ROMA - Figlia, madre, nonna, amante. Catherine Deneuve è tutto questo in Elle s'en va, il film che Emmanuelle Bercot ha scritto su di lei, per lei, costruendo un personaggio, Bettie, che attraversa una varietà di stati d'animo femminili, quasi a celebrare le tante donne che l'attrice ha interpretato nella sua straordinaria carriera. Presentato al festival di Berlino, Elle s'en va esce in questi giorni in Francia non a caso, è un omaggio ai 70 anni che Deneuve compie il 22 ottobre. Bettie è un personaggio dimesso, che vive con la madre, che l'amante lascia per una donna più giovane, che ha un rapporto difficile con la figlia lontana.
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Catherine come Bettie: "è lei la normalità". "Torno subito", dice uscendo dal suo ristorante, sale in macchina e va, senza una meta precisa se non quella di comprare le sigarette ed è l'inizio di un viaggio attraverso la Bretagna e di una serie di incontri che cambieranno la sua vita, compreso quello con il nipote, un bambino simpatico, ma difficile da gestire. Per la Deneuve è una magnifica prova di attrice, ironica, generosa. Bettie conserva i segni della bellezza - era stata miss Bretagna 1969 - ma non nasconde le rughe, i chili di troppo, la stanchezza dell'età e per quasi tutto il film indossa gli stessi pantaloni sgualciti e una modesta camicia a disegnini colorati. È l'opposto dell'immagine glamour della star più amata di Francia, ma come dice lei, "l'immagine è un concetto illusorio, legato al cinema e alle copertine, nella vita la mia immagine è molto più vicina a Bettie nella sua normalità. Il film è arrivato al momento giusto, ero pronta ad accettare la sfida".
Nonna sì, ma fumatrice. A Bettie si sente vicina nel rapporto con la madre, nella dipendenza dal fumo - "Lo so che fa male, non ne vado fiera" - soprattutto nel rapporto con il bambino. Di nipoti lei ne ha quattro, due da Chiara Mastroianni, due da Christian, nato dal legame con Roger Vadim. "Sono una nonna felice, con i bambini emerge la vitalità, la voglia di gioco, l'energia. E, invecchiando, di energia ho bisogno", dice l'attrice che affronta i 70 anni senza drammi. "Certo che per le donne, e anche per gli uomini, non è facile invecchiare, per un'attrice è peggio. Ma non è un'ossessione, ho imparato a convivere con l'età, c'è sempre posto per i sentimenti. La felicità non ha limiti di tempo, non sarà più lo stato di quando eravamo giovani, ma le occasioni per essere felici ci sono sempre. Io ci credo, l'età non ha cancellato la mia visione positiva della vita".
Candeline sul set. Catherine Deneuve festeggia il compleanno sul set di Trois coeurs di Benoit Jacquot che interpreta con Charlotte Gainbsbourg e la figlia Chiara, mentre si prepara al thriller di Techiné L'homme que l'on aimait trop con Guillaume Canet. Il lavoro resta una delle priorità, malgrado gli oltre 250 titoli di una carriera senza pause, con la quale si è imposta come icona di glamour e sensualità, ricca di personaggi tra innocenza e perversione.
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Filmografia. Spesso film "scandalosi", come Il vizio e la virtù di Vadim, Repulsion di Roman Polanski in cui era una sessuofoba che uccideva gli uomini o l'indimenticabile Bella di giorno di Bunuel, la ricca signora borghese che si prostituisce per istinto liberatorio.
Le altre: Bardot, Moreau e Huppert. Il cinema "scandaloso" del resto appartiene alla tradizione delle attrici francesi. Più casto negli anni Cinquanta e Sessanta, quando imperava Brigitte Bardot, classe 1934, anche lei donna bambina, innocente e maliziosa, anche lei musa per Vadim, che la rese famosa come B. B. con il film Piace a troppi, cui seguirono titoli come La ragazza del peccato di Autant-Lara o Il disprezzo di Godard. E prima di lei un'altra dama di Francia, la grande Jeanne Moreau (1928), aveva scandalizzato il pubblico con ruoli sudaci, la moglie annoiata che usava la sue sensualità per sedurre due uomini in Les amants di Malle, o la ragazza che vive l'inestricabile, drammatico, spregiudicato triangolo amoroso in Jules e Jim di Truffaut, Celestine di Il diario di una cameriera di Bunuel, oggetto di desiderio di una torbida famiglia di provincia. In seguito lo scandalo diventa più esplicito anche nelle immagini e trova in Isabelle Huppert, che a marzo di anni ne ha compiuti sessanta, l'interprete più audace, pronta a sfidare il perbenismo con la sottile ambiguità di La merlettaia di Goretta, la misteriosa avvelenatrice Violette Nozière di Chabrol, che trovò in lei la perfetta Madame Bovary, fino all'incontro con Haneke e il personaggio di Erika, La pianista, con il suo osceno voyerismo, le ossessioni feticistiche, la freddezza brutale con cui vive la storia di sesso e di passione con il giovane allievo.
La generazione successiva. Con la generazione degli anni Sessanta la tradizione continua. Emmanuelle Béart (1963) - i francesi le hanno anche perdonato la pessima idea delle labbra malamente rifatte - usa lo stesso intrigo di innocenza e perversione delle illustri colleghe ai danni di Michel Piccoli in La bella scontrosa di Rivette, rivive la spregiudicatezza di un triangolo sentimentale in Un cuore in inverno di Sautet, è La donna francese di Wargnier, che tradisce con altri uomini il marito soldato, inesorabilmente attratta da erotiche avventure. La più composta della generazione forse è Juliette Binoche (1964), scelta da Abel Ferrara per interpretare la vergine Maria, anche se in Chocolat è una perfetta seduttrice che sconvolge un paese assonnato, mentre, con la sua bellezza sensuale ed enigmatica, Emmanuelle Seigner (1966) di vittime sullo schermo ne ha fatte parecchie, soprattutto grazie alla regia di Roman Polanski: in Frantic trascina lo sperduto americano a Parigi Harrison Ford in una serie di avventure ad alta adrenalina erotica, in Luna di fiele si trasforma da vittima a feroce aguzzina del marito e in La nona porta è addirittura una diavolessa tentatrice. L'eredità è stata raccolta benissimo dalle generazioni più recenti. Le giovani Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos vivono con naturalezza la loro passione gay, fotografata senza veli da Kechiche in La vita di Adele, in sala dal 24 ottobre.
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Catherine come Bettie: "è lei la normalità". "Torno subito", dice uscendo dal suo ristorante, sale in macchina e va, senza una meta precisa se non quella di comprare le sigarette ed è l'inizio di un viaggio attraverso la Bretagna e di una serie di incontri che cambieranno la sua vita, compreso quello con il nipote, un bambino simpatico, ma difficile da gestire. Per la Deneuve è una magnifica prova di attrice, ironica, generosa. Bettie conserva i segni della bellezza - era stata miss Bretagna 1969 - ma non nasconde le rughe, i chili di troppo, la stanchezza dell'età e per quasi tutto il film indossa gli stessi pantaloni sgualciti e una modesta camicia a disegnini colorati. È l'opposto dell'immagine glamour della star più amata di Francia, ma come dice lei, "l'immagine è un concetto illusorio, legato al cinema e alle copertine, nella vita la mia immagine è molto più vicina a Bettie nella sua normalità. Il film è arrivato al momento giusto, ero pronta ad accettare la sfida".
Nonna sì, ma fumatrice. A Bettie si sente vicina nel rapporto con la madre, nella dipendenza dal fumo - "Lo so che fa male, non ne vado fiera" - soprattutto nel rapporto con il bambino. Di nipoti lei ne ha quattro, due da Chiara Mastroianni, due da Christian, nato dal legame con Roger Vadim. "Sono una nonna felice, con i bambini emerge la vitalità, la voglia di gioco, l'energia. E, invecchiando, di energia ho bisogno", dice l'attrice che affronta i 70 anni senza drammi. "Certo che per le donne, e anche per gli uomini, non è facile invecchiare, per un'attrice è peggio. Ma non è un'ossessione, ho imparato a convivere con l'età, c'è sempre posto per i sentimenti. La felicità non ha limiti di tempo, non sarà più lo stato di quando eravamo giovani, ma le occasioni per essere felici ci sono sempre. Io ci credo, l'età non ha cancellato la mia visione positiva della vita".
Candeline sul set. Catherine Deneuve festeggia il compleanno sul set di Trois coeurs di Benoit Jacquot che interpreta con Charlotte Gainbsbourg e la figlia Chiara, mentre si prepara al thriller di Techiné L'homme que l'on aimait trop con Guillaume Canet. Il lavoro resta una delle priorità, malgrado gli oltre 250 titoli di una carriera senza pause, con la quale si è imposta come icona di glamour e sensualità, ricca di personaggi tra innocenza e perversione.
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Filmografia. Spesso film "scandalosi", come Il vizio e la virtù di Vadim, Repulsion di Roman Polanski in cui era una sessuofoba che uccideva gli uomini o l'indimenticabile Bella di giorno di Bunuel, la ricca signora borghese che si prostituisce per istinto liberatorio.
Le altre: Bardot, Moreau e Huppert. Il cinema "scandaloso" del resto appartiene alla tradizione delle attrici francesi. Più casto negli anni Cinquanta e Sessanta, quando imperava Brigitte Bardot, classe 1934, anche lei donna bambina, innocente e maliziosa, anche lei musa per Vadim, che la rese famosa come B. B. con il film Piace a troppi, cui seguirono titoli come La ragazza del peccato di Autant-Lara o Il disprezzo di Godard. E prima di lei un'altra dama di Francia, la grande Jeanne Moreau (1928), aveva scandalizzato il pubblico con ruoli sudaci, la moglie annoiata che usava la sue sensualità per sedurre due uomini in Les amants di Malle, o la ragazza che vive l'inestricabile, drammatico, spregiudicato triangolo amoroso in Jules e Jim di Truffaut, Celestine di Il diario di una cameriera di Bunuel, oggetto di desiderio di una torbida famiglia di provincia. In seguito lo scandalo diventa più esplicito anche nelle immagini e trova in Isabelle Huppert, che a marzo di anni ne ha compiuti sessanta, l'interprete più audace, pronta a sfidare il perbenismo con la sottile ambiguità di La merlettaia di Goretta, la misteriosa avvelenatrice Violette Nozière di Chabrol, che trovò in lei la perfetta Madame Bovary, fino all'incontro con Haneke e il personaggio di Erika, La pianista, con il suo osceno voyerismo, le ossessioni feticistiche, la freddezza brutale con cui vive la storia di sesso e di passione con il giovane allievo.
La generazione successiva. Con la generazione degli anni Sessanta la tradizione continua. Emmanuelle Béart (1963) - i francesi le hanno anche perdonato la pessima idea delle labbra malamente rifatte - usa lo stesso intrigo di innocenza e perversione delle illustri colleghe ai danni di Michel Piccoli in La bella scontrosa di Rivette, rivive la spregiudicatezza di un triangolo sentimentale in Un cuore in inverno di Sautet, è La donna francese di Wargnier, che tradisce con altri uomini il marito soldato, inesorabilmente attratta da erotiche avventure. La più composta della generazione forse è Juliette Binoche (1964), scelta da Abel Ferrara per interpretare la vergine Maria, anche se in Chocolat è una perfetta seduttrice che sconvolge un paese assonnato, mentre, con la sua bellezza sensuale ed enigmatica, Emmanuelle Seigner (1966) di vittime sullo schermo ne ha fatte parecchie, soprattutto grazie alla regia di Roman Polanski: in Frantic trascina lo sperduto americano a Parigi Harrison Ford in una serie di avventure ad alta adrenalina erotica, in Luna di fiele si trasforma da vittima a feroce aguzzina del marito e in La nona porta è addirittura una diavolessa tentatrice. L'eredità è stata raccolta benissimo dalle generazioni più recenti. Le giovani Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos vivono con naturalezza la loro passione gay, fotografata senza veli da Kechiche in La vita di Adele, in sala dal 24 ottobre.