la loro chiesa, pregano l'uno per l'altro, isolati dal resto della comunità. Quando Margaret è incinta crede in realtà di avere un cancro, non un bambino. Poi partorisce, ma il marito muore. E a quel punto il lettore realizza che questa donna, così deviata e abbandonata, crescerà una creatura convinta che lei soltanto possa rappresentare la comunità". Ma, attenzione, Carrie non è solo un gioco di psicologia: "Abbiamo voluto ci fosse tutto - conclude la Moore - divertimento, paura, credibilità, commozione".  Carrie uscirà nelle sale italiane il 9 gennaio. Pronti a ricordare il suo nome?