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"Il passato", Farhadi racconta una donna con troppi uomini

Esce in Italia il 21 novembre il nuovo film del regista iraniano di "Una separazione", protagonista Bérénice Bejo, premiata a Cannes come migliore attrice. Una coppia separata che si ritrova, un nuovo compagno, un intreccio di sentimenti e un segreto che affonda le proprie radici indietro del tempo

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ROMA - Dopo la partecipazione a Cannes (con Bérénice Bejo premiata come migliore attrice), Il passato è uscito in Francia, dove è stato visto da un milione di spettatori, e sta per arrivare sugli schermi di tanti altri paesi, il 21 novembre in Italia. "Presentando il film a pubblici diversi mi stupisco sempre, perché cambiano le culture e i costumi, ma le reazioni e la commozione è la stessa, la vita emotiva e i sentimenti delle persone sono uguali ovunque, in Europa come in India o in America. E questi sono i temi del film", dice il regista Asghar Farhadi, che stavolta ha ambientato il film a Parigi, dove Ahmad (l'attore Ali Mosaffa) ritorna da Teheran, su richiesta dell'ex moglie francese Marie (Bérénice Bejo) per concludere la procedura del divorzio. Marie ha un nuovo compagno, due figli, una vita apparentemente tranquilla ma Ahmad intuisce una forte tensione della donna con la figlia Lucie, cerca di rasserenare i rapporti, scoprendo un doloroso segreto nel passato.
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LE FOTO DEL FILM

I temi del privato erano anche in Una separazione. C'è una ragione in questa scelta?
"Da sempre, anche quando facevo teatro, mi interessavano testi sulle dinamiche del privato, storie alla Cecov. All'interno di una struttura famigliare c'è di tutto, si possono esplorare tutti i sentimenti possibili".

Con quale cinema si è formato?
"Mi ha influenzato quello che avevo a disposizione in Iran, sono nato nel '72, sono cresciuto in un paese coinvolto in un conflitto lungo otto anni, alla televisione c'erano solo film di guerra, si voleva infiammare lo spirito bellico. Ho imparato a detestarli, sono diventato pacifista, la guerra mi disgusta. Forse per questo nei miei film non trovate mai i buoni e i cattivi, i miei protagonisti sono persone normali, con i loro lati positivi, la fragilità, gli errori di tutte le persone normali".

Che film si vedono in Iran? Il passato è uscito?
"Sì e ha avuto gli stessi incassi record di Una separazione. In Iran vediamo tutto quello che esce nel mondo ma soltanto in Dvd. Le sale sono intasate dalla produzione nazionale, che in questo periodo è vastissima, anche se non significa che alla quantità corrisponda la qualità".

Come vive i segnali di apertura e di speranza che vengono dall'Iran di oggi?
"Sono contento, ma abbiamo due problemi. Da una parte le posizioni radicali all'interno del paese da parte di chi non vuole cambiamenti, dall'altra l'ostilità di alcuni governi stranieri, che fingono di salutare positivamente l'aria nuova ma in realtà hanno tutto l'interesse a lasciare l'Iran chiuso e in conflitto. Positivo e pragmatico mi sembra l'atteggiamento di Obama".

Il cinema iraniano sarà influenzato da una eventuale, maggiore libertà?
"Non so, posso solo osservare che in situazioni difficili si produce arte, è la speranza di cambiamento che alimenta l'energia e la voglia di raccontare. Forse avremo bisogno di un tempo per abituarci alla libertà. Se e quando arriverà".