ROMA - Bello, si sa. Bravo anche, dopo molte prove tra commedia e dramma. Lo hanno voluto Ozpetek e Francesca Comencini, Luca Lucini e Michele Placido, Paolo Franchi e Marco Risi. Luca Argentero torna al cinema a inizio anno: è protagonista insieme a Paola Cortellesi e Rocco Papaleo di Un boss in salotto, il nuovo film di Luca Miniero (Benvenuti al sud, Benvenuti al nord), al cinema il primo gennaio 2014, del quale Repubblica.it vi propone il trailer in anteprima. Argentero è un tranquillo padre di famiglia dal nome programmatico di Michele Coso. Il signor Coso vedrà la routine della sua famiglia stravolta dall'arrivo del cognato, un boss della camorra interpretato da Rocco Papaleo, che sceglie di trascorrere i domiciliari a casa della sorella.
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Ancora uno scontro nel nuovo film di Miniero, stavolta non tra nord e sud, ma tra origini e aspirazioni.
"Il film mette a confronto due culture apparentemente distanti. Paola Cortellesi, mia moglie, decide di ricostruire la propria vita al nord, rompendo i ponti con le proprie origini. Mette insieme una bella famiglia, un bravo marito e due deliziosi figli, ma siamo incastrati a metà strada, la signora Coso sogna l'accesso ai salotti buoni ma il marito non è affatto una persona brillante, è un ottimo papà ma non è un uomo in carriera e non riesce a fare il salto di qualità. Mi sono divertito a interpretarlo, in fondo io sono un po' nerd e mi ci sono anche ritrovato. È una vita che il signor Coso non ha delle pecche, un'esistenza più che invidiabile a parere di molti. È uno che torna a casa e gioca con il trenino. Non ambisce, non ha grinta, quello che fa è per soddisfare le ambizioni della moglie, è lei che in famiglia porta i pantaloni".
A sconquassare gli equilibri arriva il boss Papaleo. Di solito sono le commedie americane a giocare con i luoghi comuni della criminalità organizzata.
"Sì, ed è stato molto divertente. Non riesco a immaginare nessuno meglio di Rocco in quel ruolo. Anche Paola Cortellesi è un talento straordinario, canta, balla, recita. È troppo piccola l'Italia per lei, fosse nata a New York sarebbe una stella di Broadway. Siamo di fronte a due talenti di commedia cristallini ed è stata una fortuna poter essere sul set insieme a loro".
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Ora invece è su un set televisivo, una fiction di RaiUno.
"Sì, stiamo girando Ragion di Stato, regia di Marco Pontecorvo, insieme a me c'è Anna Foglietta, andrà in onda il prossimo anno".
Quest'anno era uno dei giurati di Amici, ma dieci anni fa, nel 2003, arrivò terzo al Grande fratello. Che rapporto ha con la tv dei talent e dei reality?
"Crerdo che il lavoro degli altri vada sempre rispettato. Non mi permetto quasi mai di giudicare le scelte artistiche dei miei colleghi. Mi diverte fare scelte diverse, frequentare ambienti che non conosco. Vedere live Amici, già dalla prima puntata, mi ha fatto pensare che avrei volentieri pagato un biglietto per assistere a quello spettacolo. Se mi chiedono di essere parte di uno show così, lo faccio con grandissimo piacere. Come è stato per Le Iene. Cerco di divertirmi. Mi ritengo fortunato a essere retribuito per fare delle cose divertenti. Non vedo perché prendersi troppo sul serio e giudicare un media a prescindere. Sono un fan della televisione e mi piace il concetto di crossmedialità. Ormai solo gli snob trovano differenze tra i media. E se me lo chiedono, a Amici ci torno con piacere".
Spettacolo a parte, da anni è impegno, con quattro amici torinesi, con 1caffè.org, un'associazione di solidarietà.
"Grazie per averlo ricordato. Ogni mattina mi sveglio e offrò un caffé con il telefonino. La solidarietà quotidiana, quella fatta al semaforo, appaga per un secondo il tuo senso di colpa ma poi non sai che fine fanno i tuoi soldi. Questo sistema, che abbiamo faticosamente creato, permette di fidarti di noi, credo di aver garantito la serietà. Abbiamo una struttura leggera e trasparente. La lotta semmai è con gli intermediari bancari e telefonici, per fare in modo che l'sms solidale arrivi intatto. Abbiamo escogitato un sistema per cui l'87% di quello che si dona arriva effettimente a destinazione. È faticoso, siamo molto orgogliosi di quello che facciamo".
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Ancora uno scontro nel nuovo film di Miniero, stavolta non tra nord e sud, ma tra origini e aspirazioni.
"Il film mette a confronto due culture apparentemente distanti. Paola Cortellesi, mia moglie, decide di ricostruire la propria vita al nord, rompendo i ponti con le proprie origini. Mette insieme una bella famiglia, un bravo marito e due deliziosi figli, ma siamo incastrati a metà strada, la signora Coso sogna l'accesso ai salotti buoni ma il marito non è affatto una persona brillante, è un ottimo papà ma non è un uomo in carriera e non riesce a fare il salto di qualità. Mi sono divertito a interpretarlo, in fondo io sono un po' nerd e mi ci sono anche ritrovato. È una vita che il signor Coso non ha delle pecche, un'esistenza più che invidiabile a parere di molti. È uno che torna a casa e gioca con il trenino. Non ambisce, non ha grinta, quello che fa è per soddisfare le ambizioni della moglie, è lei che in famiglia porta i pantaloni".
A sconquassare gli equilibri arriva il boss Papaleo. Di solito sono le commedie americane a giocare con i luoghi comuni della criminalità organizzata.
"Sì, ed è stato molto divertente. Non riesco a immaginare nessuno meglio di Rocco in quel ruolo. Anche Paola Cortellesi è un talento straordinario, canta, balla, recita. È troppo piccola l'Italia per lei, fosse nata a New York sarebbe una stella di Broadway. Siamo di fronte a due talenti di commedia cristallini ed è stata una fortuna poter essere sul set insieme a loro".
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Ora invece è su un set televisivo, una fiction di RaiUno.
"Sì, stiamo girando Ragion di Stato, regia di Marco Pontecorvo, insieme a me c'è Anna Foglietta, andrà in onda il prossimo anno".
Quest'anno era uno dei giurati di Amici, ma dieci anni fa, nel 2003, arrivò terzo al Grande fratello. Che rapporto ha con la tv dei talent e dei reality?
"Crerdo che il lavoro degli altri vada sempre rispettato. Non mi permetto quasi mai di giudicare le scelte artistiche dei miei colleghi. Mi diverte fare scelte diverse, frequentare ambienti che non conosco. Vedere live Amici, già dalla prima puntata, mi ha fatto pensare che avrei volentieri pagato un biglietto per assistere a quello spettacolo. Se mi chiedono di essere parte di uno show così, lo faccio con grandissimo piacere. Come è stato per Le Iene. Cerco di divertirmi. Mi ritengo fortunato a essere retribuito per fare delle cose divertenti. Non vedo perché prendersi troppo sul serio e giudicare un media a prescindere. Sono un fan della televisione e mi piace il concetto di crossmedialità. Ormai solo gli snob trovano differenze tra i media. E se me lo chiedono, a Amici ci torno con piacere".
Spettacolo a parte, da anni è impegno, con quattro amici torinesi, con 1caffè.org, un'associazione di solidarietà.
"Grazie per averlo ricordato. Ogni mattina mi sveglio e offrò un caffé con il telefonino. La solidarietà quotidiana, quella fatta al semaforo, appaga per un secondo il tuo senso di colpa ma poi non sai che fine fanno i tuoi soldi. Questo sistema, che abbiamo faticosamente creato, permette di fidarti di noi, credo di aver garantito la serietà. Abbiamo una struttura leggera e trasparente. La lotta semmai è con gli intermediari bancari e telefonici, per fare in modo che l'sms solidale arrivi intatto. Abbiamo escogitato un sistema per cui l'87% di quello che si dona arriva effettimente a destinazione. È faticoso, siamo molto orgogliosi di quello che facciamo".