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"Les Enfants du Paradis", il capolavoro
di Marcel Carné, torna in sala e in dvd

Il film, che nacque da un incontro a Nizza durante la Seconda Guerra Mondiale  tra il regista, lo scrittore Jacques Prévert e l'attore Jean-Louis Barrault, arriva nella versione originale (restaurata dalla Cineteca di Bologna) di 189'. Nei cinema dal 25 novembre, in libreria e online dal 28

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BOLOGNA - Torna nelle sale cinematografiche dal 25 novembre, nell'ambito dell'iniziativa "Il cinema ritrovato", la versione restaurata dalla Cineteca di Bologna del film francese Les Enfants du Paradis di Marcel Carné, in lingua originale con sottotitoli italiani e nell'edizione integrale. Parallelamente all'uscita in sala il restauro di Les Enfants du Paradis verrà pubblicato per le Edizioni Cineteca di Bologna e sarà in libreria in Dvd e online dal 28 novembre.
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Il Dvd di Les Enfants du Paradis offre la versione originale francese di 189', con il restauro realizzato dal laboratorio L'Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna e promosso da Pathé (già produttore originale del film). Il Italia il film venne distribuito con tagli che lo riducevano a 106 minuti. Solo nel 1969 la Rai lo trasmise nell'edizione integrale, con un nuovo doppiaggio.
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La Cineteca di Bologna descrive la pellicola come "il più bel film francese di tutti i tempi. Spesso s'è detto. Vero o non vero, enorme è la forza evocativa del solo suo titolo, Les Enfants du Paradis, parole che richiamano un immaginario fatto di teatro e d'amore, di storia e di Resistenza". "Girato in piena Seconda Guerra Mondiale, tra il 1943 e il 1944, Les Enfants du Paradis - spiega un'altra della Cineteca di Bologna - segna l'apice di un connubio artistico tra i più felici tra le sponde cinematografiche e letterarie, quello tra il regista Marcel Carné e il poeta-sceneggiatore Jacques Prévert, al loro quinto film assieme, nato, vuole la leggenda, da un incontro a Nizza tra i due e l'attore Jean-Louis Barrault, conoscitore della più vasta aneddotica sul teatro, fino alla vicenda di Jean-Baptiste-Gaspard Deburau, il grande Pierrot dell'Ottocento, al quale proprio Barrault avrebbe dato nel Novecento un volto immortale".